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Home Plastica food contact, attenti al mercato: va più veloce della legge e le Pmi rischiano il conto salato

Plastica food contact, attenti al mercato: va più veloce della legge e le Pmi rischiano il conto salato

Davide BaldiPlastica a contatto con il cibo: tema complesso da maneggiare con cura e, soprattutto, da gestire con attenzione dal punto di vista industriale e normativo. Confartigianato Artser prosegue l’iter di informazione e affiancamento a supporto delle imprese.

Ne parliamo con Davide Baldi, esperto del settore Ambiente di Confartigianato Varese Artser, che torna su un tema bollente dopo la dura presa di posizione contro gli indiscriminati attacchi alla plastica, con conseguente rischio di seppellire in un colpo anni di cultura e quintali di know how accumulati dalle aziende del settore.

Stavolta, al centro della riflessione c’è la plastica a contatto con il cibo, il cui destino incerto – anche a causa di un ritardo legislativo al solito poco rassicurante – rischia di abbattersi sulle imprese del comparto.

Ma iniziamo dal principio: «Tutto il materiale utilizzato nel settore food – spiega Baldi – deve essere certificato per il contatto con gli alimenti». Gli stessi enti di controllo nell’ultimo periodo hanno rafforzato l’attenzione sul processo di trasformazione e su questo gli imprenditori devono porre grande attenzione: «La materia prima – conferma l’esperto di Confartigianato Varese Artser – così come il processo devono essere tenuti sotto controllo così da garantire la possibilità di contatto con il food anche dopo la trasformazione».

LE GARANZIE DEL FOOD CONTACT
1_2_16_sandwich-bagFacciamo un esempio: se l’imprenditore dispone di una linea che produce materiale food e non food, deve dare garanzia che il materiale non food prodotto nello stesso impianto non contamini il materiale food. Lo stesso principio deve valere in fase di stoccaggio. Non c’è da scherzare: la normativa è rigida, i controlli ci sono e partono dalla base per arrivare fino al distributore. «Questo – puntualizza Baldi – complica la possibilità di utilizzare le plastiche riciclate che, tipicamente, non hanno un’origine garantita».

Criticità anche sul fronte delle bioplastiche che presentano problematiche tecniche come la resistenza al calore, per citarne una, oppure la trasparenza, senza contare il costo e la ridotta disponibilità sul mercato, oggi non sufficiente a sostituire in toto le plastiche food monouso. E non è detto – analizza Baldi – che il bio ci salverà: non regge, infatti, l’assioma del biologico che necessariamente è anche garanzia di prodotto adatto al contatto con il cibo.

Tutto ciò premesso, quali sfide sono chiamate ad affrontare le aziende del settore plastica in un momento storico tanto magmatico e in evoluzione? «La prima sfida è quella di garantirsi dal punto di vista della normativa food contact, cioè di avere tutti i processi perfettamente sotto controllo – elenca Davide Baldi – Chi fa materiali food non può limitarsi alle dichiarazioni del proprio fornitore di materia prima ma deve essere in grado di dimostrare che il proprio processo di trasformazione di materia prima mantenga le caratteristiche food contact».

IL CONSUMATORE SOSTERRÀ IL COSTO?
plasticne-posude2In secondo luogo è necessaria una riflessione sul tema delle bioplastiche e delle plastiche riciclate perché «un processo che garantisca plastiche riciclate rischia di costare più della materia prima vergine e le imprese della filiera devono avere la certezza, prima di mettere in moto un processo di riconversione, che il consumatore sia disposto a sostenerne i costi conseguenti».

La strada da percorrere è dunque, prima di tutto, culturale e non è scontato che tutti siano disposti a percorrerla: il dibattito è apertissimo. Analoghe criticità si profilano sul fronte delle bioplastiche per le quali deve esserci un importante processo di innovazione tecnologica, pena il rischio di una gara al rialzo dei prezzi causato dalla carenza di materiali sul mercato.

Il quadro è, come si vede, insidioso e, all’origine di tutto c’è la rapidità con cui si sta muovendo il mondo della plastica: difficile pensare che le imprese si muovano alla stessa velocità del mercato nei processi di riconversione. Tanto più in Italia, Paese tutto sommato virtuoso dal punto di vista della gestione della plastica, grazie a un sistema di riciclo efficiente in vigore dal 1997.

«Alla luce di queste considerazioni – tira le somme Baldi – per gli impieghi della plastica a contatto con gli alimenti c’è un rilevante lavoro normativo da mettere in campo: occorre fissare paletti per l’utilizzo, le percentuali d’uso e le relative modalità di impiego». .

PIANO DI SVILUPPO NON ELETTORALISTICO
tirto-shutterstock_155487029La complessità e la restrittività delle normative del food sono dunque un principio assoluto subordinato a un dato di fatto: «Non si può sacrificare la salute per assecondare delle tendenze culturali». L’assunto, per Baldi, è ineluttabile e, per tale ragione, dice, «bisogna stare attenti perché, nel momento in cui la richiesta di materiali diversi diventa alta, si alzano i prezzi e rischiano di avanzare i furbi». Per frenare simili derive, «sono necessari interventi seri, ed è fondamentale che politici e tecnici redigano un piano di sviluppo serio, non subordinato a soli ragioni elettoralistiche».

Il legislatore deve muoversi subito, le aziende da sole non possono sobbarcarsi il peso di una rivoluzione mai tanto rapida in cui la spinta culturale è più forte di quella industriale, come dimostrano i grandi distributori – in primo luogo catene di supermercati e colossi del fast food – che hanno già compiuto scelte tranchant, azzerando da un giorno all’altro ingenti ordinativi di materiale plastico, modificando le abitudini dei consumatori (si pensi al caso delle cannucce).

«La normativa – ricorda, e si avvia alla conclusione, l’esperto di Confartigianato Artser – deve agire in modo da governare utilizzo, quantitativi e impiego del materiale plastico food contact prima che le abitudini del mercato diventino senza ritorno e che le aziende del settore si ritrovino nella condizioni di non avere i tempi tecnici per la riconversione».

In un contesto tanto volatile, gli esperti di Confartigianato Artser si stanno muovendo su cinque fronti:
1) con pressing e suggerimenti al legislatore;
2) supportando le aziende nel costituire al proprio interno un sistema che garantisca il food contact;
3) affiancando gli imprenditori nella gestione delle normative sulle plastiche riciclate per il food e la plastic tax;
4) mappando la possibilità di sostenere la costruzione di filiere;
5) mettendosi a disposizione per guidare le imprese nei processi di riconversione.

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