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Pandemia economica: passa a 30mila il tetto dei finanziamenti con garanzia statale

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#Rassegnastampa

PRESTITI CON GARANZIA STATALE: IL TETTO PASSA DA 25MILA A 30MILA EURO
Il tetto dei prestiti con garanzia statale al 100% sale da 25mila a 30mila euro. Si allungano, inoltre, i calendari delle restituzioni: per i finanziamenti più piccoli il limite dei 6 anni si estende a 10, mentre per i prestiti fino a 800mila euro, con garanzia di base all’80% si potrà arrivare fino a 30 anni. Il Sole 24 Ore ricorda che, per ottenere i prestiti, si dovrà compilare l’autocertificazione. In pratica si dovranno autodichiarare i dati dell’impresa e quelli relativi alle certificazioni antimafia. Uno strumento che è ritenuto necessario per rendere più veloci le procedure di erogazione dei finanziamenti richiesti dalle aziende in difficoltà. Il Governo è intervenuto anche sul tasso di interesse applicato ai finanziamenti: questo non potrà superare il «tasso di Rendistato con durata analoga al finanziamento maggiorato dello 0,2%. Le novità introdotte nel corso dell’iter parlamentare del Decreto Liquidità si applicheranno anche ai prestiti ottenuti prima dell’entrata in vigore della legge di conversione». Inoltre, «la garanzia del Fondo Pmi potrà essere cumulata con quelle di Confidi o degli altri soggetti fino a coprire il 100% del finanziamento».

DL RILANCIO: 98 DECRETI ATTUATIVI, MA BISOGNA FARE IN FRETTA
Bisogna fare in fretta, ma la burocrazia non lo permette: se il Decreto Rilancio ha dimensioni corpose con gli oltre 260 articoli che lo compongono, anche ciò che gli gira intorno non è da meno. Infatti, sono ben 98 i decreti attuativi ai quali rimanda. Il capitolo che ne conta di più – ben 18 – è quello dedicato a “Imprese e Economia” dove sono stati inseriti i contributi a fondo perduto, il rafforzamento patrimoniale delle medie imprese, i contributi alle start up innovative… Molte delle misure, però, hanno tempi strettissimi e dovranno essere pronte, al massimo, entro un mese dall’entrata in vigore del Decreto. Che, come tutti i decreti, è fatto di numeri e quindi di spese contenuti nella relazione tecnica di cui scrive il Corriere della Sera.
Partendo da autonomi e Pmi, i calcoli sono questi: i beneficiari dei bonus autonomi di aprile sono 4,9 milioni, mentre a maggio scendono a 1,2 milioni, per una spesa di 3,8 miliardi. Mentre sono 750mila le piccole e medie imprese che hanno subito una diminuzione del fatturato di almeno il 50%. E quindi avranno diritto al credito di imposta pari al 60% delle spese sostenute per l’affitto.
Il reddito di emergenza potrà andare a 2 milioni e 16mila persone; la sanatoria per i lavoratori in nero riguarderà 220mila persone con un guadagno, per lo Stato, di 20 milioni di euro (gli incassi del contributo da versare superano i costi di gestione); lo stop dei pignoramenti costerà alle casse centrali 31 milioni di euro; l’eliminazione dell’Iva dalle mascherine 411 milioni; il 5% delle scuole riceverà un contributo superiore agli 80mila euro per interventi strutturali; il bonus vacanze da 500 euro potrebbe interessare 5,8 milioni di persone, e la stessa cifra (sotto forma di sussidio) sarà incassata da 14.626 edicole.

PARTITE IVA: MILLE EURO PER LE PERSONE FISICHE E 2MILA PER LE IMPRESE
Lo scrive il Sole 24 Ore: «I contributi a fondo perduto pensati per alleggerire un po’ il peso delle perdite, potranno riguardare il 60% delle Partite Iva con meno di 5 milioni di fatturato. La prima conferma ufficiale del fatto che la crisi economica si è rivelata ancora più pandemica del virus che l’ha generata, arriva dalla relazione tecnica all’articolo 25 della manovra anticrisi. Quello che distribuisce i contributi ad artigiani e commercianti, parametrandoli alle perdite di fatturato subite ad aprile rispetto allo stesso mese dell’anno scorso per almeno un terzo. Il meccanismo potrà riguardare 2,6 milioni di Partite Iva. Cioè il 59,1% dei 4,4 milioni di autonomi che popolano la platea potenziale della norma. Una platea che esclude i professionisti». Per questo intervento, il fondo a disposizione è di 6,19 miliardi di euro: secondo le statistiche, un aiuto di poco più di 1.400 euro pro capite. Però di statistica si tratta perché, prosegue il quotidiano economico, «è la stessa norma a parametrare l’indennizzo statale a una quota di perdita di fatturato, dal 10 al 20%, in base alla dimensione dell’impresa. La spiegazione risiede nelle tante eccezioni a questa regola, che finiranno per doversi accontentare del “minimo garantito” da mille euro per le persone fisiche e da 2mila euro per le imprese. Per salire sul treno delle percentuali, occorre che sia certificata la perdita di fatturato subita ad aprile 2020 rispetto allo stesso mese del 2019. E la via maestra è quella della fatturazione elettronica, alla quale non tutte le Partite Iva sono soggette (per esempio i forfettari). La norma, infine, apre le porte a tutte le imprese avviate nel 2019, evitando la tagliola che concede l’aiuto solo a chi abbia perso almeno un terzo delle entrate. Ma se la data di nascita dell’attività è successiva ad aprile dell’anno scorso, il parametro salta e il minimo garantito è l’unica possibilità».

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