Cerca:
Home Pmi: il lockdown di aprile ha bruciato il 71% dei ricavi. A rischio 197 miliardi

Pmi: il lockdown di aprile ha bruciato il 71% dei ricavi. A rischio 197 miliardi

foto_meccanica_1
#Rassegnastampa

L’ARTIGIANATO IN PIACCHIATA: LA CRISI BRUCIA 197 MILIARDI DI RICAVI
Malcontento diffuso: il Governo se lo aspettava. Però il sistema Italia non potrebbe sostenere un flusso di 60 milioni di italiani liberi, in una sola volta, su strade e mezzi pubblici, negli uffici e nelle aziende, nei bar e nei ristoranti. Però il malcontento c’è. Scrive, il Sole 24 Ore: «Alle attività artigianali, l’aprile del lockdown ha portato un taglio secco del 71% dei ricavi. Questa la stima dell’Ufficio studi di Confartigianato, che evidenzia lo stato d’emergenza di un settore quasi stroncato dalla pandemia. Elettricisti, gommisti, carrozzieri, incisori, tassisti, mobilieri, parrucchieri ed estetiste: quello degli artigiani è un universo eterogeneo che a fine anno rischia di perdere 197 miliardi di ricavi». A questo, e lo ricorda Italia Oggi, si aggiungono le «transazioni commerciali a rischio tra le imprese: si parla di 250 miliardi di euro l’anno e gli insoluti sono già aumentati del 20-30%. La situazione potrebbe aggravarsi, perché le imprese tendono a non pagare i fornitori, e nel 2020 le insolvenze aziendali in Italia potrebbero crescere del 23%: 14mila aziende sono a rischio default». A livello globale, si prevede un calo del 15% nei volumi degli cambi commerciali di beni e servizi, e i fatturati delle società dovrebbero contrarsi dal 30 al 40%. Le compagnie assicurative che operano nel mercato dell’assicurazione del credito hanno dato un altolà al Governo: se il settore non avrà un sostegno adeguato, non si andrà avanti.

LA SICUREZZA E LA PRIVACY: APPROVATO IL DECRETO SULLA APP IMMUNI
Da un lato delusione e rabbia, dall’altro il Governo che richiama i cittadini ad un alto senso di responsabilità sulla base di “Immuni”, la App per il tracciamento dei contatti tra le persone. Il Corriere della Sera: «Nessun obbligo di scaricarla e nessuna limitazione per chi non lo farà…La garanzia che i dati saranno usati solo per avere un’arma in più contro il Coronavirus, non per altri fini, c’è. Garanzia data dal fatto che questi saranno distrutti quando finalmente saremo fuori dall’emergenza». L’articolo 6 del decreto legge approvato nella notte dal consiglio dei ministri, definisce le regole fondamentali di “Immuni”, che il Governo considera uno strumento fondamentale per la Fase 2. Per un semplice motivo: è questa che avverte chi è entrato in contatto con un soggetto positivo al virus in modo che si possa sottoporre ai controlli del caso. Prosegue il quotidiano: «Prima che “Immuni” compaia sui display dei nostri cellulari, scaricabile gratis, il garante della Privay dovrà dare il via libera alla normativa tecnica che scenderà nei dettagli dell’applicazione. Chi vorrà scaricare la App, riceverà informazioni dettagliate e trasparenti al fine di raggiungere una piena consapevolezza sulle finalità e sulle operazioni di trattamento». Il Garante sottolinea, infatti, che «i dati raccolti devono essere esclusivamente necessari ad avvisare gli utenti di rientrare tra i contatti stretti di altri utenti risultati positivi». Il sistema non vede dove andiamo ma solo chi incontriamo, non ha accesso a nomi e cognomi e non siamo geolocalizzati. Il tracciamento dei dati, infatti, è basato sul trattamento di dati di prossimità dei dispositivi resi anonimi. Riservatezza, integrità, disponibilità e resilienza dei sistemi e dei servizi di trattamento dei dati, «devono essere garantiti su base permanente».

LA SICUREZZA E IL TRASPORTO PUBBLICO: A MILANO 1,6 MILIONI DI PERSONE RIMARRANNO A PIEDI
Il 4 maggio, è possibile che in Italia si mettano in movimento 3 milioni di persone: molte useranno i mezzi pubblici. La sfida del trasporto pubblico locale la ricorda il Sole 24 Ore: «Capienza dei mezzi ridotta a un quarto, accessi alle metropolitane con ingressi scaglionati attraverso la chiusura dei tornelli, bollini colorati a terra per mantenere il metro di distanza alle fermate e sulle banchine. La nuova normalità del trasporto pubblico richiederà pazienza e spirito di adattamento». Perché, secondo i direttori generali di Ferrovie Nord, Asstra, Atm e Agens, «il distanziamento di un metro limita la capacità di carico dei mezzi di trasporto a un 25-30%. La domanda sarà molto più alta: si chiede al Governo di ridiscutere il limite di un metro a fronte di un obbligo di indossare la mascherina sui mezzi pubblici». Con la ripartenza della scuola, infatti, la domanda di trasporto salirà al 50% della capacità di carico: a quel punto non sarà scongiurato il rischio di assembramenti nelle stazioni e nelle fermate di bus e tram. Semplice fare due conti: «Prima della crisi sanitaria, sui mezzi pubblici milanesi viaggiavano circa 2,2 milioni di passeggeri al giorno: 1,4 milioni in metropolitana e circa 800mila sui mezzi di superficie. Con la capacità di carico ridotta del 25%, al giorno si potranno trasportare solo 550mila utenti. I restanti 1,6 milioni che faranno?». Il Governo sta pensando ad un «buono mobilità alternativa» per l’acquisto di biciclette (anche a pedalata assistita) e per veicoli per la mobilità personale a propulsione prevalentemente elettrica come segway, hoverboard e monopattini.

TORNA SU