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Idee per la ripartenza: non mollare sull’export, stimolare le costruzioni, puntare al reshoring e all’impresa sociale

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#Rassegnastampa

IL PREMIO NOBEL MUHAMMAD YUNUS: PER RICOSTRUIRE IL FUTURO, SOSTENIAMO L’IMPRESA SOCIALE
Il dibattito che si sta aprendo in questi terribili momenti ruota intorno ad un asse: riportiamo il mondo nella situazione nella quale si trovava prima del coronavirus o lo ridisegniamo daccapo? La decisione spetta soltanto a noi: “Inutile dire che, prima del coronavirus, il mondo non ci andava bene”. Lo sostiene su “Repubblica” il Premio Nobel per la Pace Muhammad Yunus. Ideatore e realizzatore del microcredito moderno, l’economista è certo del fatto che il coronavirus stia offrendo all’uomo possibilità temerarie. Per esempio, per ricostruire il futuro non dovranno mancare la consapevolezza sociale e ambientale e la realizzazione del “Programma della nuova ripresa” attraverso il sostegno all’impresa sociale attraverso Social Business Venture Capital Funds da parte dei governi centrali e locali. Gli stessi dovranno stimolare il settore privato, le fondazioni, le istituzioni finanziarie, i fondi di investimento a fare altrettanto. Infine, dovranno incoraggiare le imprese tradizionali a trasformarsi in imprese sociali. Inoltre, chi vorrà investire nelle imprese sociali produrrà a cascata posti di lavoro per quelle persone travolte dal tracollo dell’economia ed ora disoccupati. Con la possibilità di trasformare questi ultimi in imprenditori. Perché “gli esseri umani nascono imprenditori, non cercatori di lavoro”.
Qui l’articolo: rb.gy/l2fvz7

L’ECONOMISTA DI PRINCETON: RIPENSIAMO LA DIPENDENZA DA CINA E INDIA
Gli uomini, oltre che imprenditori, sono diventati imprenditori globali. Ma qualcuno si interroga non solo se il “mondo senza confini” esisterà ancora, ma anche se economia capitalistica e democrazia reggeranno il colpo del coronavirus. Risponde Janet Currie, economista di Princeton e già prima presidente donna del Department of Economics della Columbia University: “Tutte e tre le cose ci saranno ancora. Qualche cambierà di sicuro, ma le istituzioni democratiche reggeranno. Per quanto riguarda la globalizzazione: la catena globale del valore ha dimostrato tutta la sua fragilità e ora si ripenserà in fretta alla dipendenza dall’India e dalla Cina delle materie prime (per esempio quelle farmaceutiche). Così come è bene che vengano rafforzate le riserve strategiche di beni essenziali. Però la globalizzazione non è morta per un semplice motivo: perché permette a tutti di vivere bene spendendo sempre meno. Aziende e popolazione. E il risparmio è una spinta irresistibile. Detto questo, è già da anni che era cominciato un ripensamento ed era iniziato il parziale reshoring delle imprese”.

MARCO FORTIS: TUTELIAMO LA NOSTRA POSIZIONE NEL MONDO, MA SPINGIAMO SULLA DOMANDA INTERNA
Marco Fortis
, economista e docente alla Università Cattolica di Milano, non ha dubbi al riguardo: “In questa fase in cui ci sono molte imprese italiane che hanno dovuto chiudere, ma avevano ordini avviati: permettiamo loro di evaderli in condizioni di sicurezza – dice all’Agenzia Giornalistica Italiana (Agi). La prima riapertura che io farei è quella delle imprese che possono documentare di contribuire all’export. In questo modo abbiamo la possibilità di dare un po’ di ossigeno all’economia: sarebbe stupido e insensato buttare via questi ordini e mettere in cassa integrazione operai che possono lavorare ancora per un paio di mesi, in particolare nel settore componentistica e della meccanica. Se nostri clienti ci abbandonano e vanno a rifornirsi in Est Europa e in Cina li perdiamo per sempre. Dobbiamo stare molto attenti a non perdere la nostra posizione nella catena internazionale della produzione”.
Ci salverà l’export? “Se pensiamo che solo esportare sia la via per riprendersi, stiamo seguendo un’utopia. Se riusciamo a mantenere le nostre quote di mercato è già tanto”. Quindi, di fronte ad un mondo massacrato dal Covid-19 (anche economicamente parlando) si dovrà stimolare la domanda interna: “Gli investimenti in costruzioni, sia quelli privati, sia quelli pubblici. Le persone hanno scoperto l’importanza dell’abitazione, e delle sue pertinenze come giardini e terrazze, che oggi valgono come l’oro. Stimolare a rimettere a posto queste case e a ristrutturarle dovrebbe essere un atto di politica economica di emergenza. Ma soprattutto ci sono le opere pubbliche da portare a termine. Inoltre, indebitarsi dimostrando che si fanno opere pubbliche basiche, come il completamento di dorsali autostradali o linee per la connessione veloce (e che così si dà lavoro a molte persone) sarebbe anche un buon viatico per ottenere dall’Europa la massima flessibilità nei conti. Durante la grande depressione il modo per creare reddito fu creare lavoro”.
Qui l’articolo: rb.gy/gyxcpq

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