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Plastica sì o no? La questione non è semplice perché le norme non sono chiare…

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#Rassegnastampa

PLASTIC TAX: CHIARIMENTI SU VUOTI A PERDERE E SUI FLACONI PER LIQUIDI SFUSI
Non pensate sia tutto risolto. Anzi, la plastic tax è ormai una certezza ma non lo sono le regole che l’hanno introdotta. Regole che, scrive il Sole 24 Ore, «destano particolare apprensione per le imprese, non solo per l’impatto economico ma anche per gli effetti operativi. Temi portanti sono l’oggetto del tributo e la qualificazione del soggetto obbligato al pagamento dell’imposta».  Pensiamo, per esempio, alla nuova imposta sui manufatti in plastica monouso, denominati Macsi. Il legislatore nazionale «ha scelto di tassare, alla produzione o all’import, pellicole e recipienti plastici che non possono essere riutilizzati e che non siano frutto di attività di riciclo. D’accordo, ma in questo caso si deve individuare il codice di nomenclatura combinata che si deve dare ai prodotti in questione». Come ci si dovrà regolare di fronte a prodotti misti, in plastica e non, dove la componente principale può assorbire quella secondaria? In questo caso, «il prodotto in questione potrà entrare o uscire dal perimetro impositivo». Accanto a questo, inoltre, «dovrà essere normato il tema del cosiddetto monouso, per capire quando un prodotto è considerato tale. Si pensi al tema dei vuoti a rendere, o dei flaconi per liquidi sfusi. In tutti questi casi, è necessario un intervento di chiarezza da parte del fisco», prosegue il quotidiano economico. Ciliegina sulla torta, una norma che aiuti a individuare il soggetto passivo del tributo: «Questo è il produttore dei Macsi ma, anche in considerazione del fatto che l’esigibilità dell’imposta avviene con l’immissione in consumo dei prodotti (la vendita), spesso non è il proprietario, né il cedente delle merci, agendo come mero manufacturer».

IL 2020 SARA’ LA FINE DELLA PLASTICA? NE PARLIAMO A TRADATE IL 5 MARZO
Confartigianato Imprese Varese, la domanda se l’è fatta. E il 5 marzo, dalle ore 18.30 al Faberlab di Tradate in viale Europa 4/A, darà anche una risposta: riflettere sul tema della plastica, significa pianificare interventi a sostegno della riconversione aziendale e, al contempo, adottare processi di riorganizzazione della produzione alla luce delle richieste di un mercato che cambia sempre più rapidamente. Senza demonizzare la plastica e, nello stesso tempo, senza dimenticare la transizione ambientalista che interesserà il tessuto imprenditoriale. Il Digital Innovation Hub di Confartigianato Varese, tra attualità e sviluppi futuri, ha così deciso di chiamare a raduno le aziende per dare loro una visione a 360 gradi su tutte le implicazioni di un cambiamento. Una rivoluzione che, prima o poi, riguarderà l’intera filiera: la provincia di Varese conta circa 500 imprese e oltre diecimila addetti. Che si chiedono: quale destino dobbiamo immaginare per il settore? Quali prospettive industriali tratteggiare a fronte di questo inarrestabile e veloce trasformazione? Per partecipare: https://urly.it/34f2n

L’ITALIA BLOCCATA DALLA CASSA INTEGRAZIONE
Non sono certo positivi i dati comunicati dall’Osservatorio dell’Inps: in Italia, a gennaio, si è impennata la richiesta di cassa integrazione, soprattutto quella straordinaria. Lo scrive il Sole 24 Ore: «Sono aumentate le domande di disoccupazione, mentre la variazione netta dei contratti a tempo indeterminato ha segnato, a dicembre, il primo vero calo da diversi mesi: -75.024 rapporti stabili, come saldo tra nuove attivazioni, trasformazioni e cessazioni».  A gennaio, il numero di Cigs autorizzate è stato di 11,9 milioni: l’aumento, rispetto allo stesso mese del 2019, è stato del 52,6%. L’incremento delle Cigo, invece, è stato del 31,4% su gennaio 2019 (9,4 milioni di ore). Nello stesso tempo sono aumentate le domande di disoccupazione (nell’intero 2019 i 2 milioni di Naspi, Aspi, Mobilità e Discoll hanno fatto registrare il dato più alto dell’ultimo quadriennio) ma è diminuito il precariato. Il 2019, è stato il primo anno – dal 2012 – che ha visto riacuirsi il fronte ammortizzatori sociali. Prosegue il Sole 24 Ore: «Le ore di Cigs, a gennaio, sono schizzate su in Toscana, Liguria, Lazio Campania, Puglia e Sicilia. Nel Nord Ovest è salita del 19,58%, nel Centro del 40% e nel Mezzogiorno del 133,31%. Al momento, l’effettivo utilizzo di Cig e Cigs si attesta al 36%. Al solo Mise, ci sono 160 tavoli di crisi aperti che interessano oltre 200mila lavoratori, 60mila dei quali a rischio concreto di perdita dei posti di lavoro. Le grandi crisi interessano soprattutto l’automotive, la siderurgia, gli elettrodomestici, il commercio, la grande distribuzione e la chimica».

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