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Cassa integrazione: niente soldi all’impresa che non rispetta la scadenza

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#Rassegnastampa

CASSA INTEGRAZIONE: NIENTE FONDI ALL’IMPRESA CHE NON RISPETTA LE SCADENZE
Nei prossimi giorni, dovrebbe arrivare in Consiglio dei ministri la bozza di decreto legge con il quale si mettono a disposizione altri fondi per rifinanziare la cassa integrazione: chi ha già consumato le 14 settimane fino ad ora possibili, potrà utilizzare da subito le quattro settimane previste per settembre. Però, c’è una novità. L’articolo 3 della bozza dice che “il datore di lavoro è obbligato a inviare all’Inps tutti i dati necessari per il pagamento dell’integrazione salariale, secondo le modalità stabilite dall’Istituto, entro la fine del mese successivo a quello in cui è collocato il periodo di integrazione salariale”. Esempio: se si è fatta richiesta della cassa per maggio, l’impresa deve mandare tutto entro giugno. Superato il termine massimo, “il pagamento della prestazione e gli oneri a essa connessi – scrive il Corriere della Sera – rimangono a carico del datore di lavoro inadempiente”. Le imprese che hanno commesso errori nella domanda, possono inviare di nuovo il modulo ma al massimo entro 30 giorni. Anche in questo caso, superato il termine i costi saranno a carico dell’imprenditore.

OGGI, 15 GIUGNO, SCATTA LA CORSA AL CONTRIBUTO A FONDO PERDUTO
Da oggi, lunedì 15 giugno e fino al 24 agosto, si può presentare la domanda per il contributo a fondo perduto.
Il contributo spetta se l’ammontare del fatturato, e dei corrispettivi del mese di aprile 2020, è inferiore ai due terzi dell’ammontare del fatturato e dei corrispettivi dello stesso mese dello scorso anno. Per i soggetti che hanno iniziato l’attività a partire dal 1° gennaio 2019, il contributo spetta anche in assenza del requisito del calo di fatturato/corrispettivi.
A disposizione di imprese, artigiani, lavoratori autonomi e commercianti ci sono 6,2 miliardi di euro. Però meglio inviare da subito la richiesta: l’Agenzia delle entrate eroga il fondo via via che le aziende inseriscono le domande, quindi “in caso di esaurimento delle risorse è facile supporre che ci sarà uno stop ai rimborsi”, scrive Italia Oggi.
In caso di errore, è possibile presentare una nuova istanza in sostituzione di quella trasmessa precedentemente. Inoltre, è anche possibile presentare una rinuncia all’istanza trasmessa in precedenza, da intendersi come rinuncia al bonus. Prima di effettuare l’accredito, l’Agenzia delle entrate effettua una serie di controlli e verifica che il conto corrente sul quale erogare il bonifico, identificato dal relativo codice Iban, sia intestato o cointestato al codice fiscale del soggetto richiedente.

ABOLIZIONE DELL’IRAP, MA NON PER TUTTI
Non tutte le imprese saranno esonerate dal pagamento dell’Irap. Chi ne potrà beneficiare, infatti, saranno solo quelle attività che hanno registrato un’improvvisa carenza o, addirittura, una mancata disponibilità di liquidità o quelle che hanno subito danni significativi a causa dell’epidemia da Covid-19.
Quindi, sono escluse dall’agevolazione tutte quelle aziende che, scrive Italia Oggi, “hanno lavorato nel periodo tra marzo e aprile scorso e che, pur avendo rischiato la salute dei propri lavoratori e degli imprenditori stessi per mantenere il Paese in attività, hanno fatto utili.
E’ stato il Decreto Rilancio ad aver previsto l’abolizione dell’imposta regionale sulle attività produttive relativa al periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2019 e l’abolizione della prima rata, pari al 40% dell’ammontare dell’imposta dovuta per l’anno 2019, dell’acconto dell’Irap dovuto per il 2020. Le imprese che hanno iniziato l’attività nell’anno di imposta 2019, non avendo versato acconto nel 2019 in quanto non dovuto, presumibilmente potranno godere dello stralcio del saldo Irap, che per loro consiste nel 100% dell’imposta dovuta.

L’ITALIA DEI TROPPI VETI, METTE A RISCHIO IL PROPRIO FUTURO
Lo scrive il Corriere della Sera: “E’ possibile che il vero significato politico degli Stati generali sia quello di far sapere che il governo Conte è pronto a dare qualcosa a tutte o quasi tutte le categorie esistenti”. Si parla di “artigiani, imprenditori, professionisti, impiegati pubblici, insegnanti, magistrati, imprenditori dell’industria e dei servizi. Insomma, attivare l’Italia corporativa; far sapere che il governo è pronto. E forse gli interventi che davvero conteranno durante le sessioni che si terranno a Villa Pamphilj non saranno quelli “degli illustri personaggi” invitati ma dei rappresentanti delle categorie/corporazioni. Perché “è ora che il governo dimostri di essere capace di sfruttare l’emergenza per prendere di petto gli storici mali del Paese: riformare la Pubblica amministrazione e la giustizia, rimettere in moto l’Italia delle infrastrutture, rimuovere gli ostacoli che impediscono un rapido ed efficace impiego dei soldi pubblici, ristrutturare la sanità, investire in istruzione (capitale umano). Insomma, il governo deve darsi delle priorità, decidere, colpire gli interessi, grandi e piccoli che, da tanto tempo, funzionano come tappo che blocca e comprime le forze vitali del Paese”. Ma l’Italia è divisa in due: tra l’urgenza delle decisioni che vanno prese, e il “tappo” dei veti che annulla lo sprint e conserva l’immobilismo.

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