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Formazione e digitalizzazione: come prepararsi oggi, per il nuovo mondo

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#Rassegna stampa

SLANCIO ALLA DIGITALIZZAZIONE CON IL FONDO PERDUTO DA 100 MILIONI DI EURO
Le imprese possono ottenere contributi a fondo perduto e finanziamenti a tasso agevolato per la digitalizzazione. A disposizione ci sono 100 milioni di euro. Scrive, Italia Oggi: “Sono previste due riserve: la prima, pari al 25%, per le micro e piccole imprese e per i progetti congiunti; la seconda, pari al 5%, per le Pmi che sono in possesso del rating di legalità alla data di presentazione della domanda”. I progetti devono essere presentati da imprese che producono in Italia, devono prevedere un importo di spesa non inferiore a 50mila euro e non superiore a 500mila euro. Infine, devono essere avviati dopo la presentazione della domanda di accesso ed essere ultimati non oltre il termine di 18 mesi a decorrere dalla data del provvedimento di concessione delle agevolazioni. Su richiesta motivata, il Ministero dello sviluppo economico può concedere una proroga di 6 mesi del termine di ultimazione del progetto. Le agevolazioni coprono il 50% delle spese ammissibili: il 10% sotto forma di contributo a fondo perduto e il 40% come finanziamento agevolato.

PERCHE’ INVESTIRE IN FORMAZIONE IN UN MONDO CHE CAMBIA
Competenze digitali, competenze di dominio e competenze trasversali: la formazione sarà una fra le leve strategiche, insieme alla digitalizzazione, che aiuterà le imprese a rimettersi in gioco dopo il lockdown. Scrive la Repubblica:

  • Competenze digitali: le nuove professioni richiederanno skill sempre più sofisticate, ad oggi non ancora possedute;
  • Competenze di dominio: quelle specifiche di ogni settore di attività. Devono essere profondamente ripensate in un contesto totalmente nuovo che è quello che sarà il risultato della rivoluzioni verde (auto elettrica e guida autonoma) e digitale;
  • Competenze trasversali: saranno sempre più indispensabili. Si tratta di intelligenza emotiva, critical thinking, analytical thinking, problem solving, creatività, orientamento all’innovazione.

Qualche dato per capirci meglio: oltre il 40% delle competenze chiave richieste per svolgere lavori esistenti cambierà entro il 2022; nei prossimi vent’anni, per il 90% dei posti di lavoro saranno richieste competenze digitali; entro il 2022, 75 milioni di posti di lavoro saranno probabilmente sostituiti in venti grandi economie e 133 milioni di nuovi posti di lavoro sorgeranno sia nei settori sicurezza informatica e big data, sia in ambiti come etica, sostenibilità, regolamentazione e privacy. Insomma, bisogna rinnovare in modo significativo e quasi radicale l’offerta formativa, nei contenuti e nei metodi. Perché “prosegue la Repubblica, “serve una formazione capace di rispondere alle trasformazioni dei mercati e del lavoro. Ecco perché le imprese saranno sempre più chiamate ad investire in quei percorsi formativi che le possano aiutare a superare l’attuale situazione economica” per traghettarle direttamente in un futuro del tutto nuovo.

PASSAGGIO GENERAZIONALE: FUNZIONA SE C’E’ L’ACCORDO TRA LE PARTI
Una programmazione consapevole guidata dalla consapevolezza. Il passaggio generazionale, da maneggiare con cura, è ormai considerato da tutte le imprese – piccole o grosse che siano – un elemento strategico sul quale lavorare con attenzione.  Alcuni consigli dati alle aziende in occasione della diretta Facebook, per la rubrica settimanale “Dialoghi in diretta”, organizzata da Confartigianato Varese:

  • Primo: vietato improvvisare.
  • Secondo: il segreto della buona riuscita del passaggio è l’integrazione della formazione universitaria e dei master con quella in azienda.
  • Terzo: farsi le ossa lavorando in realtà diverse da quella aziendale ma in settori attinenti alle dinamiche economiche e produttive dell’impresa. Possibilmente, anche lontano da casa. Al di fuori dell’Italia.
  • Quarto: sbloccare l’ordinamento nazionale in materia di successione. Anche l’Unione Europea sollecita a rivisitare gli istituti giuridici per favorire il passaggio generazionale.

Ed è proprio il “patto di famiglia”, ricorda Giovanni Marra, avvocato d’impresa e consulente legale di Confartigianato Varese, “ a fare la differenza, perché si tratta di un accordo con tutti gli eredi che dà la possibilità di disporre del patrimonio durante la vita mettendo d’accordo discendenti e coniuge, per far sì che le attribuzioni successorie vengano definite e non siano oggetto di lite post mortem». Chiude Antonio Belloni, saggista e consulente dell’Associazione varesina: “La generazione dopo gli anni ‘80 ha studiato ed è rientrata dopo un percorso in azienda. Ora la programmazione consapevole, come nel caso di Antonio Auricchio, è la fase più evoluta. Spesso però manca questa consapevolezza”.

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