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Shut-in Economy e Quarantena Yo-Yo: ecco come cambieremo dopo il Coronavirus

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ENTREREMO NELLA “QUARANTENA YO-YO” E NELLA  “SHUT-IN ECONOMY”
Ipotesi, teorie, studi e analisi, forse azzardi. Eppure, guardando ogni giorno a ciò che sta accadendo, c’è del vero nelle proiezioni socio-economiche sulle quali insistono alcune istituzioni blasonate del mondo. E’ il caso del Mit (Massachusetts Institute of Technology) di Boston. Il direttore della rivista di informazione scientifica dell’Istituto, Gideon Lichfield, afferma che “tutti vorremmo tornare alla normalità, ma forse non succederà mai”. Perché nel futuro le epidemie si ripeteranno e serviranno controlli adeguati per contenerle.

Le riflessioni del direttore, riportate da tantissimi media italiani, si alleinano allo studio dell’Imperial College di Londra. Che dice: “Le imposizioni di misure di distanziamento sociale saranno sempre più frequenti quando i ricoveri nei reparti di terapia intensiva aumenteranno, e viceversa quelle di riduzione ogni volta che diminuiranno”. E’ quella che alcuni esperti definiscono “Quarantena Yo-Yo“: potremmo essere costretti a vivere in costante isolamento e quindi perennemente online, alternando le nostre vite digitali a qualche settimana di vita di quasi normalità”. Quindi: cinema e teatri con posti ridotti, palestre e negozi a numero chiuso, percorsi obbligati per i clienti, distanziamento programmato.

A cambiare, naturalmente, sarà la stessa economia che si trasforma in “Shut-in economy” alla quale si dovranno adattare piccole e medie imprese, grandi società, compagnie multinazionali, consumatori. In questo nuovo mondo, l’”on demand” sarà l’imperativo unico. Non si inventa nulla, ma le ripercussioni sul digitale, sulla privacy, sulla socialità e sulla salute saranno rilevanti. Quindi aumenterà l’importanza di tutorial e formazione online, le vendite saranno sempre più su portali e-commerce, i siti web saranno store digitali, si ripenserà il proprio stile di vita (meno inquinamento e tutti connessi) ma anche filiere produttive in sofferenza e un Pil che potrebbe registrare un calo dal 2,4% fino al 5%. Però, il Telegraph è sicuro del fatto che – come è sempre accaduto nella Storia – dopo un evento storico di tale portata (come lo è un’epidemia), la ripartenza sarà accelerata e i consumi si impenneranno.

COME LA COREA HA FATTO SCENDERE LA CURVA DEI CONTAGI
Inevitabile guardare al di là dei nostri confini, per capire se altrove sono riusciti a tenere sotto controllo un fenomeno distruttivo come il Covid-19. La Corea del Sud – scrive il NYT – lo ha fatto in quattro mosse, ottenendo “successi indicativi” ma con la consapevolezza che il rischio contagio c’è. Comunque:

  • Intervenire in modo veloce e prima che la diffusione del contagio sia troppo estesa. In poche parole: evitare la crisi. In Corea lo si è fatto chiedendo con urgenza alle imprese di sviluppare kit di massa per il test Coronavirus. Al giorno ne sono stati prodotti 100mila,
  • Politica massiva dei test: in Corea ne sono stati condotti 300mila. L’unico modo per arrivare ad una diagnosi precoce, ridurre al minimo l’ulteriore diffusione e trattare rapidamente chi è stato contagiato,
  • Il tracciamento dei contatti dei soggetti contagiati unita all’isolamento e alla sorveglianza capillare. Quando qualcuno risulta positivo, gli operatori sanitari ripercorrono i recenti movimenti del paziente per trovare, testare e – se necessario – isolare chiunque abbia avuto contatti. Un processo noto come “traccia dei contatti”,
  • Coinvolgimento collaborativo della popolazione, basato su un rapporto di fiducia nei confronti delle istituzioni e su un quadro costante di trasparenza e informazione aggiornata.

OK ALL’INTESA SULLA SICUREZZA NEI CANTIERI. VALIDA ANCHE PER I SUBAPPALTI
Anche per quanto riguarda il lavoro nei cantieri, sono state concordate alcune regole stringenti. Scrive questa mattina Italia Oggi: “Se non potranno essere applicate, il cantiere dovrà essere sospeso”. Lo prevede il Protocollo di regolamentazione sottoscritto dalle associazioni di categoria – compresa Confartigianato – e dai sindacati. Il tutto al netto del fatto che, in Lombardia, una ordinanza regionale ha già disposto la chiusura dei cantieri privati .

“Il documento si applicherà ai cantieri con codice Ateco 42 relativo all’ingegneria civile: costruzione di strade, autostrade e piste aeroportuali, di linee ferroviarie, di ponti e gallerie, di opere di pubblica utilità per il trasporto di fluidi, per l’energia elettrica e le telecomunicazioni”, prosegue il quotidiano economico. Ne sono escluse le attività inerenti le opere idrauliche, di costruzione di altre opere di ingegneria civile e la lottizzazione dei terreni connessa con l’urbanizzazione. Il Protocollo si applica sia alle imprese in subappalto che in subaffidamento. Per l’accesso ai cantieri dovranno essere garantiti il rispetto della sicurezza e della salute dei lavoratori. Si legge, inoltre, su Italia Oggi che “le operazioni di pulizia e sanificazione dovranno svolgersi non solo nei luoghi chiusi, ma anche all’interno dei mezzi d’opera e dei mezzi di trasporto aziendali”.

Il cantiere verrà sospeso nel caso in cui non si può mantenere la distanza di un metro, si è impossibilitate a portare mascherine e altri dispositivi di protezione individuale, non è assicurato un accesso contingentato agli spazi comuni, è in atto la quarantena per tutti i lavoratori che siano venuti a contatto con un collega contagiato e non ci sia l’approvvigionamento di materiali, mezzi, attrezzature e maestranze funzionali all’attività del cantiere.

 

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