Cerca:
Home DOPO LA DIRETTA. Duecento milioni in più alle imprese contro la crisi-Covid: a confronto con Ubi per il credito

DOPO LA DIRETTA. Duecento milioni in più alle imprese contro la crisi-Covid: a confronto con Ubi per il credito

shutterstock_515147284Banche e imprese, due pianeti che devono sempre più attrarsi a vicenda. A maggior ragione nel momento del post-Covid, tra incertezze e preoccupazioni in vista dell’autunno. Per le imprese, soprattutto quelle piccole, la solidità di una banca al proprio fianco è ancor più decisiva in questa fase. E UBI Banca, storico istituto del territorio in provincia di Varese, non ha fatto mancare il suo apporto in questi mesi: 282 milioni di euro di erogazioni, dato al 30 giugno 2020, ben 200 milioni in più (+268%) rispetto al primo semestre del 2019. Numeri snocciolati da Luca Gotti, responsabile macroarea territoriale Bergamo e Lombardia Ovest di UBI Banca, che si è confrontato con il presidente di Confartigianato Imprese Varese Davide Galli nel corso dell’ultima puntata del ciclo “Dialoghi in diretta”.

«Le banche hanno un ruolo delicatissimo, perché devono bilanciare il supporto al rilancio ma nel contempo preservare la stabilità del sistema economico e sociale dei territori – spiega Gotti – questo equilibrio tra bisogno e responsabilità è la nostra grande sfida, che parte dal dialogo sui territori. Può essere un’opportunità per le banche, per recuperare credibilità nell’immaginario collettivo, come strumento che può aiutare le famiglie e le imprese». Tanto più in un momento in cui i fondamentali dell’economia sono in crisi: le stime parlano di una discesa del PIL 2020 contenuta in un range tra il -8 e il -13%, con prospettive di recupero tra i 4 e i 5 punti nel 2021. E il presidente Davide Galli non nasconde «la preoccupazione in vista di settembre, anche perché oggi siamo tutti un po’ con il freno tirato e con una certa sfiducia». Motivo per cui  «alcuni strumenti introdotti in questi mesi, come le moratorie, dovrebbero essere prorogati. Affinché ci sia liquidità a sostegno del circolante ma soprattutto per investimenti in prospettiva futura».

UN’IMPRESA SU DUE HA CHIESTO LA MORATORIA
Il mondo del credito a questa sfida è pronto: finora, fa notare il direttore Luca Gotti, «un’impresa su due ha chiesto e ottenuto la moratoria», e le banche, come UBI, hanno fatto la loro parte sia «nell’imminenza dell’emergenza, per sostenere il sistema economico» con la sospensione dei finanziamenti, la dilazione delle scadenze finanziarie e le anticipazioni della cassa integrazione, sia nell’«iniettare liquidità e trasferire alle imprese le misure via via messe in atto dal governo». UBI in particolare può vantare «un primato di cui andiamo molto orgogliosi – rivela Gotti – ad aprile eravamo arrivati ad erogare il 50% di tutte le misure nazionali, pur pesando per il 6% negli impieghi a livello nazionale. Il che la dice lunga su quanto siamo stati rapidi e veloci a metabolizzare e rendere fruibile questa misura».

Ma per ripartire con lo slancio che serve, ammonisce il presidente Galli, occorre anche essere in grado di «liberare risorse per ridare linfa a territorio che ha tutte le potenzialità per riprendere a crescere», cercando di sfruttare quella «ricchezza che c’è ma che non viene messa in circolo». Un elemento oggettivo: in provincia di Varese, fa notare il responsabile di UBI Banca per l’area Nord-Ovest, «il rapporto tra depositi e prestiti è fortemente sbilanciato sul lato depositi», il che significa che c’è «tanto capitale dormiente, ma anche un potenziale economico notevole da mettere in circolo». Un’altra sfida decisiva, perché «è il momento di investire: solo con la crescita e lo sviluppo si ripagano i debiti, che altrimenti diventano una zavorra». Un concetto che vale per il sistema Paese nel suo complesso.

CAMBIAMO IL MODO DI RELAZIONARCI CON LE BANCHE
Tra le tante eredità che ci consegnerà il post-Covid, c’è anche la necessità di ricostruire su nuove basi il rapporto tra banche e imprese. «Il mondo del credito è cambiato molto, regole più stringenti, controlli più severi – ammette il presidente di Confartigianato Imprese Varese Davide Galli – è importante che le aziende siano strutturate per affrontare questi problemi e relazionarsi con le banche. Servono best practices sia da parte delle banche sia delle aziende. Le banche si stanno adeguando ma anche le aziende devono cambiare il modo di relazionarsi con il sistema del credito».
Insomma, se alle banche viene chiesto «un ruolo sociale» nel mantenere in piedi il sistema economico dei nostri territori, le imprese devono fare passi in avanti per adeguarsi alle nuove regole della finanza. In parte è un problema strutturale, per Gotti, che affonda le sue radici «nei rapporti storici tra impresa e banca, basati sulla conoscenza diretta e sulla relazione, mentre oggi servono misurazioni documentali ed elementi a supporto. Anche se con il dialogo e il confronto le soluzioni si trovano». La tecnologia, in questo senso, deve «aiutare, non sostituirsi al rapporto umano» spiega Luca Gotti. La banca del futuro sarà fisica e digitale, ma il rapporto sottostante dovrà essere tra persone, e non solo tra entità istituzionali».

TORNA SU