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Scenari di futuro/2: «Dopo il “sonno del lockdown” svegliate la vostra creatività»

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Vogliamo ricominciare e vogliamo farlo con il passo giusto, cercando di trarre lezioni positive da un momento di enorme difficoltà e provando a capire come modificare noi stessi e il nostro modo di fare impresa. Non saremo mai più come prima, ed è vero. Saremo diversi, ma come saremo? Quale futuro dovremo affrontare? Le imprese vogliono e devono sapere, perché è da loro che passeranno le chance di benessere di questo Paese. Per questo Confartigianato Imprese Varese continua con la pubblicazione di contributi, opinioni e suggerimenti di esperti che ci accompagnano fuori dal lockdown. Nel mondo nuovo che tutti dobbiamo imparare a conoscere sin da ora. 

 

«Ogni crisi ci fa scoprire qualcosa di nuovo, ma non pensiamo di poter ritornare a ciò che facevamo prima: non restauriamo il passato. In questi mesi stiamo sperimentando cose diverse: non buttiamole e non facciamo progetti per cercare di negare ciò che è successo. Sarebbe un grave errore». A dirlo è Marco Lombardi, docente di Sociologia all’Università Cattolica di Milano dove, inoltre, tiene il corso di Gestione del rischio e crisi management.

marco-20181221_4Professore, le costrizioni dell’isolamento ci stanno facendo male?
Una volta passata l’epidemia, tutti diranno che “è stato brutto, ma ho imparato qualcosa”. Qualcosa che non potrà essere dimenticato e che avrà un impatto tanto sulle nostre abitudini (perché siamo già stati costretti a cambiarle) quanto sul piano culturale (il fattore scatenante legato al virus è ricco di miti, racconti e fantasmi minacciosi che riportano alle storie lette dalle nonne davanti al camino) e del business. Ma tutto questo è un valore importante che resterà nelle comunità. Continueremo ad essere “costretti”, e questo si scontrerà con il nostro essere abitudinari.

Come possiamo gestire questo cambiamento?
Il suggerimento va a tutti coloro che hanno un ruolo di comando: a chi ci governa ma anche agli imprenditori. Bisogna identificare scenari nuovi e chiedersi cosa è accaduto di positivo e utile in questi mesi che possa aiutarci a riorganizzare in modo più efficace il business, le competenze e la vita delle famiglie. Bisogna concentrarsi sugli obiettivi futuri, ricordando che ogni crisi che costringe al cambiamento è anche densa di opportunità. Ma dobbiamo anche chiederci quanto di tutto questo potrà essere utile per vivere una normalità diversa.

Non è facile: molte imprese hanno dovuto sospendere la loro attività, sono in balia dell’incertezza, i fatturati sono precipitati. Come sarà la ripartenza?
Di fronte al timore della ripartenza dell’epidemia (la seconda è statisticamente peggiore della prima), un imprenditore dovrà affrontare, prima di tutto, nuove forme di controllo sanitario all’ingresso dell’azienda. Nello stesso tempo in cui un dipendente striscia il badge per registrare l’entrata, potrà controllare pulsazioni cardiache, temperatura, ossigenazione del sangue. Nello stesso tempo, si dovrà modificare il proprio modello organizzativo: di fronte alla crisi io mi aspetto un aumento della flessibilità del lavoro legato allo smart working. Anche se in Italia non c’è la banda larga ovunque, dobbiamo dire che la rete sa reggendo bene. Ogni crisi è un booster tecnologico, perché porta ad un miglioramento di quello che è la tecnologia, quindi ci troveremo con tante infrastrutture migliorate. Le mansioni che si possono svolgere tranquillamente a casa liberano spazio alla parte produttiva, così questa la si potrà riorganizzare mantenendo quella distanza interpersonale che ci è richiesta. E poi ci sarà la rinegoziazione.

In che senso?
Il primo vantaggio che avremo è che tutti saremo in svantaggio. In tutta Europa. Anche nella produzione e nel business avremo più possibilità di negoziare le nostre posizioni.

Mal comune mezzo gaudio: non è propriamente confortante, non trova?
Se si afferrano le occasioni presentate da questi momenti, si ripartirà con il turbo. Certo, chiudere le porte si fa in fretta, ma per riaprile ci vuole tempo. Si sono chiusi i collegamenti con il mondo, ma si riapriranno rinegoziando. Sul piano della produzione, si sono scoperte le tante potenzialità dei macchinari in azienda. E sta nascendo una cultura dell’invenzione che raccomando a tutti. Facevi gonne, ti sei messo a fare mascherine: chiediti cos’altro potresti fare. Ora produci valvole per i respiratori in stampa 3D: cos’altro potrebbe interessarti? La rottura delle abitudini, per sopravvivere, ci ha costretti a sfrugugliare nella creatività. Per ora si vive in un periodo di sonnolenza industriale, ma a maggio qualcosa succederà.

Come?
L’imprenditore costretto a casa non è in vacanza, quindi può usare il suo tempo per confrontarsi con i propri collaboratori, colleghi, concorrenti per dare una lettura diversa alla realtà e disegnare nuovi scenari. Anche con l’aiuto dell’associazione datoriale che lo rappresenta. Spetta a questa costituire una task force che lavori sul futuro in modo libero, contaminando le persone attraverso jam pluridisciplinari. Ovviamente da remoto. Studiare le imprese aperte e quelle chiuse, chiedersi in quali relazioni, tecnologie e business potranno immergersi, definire l’impatto del virus su questi asset per capire come sono stati modificati dall’epidemia. Emergeranno delle linee guida che aiuteranno le aziende ad andare oltre.

Con il coinvolgimento sempre più massiccio dei giovani?
Dobbiamo aiutarli dando loro grandi possibilità. Incorporandoli nei processi che necessitano creatività e nuove competenze ma con la guida di chi, oggi, ha sessant’anni e molta esperienza. I giovani sono nativi digitali, si adattano velocemente, chiedono un mondo migliore. Dobbiamo accettare, tutti insieme, che la crisi è una soluzione. E un sistema sociale deve accettare la selezione senza che questa comporti svantaggi per chi è selezionato negativamente. Ci saranno parti del sistema che si ritroveranno ad essere “inutili”, ma in un sistema sociale ci vogliono solidarietà e assistenza ma anche la capacità di ricollocare i ruoli all’interno del sistema. Riassegnarli rimescolando le carte. In futuro dovremo costruire nuove opportunità: queste non saranno tante quanto quelle di prima, ma saranno sicuramente di più di quanto sarebbero le opportunità sopravvissute tra quelle presenti prima del virus.

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