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Attività aperte e attività chiuse: arrivano tutti i chiarimenti al Decreto #iorestoacasa

940x788_facebook_aperti-chiusiPosso restare aperto? Quante volte gli imprenditori lo hanno chiesto, con una certa apprensione, per sapere se dover abbassare le serrande del negozio, chiudere le porte del laboratorio, serrare i cancelli o staccare la spina in produzione. Il Dpcm 11 marzo 2020 #iorestoacasa inizialmente, aveva lasciato spazio a zone d’ombra nelle quali non era facile aprire spiragli tanto erano sottili i distinguo proposti dalla normativa.
Quali le attività in grado di soddisfare le esigenze di primaria necessità? Supermercati, farmacie, parafarmacie, banche e assicurazioni: da subito, su queste non c’è stato alcun dubbio. Dobbiamo cibarci, dobbiamo curarci, dobbiamo fare bonifici, controllare un investimento o ritirare la pensione.
Però, che dire di idraulici e elettricisti, di autoriparatori e lavanderie, calzolai e giardinieri?
L’Italia si basa sulle piccole imprese e su tutto ciò che l’artigianato fa girare ogni giorno: se foro una gomma, se mi si rompe il Pc, se la connessione a casa non funziona, se il cane sta male, se gli occhiali non mettono a fuoco, se perde un tubo, se c’è un buco nel muro di casa, se devo prendere un taxi. Ai tanti “se” rispondono gli imprenditori.

E’ per questo che dopo aver affrontato mille sfumature e tanti, innumerevoli cavilli, ora siamo arrivati al dunque compilando due elenchi distinti di attività alle quali il Decreto del Consiglio dei Ministri permette di continuare a lavorare e altre, invece, che devono momentaneamente sospendere.

Così, anche le erboristerie potranno lavorare.
Gli esercizi commerciali di sigarette elettroniche, pure.
Gli autogrill continueranno a rifocillare automobilisti e autotrasportatori, che per la consegna delle merci hanno da subito avuto il via libera dal Governo.

Autoriparatori e meccatronici, assicureranno motori vivaci e freni saldi.
Ma anche fotografi, grafici, chi duplica chiavi, chi è albergatore o possiede un agriturismo non avrà alcuna limitazione se non quelle imposte dalle restrizioni sanitarie che tutti devono condividere e rispettare. La prima: mantenere la distanza interpersonale di almeno un metro.

Potremmo anche concederci il lusso – perché spostarsi per fare la spesa, si può – di un buon piatto di pasta fresca: chi la produce, è autorizzato all’apertura.

A cosa dobbiamo rinunciare?

A gastronomie e friggitorie, ai pasti take away, alla piazza al taglio o da asporto, a rifarci le suole delle scarpe (anche i calzolai sono chiusi, ma solo quelli che lavorano con privati) e alla scuola guida.

Confartigianato comunque si sta attivando presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, perché l’interpretazione restrittiva, applicata ad alcune attività del settore alimentare, possa essere modificata, consentendo l’apertura nel caso in cui le stesse siano svolte nella modalità di semplice asporto.

Fermo restando comunque l’obbligo di garantire l’accesso contingentato al locale con il rispetto delle distanze di un metro tra gli avventori.

CONSULTA QUI L’ELENCO DELLE ATTIVITÀ APERTE E CHIUSE

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