Cerca:
Home Miosotis: il gigante della strada che ha “fatto” il mondo

Miosotis: il gigante della strada che ha “fatto” il mondo

somma lombardo - autotrasporti miosotis 14-1-2020Gli imprenditori non si fermano.  Non vogliono farlo. Nonostante il coronavirus, l’allarmismo continuo e la paura dilagante raccontano con una determinazione ancora maggiore ciò che sono e fanno. E Confartigianato Imprese Varese fa sentire la loro voce. Raccoglie il loro entusiasmo. Lo rilancia con ancora più forza proprio in un momento in cui tutto è messo in discussione. Una prova di forza, e di resistenza, che fa bene a tutti. 

Papà Antonio Mauri, un figlio autotrasportatore non l’avrebbe mai voluto: troppi i sacrifici e le fatiche. Le sue. Ore e ore passate al comando di quel cavallo che trainava il carretto, da Vergiate a Biella subito dopo la Seconda guerra mondiale, per vendere frutta. A volte, il sonno sopraggiungeva veloce e Antonio, per non cadere, si legava le mani alle redini e proseguiva il viaggio. Poi, cresciuta la piccola attività, si dà al commercio di materiali inerti per l’edilizia. Che entra in crisi.

PENSARE IN GRANDE PER FARE COSE GRANDI
Invece Giuseppe Mauri, il figlio, alla guida dei bilici ci ha pensato da subito. E ha pensato in grande: «Mi sono sempre piaciuti l’organizzazione aziendale, i grossi appalti e i trasporti eccezionali. Però non ho scelto questo lavoro per girare il mondo, ma per “fare” il mondo. Nel senso che mi sono sempre esposto per accettare sfide impegnative. Quando nel 1980, con mia moglie Antonietta Morrone, ho fondato la Miosotis Transport mi sono portato a casa l’appalto per il trasporto del materiale per la costruzione di un gasdotto in Russia. Il nome Miosotis? E’ una parola greca con la quale si definisce il fiore “Nontiscordardimè”. Il marchio, registrato e presente su tutti i nostri veicoli, presenta un elefante con la proboscide abbassata per suggerire la forza lavoro dedicata ai rapporti continuativi con eventuali clienti».

RATING DI LEGALITA’ E WHITE LIST: DOPO, TI METTI ALLA GUIDA
Il figlio di Giuseppe, Simone, oggi ha trent’anni e in azienda – che conta 28 addetti; 20 gli autisti –  ci lavora dal 2004. Ma i bisonti della strada, li guarda solo partire e arrivare. Perché «mettersi alla guida è solo la punta dell’iceberg di un settore molto più complicato. Se a mio padre piace l’organizzazione, a me piace ancora di più». Responsabile della parte amministrativa, legale e finanziaria dell’impresa, Simone trasforma la complessità normativa in gestione aziendale. Perché l’autotrasporto è fatto di «norme specifiche, nazionali ed europee. Poi c’è tutta la parte burocratica, che devi affrontare di petto. Perché a volte ti vengono date sanzioni che non meriti, e allora si procede con gli strumenti che ti mette a disposizione la legge». Con Simone, che al suo fianco ha sempre papà Giuseppe, l’azienda ha fatto un salto: «Abbiamo rivisto la gestione finanziaria perché la nostra parola d’ordine è “verificare”. Così, dal 15 maggio 2013 abbiamo il rating di legalità e siamo iscritti alla White List provinciale della Prefettura di Varese. Dati e carte alla mano, proviamo che nella nostra azienda non c’è alcuna infiltrazione mafiosa. Mamma, in tutto questo, ha un ruolo sostanziale perché è il tecnico interno dell’Albo gestori ambientali».

RAZIONALI E PREPARATI, QUALIFICATI E IDONEI
Pezzi di carpenteria per l’aeroporto di Parigi e per i termovalorizzatori in Inghilterra, viaggi in Belgio, Olanda e in Polonia e tante tratte, la maggior parte del fatturato dalla Miosotis, in Italia. Un gioco di abilità, quello che sta alla base della gestione dei flussi, basato su principi saldi: «Un carico-un cliente non vale: quando faccio partire un gigante che pesa decine di tonnellate, servo con un solo viaggio almeno quattro aziende diverse. Poi, non fare mai ritorni a vuoto e, in ultimo, riuscire ad avere clienti diretti che si interfacciano direttamente con te». Quando pensate alle traiettorie dei tanti aerei che passano nel cielo (che non si incrociano mai), pensate a questo imprenditore di Somma Lombardo: «Gli ordini arrivano con mail, poi si caricano su un programma specifico che permette di abbinare gli ordini, ai mezzi. Bisogna essere razionali, tutto qui. Contento di quello che ho fatto? Un lavoro ti regala tante soddisfazioni, se lo fai bene». E se ti sei dotato di personale qualificato, sia sulla strada che in ufficio, e di un parco mezzi idoneo.

PER IL CLIENTE FACCIAMO DI TUTTO: CI MANCA SOLO DI VOLARE
Le voci di Giuseppe e Simone diventano corali: «Nel 2019 abbiamo percorso 2 milioni 119mila chilometri: bilici, motrici, gru, allungabili devono essere perfetti. Ogni cinque anni, un veicolo a motore deve essere sostituito per garantire le massime performance. Inoltre, i clienti chiedono la massima personalizzazione: il ritiro e consegna della merce, la cura di tutta la parte burocratica, un servizio completo (qui ci siamo dotati di due ribalte per carico/scarico container e una pesa certificata per spedizioni doganali) e autisti riservati e sempre disposti ad acquisire nuove conoscenze tecniche». Perché questi “mostri d’acciaio”, ormai, sono completamente tecnologici e – incalza Giuseppe – «volano». Per farci capire cosa intende, saliamo con lui su di una motrice: sembra non accada nulla nell’abitacolo-salottino, e invece i sensori che controllano velocità e avvicinamento agli altri veicoli, suonano più volte. Altezza e motore, ti fanno volare.

A INQUINARE NON SONO I MEZZI, MA LA CONCORRENZA SLEALE
Accade anche con quelli, da 35 quintali, che montano motori elettrici e a metano: «I nuovi tipi di diesel, però, inquinano quanto i Gpl e i diesel normali, dopo cinque anni, hanno ancora un buon mercato. Addirittura, in alcuni Paesi esteri esistono già camion senza conducenti, gestiti da remoto, utilizzati nella Grande distribuzione e su tratte fisse». La scommessa? «Puntare alla qualificazione di giovani, per dare loro conoscenze tecniche e pratiche. E a maggiori controlli sulla concorrenza sleale: sulle tratte locali, per non essere in perdita, in una giornata devi fare un incasso lordo di almeno cinquecento euro. Per i trasporti nazionali e internazionali devi contare 1,40 euro al chilometro: ci sono vettori esteri che non superano gli ottanta centesimi. Non si capisce come facciano, quando la sola tassa svizzera – per attraversare il Paese – è di un euro al chilometro. Se attraversi la Svizzera, arrivi in Germania e poi ritorni in Italia, di euro ne hai già spesi ottocento. Inoltre, un mezzo di 44 tonnellate fa 3,5 chilometri con un litro di gasolio…».

TORNA SU