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Coiffeur ed estetica: in provincia di Varese a rischio mille posti di lavoro

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Parrucchieri e centri estetici riapriranno il 1° giugno.
Nonostante i professionisti del settore fossero disposti a sostenere misure ancora più restrittive, rispetto a quelle decise dal Governo, sul fronte della sicurezza e delle precauzioni sanitarie.
Il protrarsi della sospensione delle attività mette a rischio 11mila posti di lavoro solo in Lombardia. Un danno enorme amplificato da quella concorrenza sleale che mette in serio pericolo, solo in questa regione, 26mila imprese – l’84% artigiane – che danno lavoro a 53mila addetti. In questa regione, la perdita economica che si avrà nei quattro mesi che vanno da marzo a giungo, sarà di 287,7 milioni di euro, il 18,2% della perdita nazionale.
Una perdita che colpirà anche quell’esercito di imprenditori particolarmente nutrito in provincia di Varese, dove le attività di coiffeur ed estetiste sono 2.418 (l’87,9% artigiane), il totale di addetti è 4.966 e si rischia di lasciare a terra più di mille lavoratori con una perdita economica di 27,2 milioni di euro. A Brescia, invece, si contano 3.369 imprese con 6.665 addetti (perdita di 36,4 milioni), a Bergamo 2.942 aziende e 5.463 addetti (rischio perdita, 29,7 milioni), a Como 1.432 (3.018 addetti e una perdita di 16,2 milioni) mentre a Milano le attività sono 8.141 per un totale di 18.097 addetti. La perdita economica, da marzo a giugno, sarà di 99,9 milioni di euro.

Allungare nel tempo la chiusura significa mettere in ginocchio un intero settore che, di fronte al lockdown, ha visto crescere l’abusivismo e diminuire nettamente il fatturato delle imprese regolari. I dati di Istat e Infocamere scattano una fotografia a tinte scure di ciò che sta accadendo ad acconciatori e istituti di estetica: il tasso della concorrenza sleale del sommerso, misurato a tempo pieno, è del 26,3% (riferito all’anno 2017). Nelle altre attività economiche è del 15,5%, inferiore di oltre dieci punti percentuale. Il fenomeno sta crescendo: il tasso di irregolarità riferito ai servizi alla persona, negli ultimi due anni rilevati (tra il 2015 e il 2017), è salito di 0,7 punti.

Se durante questi ulteriori giorni di lockdown il sommerso nel comparto dovesse crescere ulteriormente, portando gli abusivi ad erodere altre quote del mercato regolare, lo spiazzamento delle prestazioni delle imprese regolari sarebbe totale. A questo si aggiunge quella riduzione del fatturato esponenziale che le imprese del settore registrerebbero comunque nel mese di giugno, quando riapriranno saloni e centri ai clienti.

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