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Home Altri 120 miliardi dalla Bce e più di mille dalla Fed,
ma il vero modello è la Banca centrale cinese

Altri 120 miliardi dalla Bce e più di mille dalla Fed,
ma il vero modello è la Banca centrale cinese

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#Rassegnastampa

CIO’ DI CUI DOBBIAMO AVERE PAURA, E’ LA PAURA STESSA. NE SIAMO SICURI?
4 marzo 1933: Franklin Delano Roosevelt parla ad una nazione che è uscita dalla Grande Depressione del 1929. E dice, agli americani: «L’unica cosa di cui dobbiamo avere paura, è la paura stessa». Una frase che va bene per l’Italia di oggi. Va bene per chiunque e per tutto. Sconfitta la paura, si va avanti. La Bce, dopo gli scivoloni della presidentessa Christine Lagarde, ha deciso di incrementare di 120 miliardi gli acquisti di titoli sul mercato (da 20 a 31 miliardi al mese). Ma le discrepanze sul comportamento della Banca Europea, restano. Scrive il Corriere della Sera: «Colpisce che non vengano modificate le regole, ovvero non più di un terzo del debito di ogni Paese e nelle proporzioni dei rispettivi Pil. Poiché siamo già vicini al limite massimo per i titoli tedeschi, equivale a dire che la Bce non vuole intervenite a sostegno dei Btp che dovranno essere emessi per finanziare le misure per il Covid-19. Gli acquisti Bce, infatti, riguarderanno necessariamente corporate bond investment grade, che non servono a mitigare la crisi di liquidità delle aziende colpite dal coronavirus, e neppure a sostenere i bilanci delle banche».

LA FED FA CONTENTO DONALD TRUMP, MA DIETRO L’ANGOLO C’E’ LA RECESSIONE
La Fed, invece, ha annunciato interventi per 1.500 miliardi e la messa in campo di tutti gli strumenti utili per sostenere imprese e famiglie: la decisione ha fatto contento Donald Trump. Ma non era questo l’obiettivo: la Fed “sembra aver preso atto che lo shock da coronavirus è tremendo, e la recessione è quasi una certezza». Proprio per questo, i mercati sono entrati nel tunnel del segno meno. A preoccupare l’America, però, è soprattutto il mercato dei Treasury Bond, i buoni del Tesoro, i titoli più sicuri e più liquidi. Il cui valore è sceso in parallelo a quello delle azioni (solitamente quando gli uni si alzano le altre calano). Ecco, la crisi di liquidità si nasconde in questo equilibrio che sembra si sia spezzato: con una recessione in arrivo, aumentano i default delle aziende. Tutto il resto, segue.

PERCHE’ NON SEGUIRE IL MODELLO DELLA BANCA CENTRALE CINESE?
Agli istituti di credito, la Bce ha deciso di offrire finanziamenti a tassi negativi, fino a -o,75%. Scrive Alessandro Penati su “Repubblica”: «Non credo che tale sussidio – di questo si tratta – riesca a compensare il rischio per le banche, già poco propense a rischi anche per via della stessa regolamentazione, di erogare credito ad aziende in difficoltà. Senza contare che le banche prediligono chi può offrire garanzie, che presumibilmente non sarà fra i più colpiti. Molto meglio ha fatto la Banca centrale cinese, che ha sospeso temporaneamente gli accantonamenti per i crediti che diventassero non performing a causa del Covid-19: un vero incentivo a rifinanziare posizioni, ed estenderne di nuove, a fronte di una comprovata crisi a seguito del virus. E manca l’innovazione, come potevano essere le cartolarizzazioni di prestiti ad aziende colpite dal Covid-19, con garanzie statali da scontare presso la Bce».

TREMANO LE BANCHE: E NOI, NO?
Prima o poi, sarebbe accaduto. D’altronde, il momento non è uno dei migliori neppure per il credito e le reazioni negative delle banche si faranno sentire, ancora una volta, sulle imprese più piccole. Su “Repubblica” si legge che Goldman Sachs, che copre le sei maggiori banche italiane, ha stimato per loro – quest’anno – un 5% complessivo di minore margine di interesse a fronte di una riduzione dei volumi di circa l’1%, e di un calo dei margini sui tassi fino a 5 punti base. Meno credito nuovo, più problemi da quello in essere: per gli analisti Usa, le perdite sui crediti delle sei banche italiane saliranno nel 2020, in media, a 0,82 euro ogni 100 euro di impieghi, 14 centesimi più dell’anno scorso, ma con rincari oltre il doppio per le banche senza esposizione all’estero (tutte fuorché Intesa Sanpaolo e Unicredit).

IL NOBEL SHILLER E GLI SPOT MEMORABILI PER L’ITALIA: STILE “SUPER BOWL”
Il suo nome è Robert Shiller, nel 2013 è stato premiato con il Nobel in Economia, è il papà della finanza comportamentale. Ma al di là di questo ha la capacità di anticipare i grossi eventi e le grandi crisi: lo ha fatto con la bolla di Internet e con i subprime. Nel suo ultimo libro dal titolo “Economia e narrazioni”, pubblicato da poco in America, si concentra invece sulla forza delle narrazioni. In poche parole, questo il sottotitolo, “come le storie diventano virali e trascinano importanti eventi economici”. Così, si viene a sapere – grazie a questo professore visionario – che “l’Italia e in generale l’Europa sono protagoniste della più grande narrazione: sono la culla della civilizzazione moderna, della scienza e della letteratura. Ma oggi la vostra narrazione appare vecchia, ha bisogno di essere rinfrescata, deve tornare a ispirare. Prendiamo il caso dell’Italia. Da sempre è famosa per il suo cibo, il suo vino, la sua arte, eppure non attrare perché non offre qualcosa che sembri veramente nuovo. Avete bisogno di migliori pubbliche relazioni, di farvi pubblicità con spot memorabili”. La domanda del giornalista è inevitabile: “Ad esempio?”. La risposta è memorabile: “Spot come quelli che negli Stati Uniti vengono trasmessi in tv durante la finale del football, il Super Bowl”.

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