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Robot, caucus, tasse e bonus: la certezza di vivere in un mondo incerto

e3311a49-7565-4e58-bf0e-05565e6daaa2Puntatina sul radar internazionale prima di venire alle cose di casa nostra: nell’America del dopo impeachment a Donald Trump (sventato dal Senato con il voto quasi compatto dei Repubblicani), si infiammano i caucus democratici, con Mr. Joe Biden che spara fendenti al due volte sindaco di South Bend Pete Buttigieg, uscito vincitore dalla sfida dell’Iowa: non sei Obama, dice l’ex vice del primo presidente afroamericano degli Usa. Ma intanto i sondaggi paiono tutt’altro che rassicuranti per l’uomo che sognava di sfidare il presidente in carica e, dietro l’angolo, c’è l’incognita Bloomberg sul voto moderato.

Al di qua dell’oceano tutto è invece, come sempre, confuso e in divenire: chi sperava nella fiammata dell’edilizia trainata dal bonus facciate s’è scontrato contro la mancata emanazione delle direttive che dovrebbero chiarirne l’applicabilità, con buona pace del settore che se ne rimane con il cerino in mano (Sole 24 Ore). Tutto da delineare, ricordava il Corsera di venerdì, anche il destino della plastic e della sugar Tax, che nonostante la prevista entrata in vigore a luglio e ottobre, si avviano verso l’ennesima revisione. Difficile pianificare in un clima di scarsa certezza e difficile addirittura fare impresa. Su Italia Oggi Sette lo dicono gli stessi imprenditori che, con buona pace delle dichiarazioni d’intenti sul sostegno all’autoimprenditorialità, fanno sapere di remare in mare tempestoso. Fanno eccezione Lombardia, Basilicata (un po’ a sorpresa) e Piemonte, elette regioni a più alta facilitazione imprenditoriale.

Certo è che si può fare di più: lo rimarca l’ex direttore di Sole e Corsera Ferruccio De Bortoli sull’Economia del Corriere della Sera, gettando l’amo nel mare: uno Stato serio dovrebbe fare analisi e verifiche cruciali sul reddito di cittadinanza per cui si stimano sette miliardi l’anno di spesa. Idea (e provocazione): perché non immaginare, in vece di quello in vigore, un prestito di cittadinanza per “costruire” nuovi imprenditori anziché nuovi assistiti? Anche perché il pur meritorio reddito pare non stia garantendo i livelli di rioccupazione auspicati dal legislatore (28mila e 700 persone su una platea di circa un milione di nuclei familiari per oltre 2,3 milioni di individui). Nel testo dell’articolo una evidenza sulla quale riflettere: «Un banchiere di una Popolare siciliana ha notato un curioso e assai triste fenomeno: la scomparsa improvvisa di tante micro aziende. Colpa della crisi? No, i titolari hanno preferito la condizione, più favorevole, di percettori di reddito di cittadinanza». Ça va sans dire.

Presente difficile, futuro da costruire. C’è chi, come Massimo Giannini Su “la Repubblica Affari&Finanza” ritiene l’Italia impreparata alla rivoluzione che i robot stanno imponendo al mercato del lavoro («guidare questa fulminea rivoluzione tecnologica, gestire questa lunga transizione occupazionale: è la doppia sfida per governi e istituzioni, imprese e sindacati. Ci sarà da fronteggiare più disuguaglianza sociale di quella che stiamo già sopportando, con tutti i rischi di conflitto che questo comporta»). E c’è chi prova a tirarsi su le maniche, come i tanti atenei (Sole 24 Ore) che hanno generato 195 nuovi corsi di laurea per l’anno 2020/21, puntando su green e data science. Piccoli passi, grandi obiettivi. Ma anche, grandi incertezze ad allineare le diverse velocità di un Paese complesso.

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