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L’Italia blocca le strade e rallenta le imprese: ci vuole un “patto” tra giovani e anziani

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#Rassegnastampa

STOP ALLA VIGEVANO-MALPENSA. LE IMPRESE: «DESTINATE A RIMANERE IN CODA…?»
Stop alla superstrada Vigevano-Malpensa: lo ha ordinato il Tar, con la sentenza che venerdì 31 gennaio ha accolto i cinque ricorsi pendenti contro la realizzazione dell’opera, presentati da Città Metropolitana di Milano, Parco del Ticino e Parco Sud Milano. Uno stop che sa di beffa per il territorio, e che giunge proprio quando il cantiere dell’infrastruttura, attesissima dal mondo produttivo della Lomellina per migliorare i collegamenti con l’esterno, sembrava essere ormai dietro l’angolo. «Senza parole» il presidente di Confartigianato Lomellina Luigi Grechi. «Per il momento non ci resta che restare in coda sul ponte del Ticino, ha dichiarato a “La Provincia Pavese”. Anche i “Sindaci del Sì” alla Vigevano-Malpensa non demordono, e si sono già riuniti per ribadire che si tratta di “un’opera fondamentale per la sopravvivenza economico e sociale del territorio, nonché per la tutela della salute e la sicurezza dei cittadini”. Quella della Vigevano-Malpensa rischia di passare alla storia come l’ennesima, paradossale, vicenda tutta italiana della burocrazia che frena in modo drammatico lo sviluppo infrastrutturale del Paese.
Per approfondimenti: https://www.confartigianatolomellina.it/vigevano-malpensa-stop-del-tar-terremoto-tra-le-imprese-destinati-a-rimanere-in-coda/

LA GRETA-ECONOMY RENDE DI PIU’ CON GLI INVESTIMENTI “VERDI”
Da un lato il consueto zig zag tra carte bollate e autorizzazioni, dall’altro la corsa verso investimenti «buoni». Lo scrive “La Stampa”: «Investire facendo del bene all’ambiente e alla società sta diventando il nuovo imperativo dell’industria del risparmio gestito. Tre le categorie che guidano i nuovi investitori: donne, millennials e i Paperoni che hanno per lo meno un milione di dollari da investire». Si parla di Sri (investimenti sostenibili e responsabili) e Esg (sigla che definisce in inglese i tre criteri di attenzione: ambiente, società governance), investimenti che valgono circa 375 miliardi. Però: la sostenibilità fa guadagnare? Per alcuni, gli investimenti etici sono una “scelta limitante”; per altri, quando il mercato scende questi titoli resistono un po’ di più di quelli tradizionali. Nel frattempo, in Italia «le istituzioni finanziarie sono al lavoro sul tema con il Forum per la Finanza Sostenibile. L’Ue, invece, sta mettendo a punto un vocabolario e metriche comuni per i criteri di sostenibilità».

TROPPA LIQUIDITA’ SUL CONTO CORRENTE? IN UN SEMINARIO, I CONSIGLI UTILI
Come investire, quando e in cosa è un problema che va affrontato con calma e con gli strumenti più corretti. Fatto sta, che i conti correnti delle banche sono sempre più “grassi”: le famiglie consumano meno; le imprese hanno messo il “blocco” agli investimenti. Però, anche la liquidità – se ben impiegata – può produrre reddito per il conto economico delle imprese. Se ne parla mercoledì 19 febbraio, a Varese, nella sede di UBI Banca in via Ugo Foscolo 3 a partire dalle 18.15. Confartigianato Varese Artser, UBI Banca e Pramerica Sgr proporranno, ai potenziali investitori, suggerimenti e valutazioni per identificare le strategie di gestione del risparmio adatte al contesto di mercato e alle esigenze delle imprese.
Per partecipare: https://www.asarva.org/2020/01/liquidita-sul-conto-corrente-cresce-quella-delle-imprese-a-varese-un-seminario-per-investire/

IL GOVERNO PARLA DI PENSIONI MA NON DI GIOVANI
Sono i più svantaggiati. I giovani, si intende. Ne scrive Ferruccio de Bortoli sul Corriere della Sera: «Il cantiere riformista del governo è chiamato a un’onesta chiarezza preventiva sui costi oltre che sulle priorità e gli obiettivi. Discutendo di pensioni, non si potrà non tenere conto che la nostra spesa sociale è quasi tutta assorbita dalle pensioni. Nel 2018, secondo Eurostat, è stata pari al 16 per cento del Pil contro una media europea a 28 membri del 12,8. Al contrario, la cura degli anziani non autosufficienti destiniamo solo lo 0,1 per centro contro una media Ue dello 0,5. La Svezia, per esempio, è al 2,2». Sul versante pensionistico, il Fondo monetario suggerisce di «applicare il calcolo contributivo a tutti gli assegni previdenziali. Se la misura venisse estesa a tutti, comporterebbe anche un taglio del 30 per cento delle nuove pensioni liquidate. Da ricordare che, in Italia, la percentuale media della pensione rispetto all’ultimo stipendio è del 73 per cento, contro una media europea del 58. Chissà se nell’ambizioso cantiere riformista vi sarà più spazio per le necessità dei giovani, e un po’ meno per le richieste di pensionamento degli anziani».

UN PATTO TRA GIOVANI E ANZIANI. NON SOLO PER LE PENSIONI
Scrive “La Repubblica”, che «la quota degli ultra 65cinquenni sul totale della popolazione, in Italia, è salita del 13% del 1978 al 23% del 2018: le migrazioni non basteranno a rimettere in equilibrio il sistema. Bisogna costruire un asse tra giovani e anziani. Ricucire un dialogo cooperativo tra le generazioni – per aumentare l’occupabilità dei giovani e rendere maggiormente produttivo l’apporto delle generazioni anziane, anche nella fase successiva al pensionamento dal lavoro – e ridurre significativamente l’età alla quale una giovane coppia raggiunge l’autonomia economica (in Italia stimata intorno ai 35 anni). Secondo la Commissione europea, entro il 2025 i consumi degli ultracinquantenni arriveranno ad ammontare a 6.400 miliardi di euro essendo responsabili del 40% dei lavori creati. Già oggi, in Italia, oltre la metà del patrimonio dei fondi comuni è in mano a investitori ultra-sessantenni. E, ancora, nel decennio 2008-2018 il “turnover” del settore farmaceutico – trainato dall’attenzione per la salute delle generazioni mature – in Italia è cresciuto del 41% contro un calo di tre punti del totale della manifattura». Insomma, occorre un patto tra giovani e anziani; tra “green” e “silver economy”. E non per le pensioni…

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