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Home Coronavirus, l’Italia è zona protetta: spostamenti solo per motivi lavoro, salute o necessità. IO RESTO A CASA

Coronavirus, l’Italia è zona protetta: spostamenti solo per motivi lavoro, salute o necessità. IO RESTO A CASA

premier-conteL’Italia diventa zona protetta. Tutta l’Italia da Nord a Sud. Lo ha deciso nella serata di ieri il premier Giuseppe Conte che ha emanato un nuovo decreto che di fatto estende le misure varate nella notte tra sabato 7 e domenica 8 marzo all’intero Paese con l’obiettivo di contenere la diffusione del Coronavirus.

– I provvedimenti resteranno in vigore da martedì 10 marzo a venerdì 3 aprile

In tutta l’Italia, come già in Lombardia, entra dunque in vigore il divieto di spostamento (dentro e fuori il Paese) se non per «comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero spostamenti per motivi di salute». È consentito il rientro al proprio domicilio, abitazione o residenza.

(consulta qui il DPCM 8 MARZO e il DPCM 9 MARZO)

Gli spostamenti dovranno essere autocertificati compilando QUESTO DOCUMENTO e mostrati alle forze dell’ordine in caso di controlli, che verranno effettuati sia lungo le strade che sui mezzi di trasporto pubblici, che non sono stati fermati.

«Non c’è più tempo» ha annunciato nella serata di ieri, lunedì 9 marzo, il premier Giuseppe Conte «per contrastare l’avanzata del virus». Per questo motivo, il decreto estende a tutta l’Italia ulteriori misure finalizzate ad evitare QUALSIASI FORMA DI ASSEMBRAMENTO.

– Sono sospesi gli eventi e le competizioni di ogni ordine e disciplina, in luoghi pubblici o privati. Gli impianti sportivi sono utilizzabili, a porte chiuse, soltanto per le sedute di allenamento degli atleti, professionisti e non professionisti, riconosciuti di interesse nazionale dal Coni e dalle rispettive federazioni. Fermo anche il campionato di serie A. Avanti solo, per ora, con le competizioni internazionali.

– Si raccomanda ai datori di lavoro pubblici e privati di promuovere, durante il periodo di efficacia del decreto (ovvero fino al 3 marzo), la fruizione da parte dei lavoratori dipendenti dei periodi di congedo ordinario e di ferie.

– Sono chiusi gli impianti nei comprensori sciistici di tutto il Paese.

– Sono sospese tutte le manifestazioni organizzate, gli eventi in luogo pubblico o privato, compresi quelli di carattere culturale, ludico, sportivo, religioso e fieristico, anche se svolti in luoghi chiusi ma aperti al pubblico come cinema, teatri, pub, scuole di ballo, sale giochi, sale scommesse, sale bingo, discoteche e locali assimilati. In tutti questi luoghi è SOSPESA OGNI ATTIVITÀ.

– Chiusura delle scuole e delle università in tutto il Paese, fino al 3 aprile.

– Chiusura di musei e altri luoghi culturali.

– Attività di bar e ristoranti consentite solo dalle 6 alle 18 a condizione che il gestore garantisca un accesso contingentato o comunque idoneo a evitare assembramenti. E’ necessario che venga mantenuta la distanza di un metro tra un cliente e l’altro e che i clienti. In caso di violazione della norma è prevista la CHIUSURA del locale. In presenza di condizioni strutturali e organizzative che impediscano il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di un metro, le strutture dovranno essere chiuse.

– Sono sospesi i congedi ordinari del personale sanitario.

– Sono adottate, in tutti i casi possibili, nello svolgimento di riunioni, modalità di collegamento da remoto con particolare riferimento a strutture sanitarie e socio-sanitarie, servizi di pubblica utilità e coordinamenti attivati nell’ambito dell’emergenza Covid-19. E’ comunque previsto che venga rispettata, in caso di riunioni con presenza fisica, la distanza interpersonale di un metro.

– Sospese le attività di palestre, centri sportivi, piscine, centri natatori, centri benessere, centri termali (fatta eccezione per le prestazioni comprese nei LEA), centri culturali, centri sociali, centri ricreativi. Non è prevista la chiusura di centri estetici e acconciatori, fatta salva la possibilità di rispettare tutte le precauzioni di distanza interpersonale di un metro e delle misure igienico-sanitarie previste per l’adempimento della professione.

Parola d’ordine, lanciata dal presidente del Consiglio – dopo un confronto con il Quirinale – “Io resto a casa”.

(in aggiornamento)

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