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Mario Draghi “for president”: il “si salvi chi può” è da irresponsabili

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#Rassegnastampa

MARIO DRAGHI FOR PRESIDENT: IL “SI SALVI CHI PUO’” E’ DA IRRESPONSABILI
Il Premier Giuseppe Conte, ieri, ha parlato per la prima volta in Parlamento per spiegare cosa si sta facendo contro l’epidemia: «Ci giudicherà la Storia», ha detto. Imprese e famiglie non possono permettersi che passi così tanto tempo: la gloria la lasciamo ai posteri. Qui si deve sopravvivere, facendo «qualsiasi cosa in nostro potere». Mario Draghi, il “capitano”, ha rilasciato un’intervista al Financial Times per parlare all’Italia, all’Europa (soprattutto) e al mondo: «La perdita di reddito del settore privato deve essere assorbita, totalmente o in parte, dai bilanci pubblici. Debiti pubblici più alti diventeranno una caratteristica delle nostre economie e saranno accompagnati dalla cancellazione del debito privato». Senza e senza ma, quel “whatever it takes” che serve oggi è questo. Non un’Europa divisa tra Nord e Sud; non i capricci della Germania e dell’Olanda (ostili a concedere aiuti incondizionati agli Stati e fedeli all’ortodossia del rigore); non i tentennamenti della Bce. Che, però, ha concesso che i famosi Coronabond (ma preferiamo la definizione che ne dà Mario Monti: European Health Bond) prendano il largo. Anche perché, ha ragione Conte: «La botta del Coronavirus potrebbero pagarla tutti: no alla politica fiscale del “si salvi chi può”».

SENZA CORONABOND, TITOLI DI STATO ITALIANI A 50 O 100 ANNI
Non è così facile: se ne sta ancora discutendo dopo l’appello all’Unione Europea mandato ieri dal presidente del Consiglio Conte con i capi politici di Francia, Spagna, Irlanda, Portogallo, Slovenia, Grecia, Lussemburgo e Belgio: un tentativo per richiamare alla solidarietà un «fronte del rigore» in apparenza inflessibile? Insomma, le “due Europe” ci sono eccome. Ma quei Coronabond, “una tantum”, probabilmente ci saranno. Si scrive sui quotidiani di oggi: «Non sia mai che passi il concetto di mutualizzare i debiti, così urticante per Berlino e Paesi nordici. Che, pare, abbiano subito storto il naso di fronte alla proposta, nonostante la presidentessa della Bce (Christine Lagarde) sia rimasta aggrappata con le unghie allo scoglio delle misure previste dai Trattati: «Dovremo pensarci seriamente (all’emissione dei bond) accanto all’uso del Meccanismo europeo di stabilità». Tutti pensano; Mario Draghi è pronto all’azione. Solo lo chiamassero; solo fossero tutti d’accordo sull’attribuirgli un ruolo che – proprio in una situazione complessa come quella odierna – potrebbe affrontare con pragmatismo ed esperienza i problemi di imprese e famiglie. D’altronde, per l’ex presidente della Bce «siamo in guerra. E le guerre sono state finanziate da un aumento del debito pubblico. La priorità non deve essere soltanto fornire un reddito base a coloro che hanno perso il proprio lavoro. Innanzitutto, dobbiamo evitare che le persone lo perdano. Se non lo faremo, usciremo da questa crisi con un tasso e una capacità produttiva permanentemente più bassi». E se l’Europa dovesse decidere di non emettere i Coronabond? «In questo caso, il Tesoro potrebbe prendere in considerazione nuovi titoli di Stato a lunga scadenza: 50 o 100 anni».

ROMA CI STA LAVORANDO: IN APRILE ARRIVA UN PACCHETTO DA 50 MILIARDI
Prima di Pasqua e da varare prima, o al massimo in contemporanea, al Documento di Economia e Finanza (Def). Si tratta di un fondo da 50 miliardi, o quasi, tutti finanziati ricorrendo al debito. Nonostante le previsioni per il 2020, anche per quanto riguarda gli istituti pubblici, sono drammatiche. Si legge sul Corsera: «Il ministro dell’Economia sta elaborando la relazione con cui si chiederà di approvare lo scostamento rispetto al saldo strutturale. Stavolta, tutto viene fatto in deficit (difficilmente il rapporto deficit/Pil scenderà sotto il 5%). E le Camere devono dare il loro sì con una maggioranza qualificata, quella assoluta. Si approfitterà della sospensione del Patto di stabilità in Europa e quasi tutte le disposizioni avranno carattere transitorio, fino al prossimo 31 dicembre. Perché, al momento, il Patto è stato congelato per il 2020».

LE BANCHE? DEVONO CREARE DENARO. E NIENTE DIVIDENDI
Nella sciagura epidemica ne sono tutti coinvolti. Anche, e soprattutto, le banche. Ancora Mario Draghi: «Le banche possono creare denaro istantaneamente consentendo scoperti di conto corrente o aprendo linee di credito. Le banche devono prestare rapidamente fondi a costo zero alle società disposte a salvare posti di lavoro. Poiché in questo modo stanno diventando un veicolo per le politiche pubbliche, il capitale necessario per svolgere questo compito deve essere fornito dal Governo sotto forma di garanzie statali su tutti gli ulteriori scoperti o prestiti. Né la regolamentazione, né le regole di garanzia dovrebbero ostacolare la creazione di tutto lo spazio necessario nei bilanci bancari a tale scopo». Si legge su Italia Oggi: «Una tardiva risposta alle esigenze delle piccole e medie imprese e dei cittadini rischia di precludere, irreparabilmente, la possibilità di futuri accessi al sistema del credito. Eventualità che, nella fase contingente, deve essere assolutamente scongiurata, pena il tracollo dell’economia».
E c’è chi, in Europa, sta vietando agli istituti di credito di distribuire i dividendi: lo ha chiesto la Norvegia; in Germania, «l’Autorità di vigilanza – scrive il Corriere della Sera – ha sollecitato le banche tedesche ad abbandonare i programmi di riacquisto di azioni proprie e di pensarci due volte prima di distribuire dividendi e bonus. Svezia e Francia stanno facendo lo stesso. In Spagna Santander ha cancellato un dividendo ad interim. Anche qui, serve una linea comune. A chiederla a tutti gli istituti di credito è la Federazione bancaria europea».

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