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Home Anche in Italia il modello “Wuhan”: chiusi in casa per battere il virus. E niente panic selling

Anche in Italia il modello “Wuhan”: chiusi in casa per battere il virus. E niente panic selling

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#Rassegnastampa

RESTATE A CASA: ANCHE IN ITALIA, IL “MODELLO WUHAN”
Il consiglio è stato dato da tutte le istituzioni, attraverso tutti gli strumenti di comunicazione: restate a casa. Perché se da un lato è vero che l’età media dei pazienti in condizioni critiche in terapia intensiva è piuttosto elevata (l’età media dei deceduti è superiore agli 80 anni), è anche vero che non sono tutti anziani i contagiati. Secondo i dati forniti dal Corriere della Sera, «il 33% dei pazienti in terapia intensiva ha tra i 50 e i 64 anni, il 37% tra i 65 e i 74, il 22% sopra i 75 anni e l’8% tra i 25 e i 49». Quindi, l’unico modo per fermare il contagio è di restare in casa. Nella vecchia zona rossa, infatti, i nuovi casi si sono azzerati, segno che la “chiusura” ha funzionato. La domanda che si fa il Corsera è forse la stessa che si è fatto Giuseppe Conte in questi ultimi giorni: si può prendere la Cina come modello di risposta all’epidemia? Sì. Ormai tutta Italia è “zona protetta” e gli appelli alla ragionevolezza e alla responsabilità sono continui. Però, in Cina il campionato di calcio è stato congelato dalla sera alla mattina; chi entra a Pechino deve compilare un formulario e impegnarsi a a non uscire per 14 giorni; a Wuhan da più di un mese la popolazione non può uscire da casa, la spesa alimentare si fa solo online; aeroporti, stazioni dell’alta velocità, fabbriche, uffici e scuole sono chiusi. La mano statale sosterrà i costi della crisi e della ripresa. Continua il Corriere della Sera: «Anche noi avremo questa risorsa: l’Ue, che non dovrebbe limitarsi ad annuire quando Roma chiede di spendere 7,5 miliardi di euro in più. L’Unione, con la sua banca centrale, dovrebbe segnalare ai mercati che l’Italia e gli altri Paesi aggrediti dal coronavirus saranno sostenuti senza remore; Bruxelles dovrebbe dire ai mercati e ai cittadini che la mano europea impedirà allo spread di aggredire l’Italia in lotta contro il virus».

NO AL PANIC SELLING: MANTENTE LA CALMA
Evitare il panic selling: dopo tutto, sostengono alcuni quotidiani, «il mondo non sta crollando: mantenete la calma». Le vendite da panico, nei giorni neri delle borse, servono a poco. Così afferma qualche esperto di finanza che, in questi momenti, ha un gran da fare sul come convincere i risparmiatori – piccoli o grandi non c’entra – a non mollare. Nonostante il crollo dei mercati: ieri Piazza Affari, in profondo rosso, ha segnato un -11,17% bruciando 51miliardi di euro. Parigi ha perso l’8,39%, Francoforte il 7,89%, Londra il 7,51%.  Nel momento in cui stiamo scrivendo, la Borsa di Milano sta tentando il rimbalzo con un +1,40%: l’altalena delle quotazioni, però, è più che mai attiva. L’indicatore del petrolio non è da meno nella guerra degli indici: crolla di oltre il 30%; il Brent, sempre lunedì, è sceso a 36,2 dollari al barile, mentre il Wti sul mercato Usa ha toccato quota 33,2 dollari. Lo spread tra Btp decennale e Bund tedesco vola a 225 punti base. No al panic selling: questo è il consiglio. Eppure, è normale capire la paura di chi si vede bruciare i risparmi di una vita in pochi secondi: «Gli investitori – scrive il Corriere della Sera – continuano a vendere asset rischiosi scegliendo il reddito fisso». Le borse annaspano; si teme l’azione degli speculatori; l’Autorità di controllo dei mercati dice di non voler bloccare le vendite allo scoperto perché «non ha evidenza di attacchi speculativi». Però tutti – istituzioni e banche – chiedono un intervento diretto della mano pubblica «con un programma gigantesco di investimenti, un “whatever it takes” da parte dei governi nello stile di Mario Draghi. Perché l’economia si deve proteggere a qualsiasi costo: lo sappia chi vuole speculare. La Fed ha spazio per altri 2 o 3 tagli dei tassi; la Bce può rafforzare il programma di acquisti di titoli ed estenderlo ai corporate bond. Infine, serve un messaggio di serenità illimitata alle banche, per evitare una stretta sul credito».

CONTROLLI AI VALICHI SVIZZERI: PORTATE SEMPRE CON VOI IL PERMESSO DI LAVORO
I controlli da parte delle autorità ticinesi per l’accesso su territorio svizzero, questa mattina ha causato lunghe code ai valichi. A partire dalle prime ore del consueto transito dei frontalieri la situazione della viabilità, infatti, si è complicata, a causa dei controlli sui permessi di lavoro. Permesso che si deve obbligatoriamente avere per non correre il rischio di essere rimandati indietro. Scrive Varsenews: «Le code hanno interessato soprattutto la strada che conduce al valico del Gaggiolo, mentre altri valichi – come Marcetto a Novazzano – questa mattina risultavano liberi, senza code e senza controlli. Forti rallentamenti anche in altre dogane del Varesotto, da Lavena Ponte Tresa a Cremenaga. I recenti provvedimenti legati alla prevenzione del coronavirus, permettono l’ingresso in territorio svizzero solo per i lavoratori, mentre non è consentito per altri motivi, compresi quelli scolastici».

 

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