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Home Contro il Coronavirus ci vuole liquidità, ma non solo. Otto mosse per cambiare economia e abitudini…

Contro il Coronavirus ci vuole liquidità, ma non solo. Otto mosse per cambiare economia e abitudini…

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IL CORONAVIRUS STA CAMBIANDO IL MONDO. IN OTTO MOSSE
Scrive il Sole 24 Ore “che, in alcuni casi, il Cigno nero della pandemia sarà la fonte principale dei cambiamenti; in altri solo un acceleratore di tendenze già in atto”. Ma l’economia non sarà più la stessa, in solo 8 mosse:

  • Accelera la deglobalizzazione; aumenta la gestione dei rischi legata alla localizzazione geografica delle supply chain: per renderle meno vulnerabili e più vicine ai mercati di sbocco. Ci saranno spinte protezioniste e di nazionalismo economico,
  • Frena l’economia; crescono ovunque diseguaglianza e disoccupazione. In Europa, Stati Uniti e Cina. Finita l’emergenza, i percorsi di rientro dal debito saranno difficili. Possibili tensioni sociali interne e anche tra Paesi,
  • La nuova liquidità. I mercati saranno inondati di liquidità, e questo potrebbe portare a nuove bolle speculative e spuntare le principali armi di politica monetaria tradizionale (per stabilizzare i mercati e contrastare future crisi),
  • Chi perde e chi vince. Quasi tutti i settori soffriranno per il crollo di redditi e domanda aggregata. Si prevede una profonda crisi per il trasporto aereo di persone e navale-croceristico, turismo, ospitalità e relativi indotti. Peggio ancora per il commercio al dettaglio. Sotto pressione cinema, teatri, parchi tematici, eventi sportivi, ristoranti e bar. Molti dovranno reinventarsi il proprio modello di business. In controtendenza il farmaceutico, il settore tecnologico (digitale), delle telecomunicazioni, dell’intrattenimento via streaming e formazione a distanza. Cresceranno logistica, spedizionieri e corriere per la crescente domanda di consegne a domicilio. Bene anche lo sviluppo di macchine intelligenti, applicazioni software, realtà virtuale e aumentata. In alcuni comparti aumenterà la produttività ma diminuirà l’occupazione,
  • Meno investimenti, no alle nuove fabbriche e all’acquisto di nuovi macchinari. Che ne sarà dell’auto elettrica, delle fonti di energia rinnovabile e del Green New Deal? Aumenteranno, invece, gli investimenti in ricerca medico-scientifica, nel sistema sanitario, nelle infrastrutture digitali per migliorare la qualità e la diffusione della rete. Ci saranno anche investimenti per rendere più sicuri i luoghi di lavoro e di aggregazione sociale,
  • Boom di e-commerce e di carte di credito. Bene chi disegna e costruisce siti web,
  • Smart working e telemedicina. Ci sarà la diffusione accelerata di tutta quella tecnologia che favorisce lo smart working e telemedicina. In campo commerciale, cambierà il modo delle aziende di interagire con clienti e fornitori: meno fiere, esposizioni e incontri di persona; più showroom virtuali e videoconferenze. Nel manifatturiero ci sarà una nuova ondata di automazione,
  • Educazione a distanza. La tecnologia difficilmente andrà a sostituire l’insegnamento tradizionale. Tuttavia, nell’istruzione universitaria cresceranno esponenzialmente i già diffusi Massive Open Online Courses (Mooc) e l’apprendimento da remoto sarà sempre più usato nella formazione professionale. Ovviamente, l’educazione a distanza richiederà infrastrutture adeguate, alfabetizzazione digitale, fiducia reciproca tra docenti e studenti, metodi di misurazione e valutazione degli obiettivi. Questi ultimi, tutti elementi validi affinché funzioni sempre meglio anche lo smart working.


LIQUIDITA’ : IL “DECRETO APRILE” USA IL BAZOOKA
Oggi arriva in Consiglio dei ministri il nuovo Decreto legge che, attraverso il meccanismo di garanzia pubblica, dovrebbe sganciare una bomba da 200 miliardi di euro. Cifra che si somma ai 350 miliardi di liquidità liberati dal primo Decreto legge varato a marzo per tamponare la crisi.
Vediamo nel dettaglio le singole misure riportate questa mattina dal Corriere della Sera:

  • Garanzia pubblica al 100% anche per le Pmi che hanno un fatturato al di sotto dei 50 milioni di euro. Scende al 90% (anche per le imprese con un fatturato superiore ai 50 milioni) per i prestiti superiori agli 800mila euro, e con un tetto massimo di 5 milioni. Con il coinvolgimento dei Confidi, si ritorna al 100%. La garanzia pubblica non apre le porte del prestito a chi, già alla fine del 2019, era considerato in sofferenza.
  • No alla valutazione sul merito per le somme fino a 25mila euro. Per le imprese che hanno fino a 499 dipendenti l’istruttoria sarà a costo zero. La restituzione del prestito sarà, forse, in sei anni.
  • Tasso di interesse pari a zero. Il Governo, sui prestiti concessi, non chiederà interessi. Per quanto riguarda le Pmi, e il relativo fondo per il credito, lo stanziamento è pari a 7 miliardi. Grazie all’effetto leva, dovrebbe generare una liquidità pari a 100 miliardi di euro. Altri 100 miliardi saranno forse garantiti per le grosse industrie.
  • Risorse da Sace e Cassa depositi. Per le imprese con un fatturato inferiore ai 50 milioni di euro, la liquidità sarà assicurata dal Fondo centrale di garanzia delle Pmi. Per quelle con un fatturato più alto, spetterà a Sace – con il sostegno della Cassa depositi e prestiti – mettere sul piatto altri 200 miliardi per il sostegno all’export.
  • Il sostegno alle partite Iva. La cifra massima del prestito immediato e senza istruttoria salirà da 3mila a 9mila euro. Un altro nodo da sciogliere, però, sarà quello dei prestiti alle aziende vere e proprie: il credito non potrà superare il 25% del fatturato dell’azienda.
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