Cerca:
Home Crisi di liquidità: per il 51,5% delle Pmi ci sarà fino alla fine del 2020. La proposta della Commissione europea

Crisi di liquidità: per il 51,5% delle Pmi ci sarà fino alla fine del 2020. La proposta della Commissione europea

coronavirus-denaro-gi-1215705823-jpg
#Rassegnastampa

C’E’ UN FONDO PERDUTO PER TUTTO. ANCHE PER L’EXPORT
Ieri, la corsa al contributo a fondo perduto – per le imprese che hanno avuto un calo di fatturato dovuto alla crisi da Covid 19 – è stato un vero e proprio click day. E’ presumibile che la misura che riguarda l’export si trasformi in un altro successo. Da oggi, infatti, le imprese possono chiedere a fondo perduto fino al 40% del finanziamento per l’internazionalizzazione. L’importo massimo che verrà concesso per ogni singola impresa è di 100mila euro. “Però questa quota – scrive Italia Oggi – salirà fino al 50%, per un limite massimo di 800mila euro di aiuti complessivi per singola impresa, non appena arriverà il via libera della Commissione Ue all’applicazione alla misura del temporary framework sugli aiuti di stato. Per la linea di finanziamento denominata Inserimento Mercati Esteri, invece, la quota di fondo perduto oggi ottenibile è pari al 20%”.

IL 51,5% DELLE PMI PREVEDE UNA MANCANZA DI LIQUIDITA’ FINO ALLA FINE DEL 2020
“Il 38% delle aziende italiane segnala rischi operativi e di sostenibilità della propria attività”. A dirlo è l’Istat, con un’indagine sulla reazione delle imprese nella fase del lockdown. Il rapporto dell’Istituto arriva nel giorno in cui Bankitalia “segnala che ad aprile le entrate tributarie sono state 24,2 miliardi, in diminuzione del 20,4% (- 6,2 miliardi). Un dato tutt’altro che sorprendente vista la situazione”, scrive il Corriere della Sera. A preoccupare è anche il dato dell’inflazione: a maggio, l’Istat stima che l’indice nazionale dei prezzi al consumo possa registrare una diminuzione dello 0,2% su base mensile e annua.
Tornando ai dati: l’indagine, condotta su circa 90mila imprese che producono l’89,9% del valore aggiunto nazionale, dice che il 51,5% del campione (occupazione pari al 37,8% del totale) “prevede una mancanza di liquidità per far fronte alle spese che si presenteranno fino alla fine del 2020. Sono il 42,8% le imprese che hanno fatto richiesta di accesso ad almeno una delle misure di sostegno della liquidità e del credito varate in emergenza”.
Le realtà in maggiore sofferenza sono le microimprese (da 3 a 9 addetti): un’impresa su due ha sospeso l’attività; il 48,7% contro il 14,5% delle grandi. Gli ammortizzatori sociali (cassa integrazione e Fondo integrazione salariale) sono stati usati dal 70,2% delle aziende. Tre imprese su dieci, il 32,5%, sono rimaste invece sempre attive anche durante il lockdown.
Il 96,7% ha provveduto a sanificare gli ambienti di lavoro e ha garantito ai dipendenti i dispositivi di protezione. A partire dalle mascherine. Da quando è terminato il lockdown, il 5,3% dei dipendenti è ancora in smart working.

MICROIMPRESE E PMI: AIUTI ANCHE A CHI ERA IN DIFFICOLTA’ PRIMA DELLA PANDEMIA
Anche Bruxelles sa che a pagare il conto più salato della pandemia, con la carenza di liquidità dovuta all’impatto economico della crisi, sono state le microimprese e le piccole attività. Se non affrontate, queste difficoltà “potrebbero portare a un gran numero di fallimento di piccole e micro imprese, causando gravi perturbazioni per l’intera economia europea”.
E’ per questo che la Commissione europea ha proposto di “erogare aiuti di stato anche alle piccole imprese, alle micro attività e alle start up (soprattutto quelle innovative), che erano già in difficoltà prima del 31 dicembre del 2019. Cioè molto prima dello sviluppo della pandemia. E incentivare gli investitori privati a partecipare a misure di ricapitalizzazione collegate al coronavirus”.
Il nuovo regime non potrà essere applicato a tutte le imprese in difficoltà finanziaria, ma solo a quelle che: non siano sottoposte a procedure di insolvenza; non abbiano ricevuto aiuti per il salvataggio che non sono stati rimborsati; non siano oggetto di un piano di ristrutturazione ai sensi delle norme sugli aiuti di Stato.
Comunque, è bene precisare che “tutte le Pmi che al 31 dicembre 2019 erano in attività da meno di tre anni, possono beneficiare delle misure di aiuto previste”.

OGGI SI VERSA LA PRIMA RATA DEL’IMU. PER CHI NON PAGA L’ACCONTO, C’E’ UNA MINI SANZIONE
Martedì 16 giugno: ultimo giorno per pagare la prima rata dell’Imu. Chi non lo fa – contribuenti, titolari di fabbricati, aree edificabili e terreni – potrà ravvedersi con una mini sanzione dello 0,1% per ogni giorno di ritardo fino a 14 giorni dalla scadenza. Se la sanatoria va oltre questo termine, e fino a 30 giorni dalla scadenza, la sanzione è dell’1,5%. Se il ritardo arriva fino a 90 giorni, si sale all’1,66%.
Scrive Italia Oggi: “Ci si può avvalere del condono entro 1 anno, ma in questo caso la sanzione è del 3,75%. Le due ultime chance sono quelle introdotte dal Dl fiscale, che consente di rimediare pagando una penalità del 4,28% entro due anni dalla scadenza, oppure del 5% oltre due anni dalla commissione della violazione. Il mancato ravvedimento, comporta l’irrogazione della sanzione edittale da parte del comune nella misura del 15% se il ritardo nel pagamento non supera i 90 giorni. Oltre questo termine, si sale al 30%”.

TORNA SU