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Home L'”autunno caldo” è già arrivato: -32,9% (Pil Usa), -10,1% (Germania), -24,1% (artigianato varesino)

L'”autunno caldo” è già arrivato: -32,9% (Pil Usa), -10,1% (Germania), -24,1% (artigianato varesino)

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#Rassegnastampa

TRIMESTRE ROSSO: IN PROVINCIA DI VARESE, LE IMPRESE ARTIGIANE A -24,1%
L’”autunno caldo”, quello di cui si parla dal alcuni mesi, è già arrivato
. La notizia di ieri sul crollo del Pil di Stati Uniti (nel secondo trimestre -32,9%) e Germania (-10,1%; su base annua -11,7%) ha messo a dura prova i mercati. E le borse sono andate giù: l’indice Ftse Mib ha registrato -3,28%. Le tensioni economiche mondiali si riverberano sui territori. Anche in provincia di Varese: secondo i dati diffusi dall’Ufficio Studi e Statistica della Camera di Commercio, sulla base dell’analisi condotta da Unioncamere Lombardia, i numeri di giugno per la nostra provincia «sono da incubo». Lo scrive la Prealpina, che sottolinea quanto l’artigianato abbia registrato un -24,1% e la produzione industriale un -23,2%. Una caduta liberta che porta la provincia di Varese al secondo posto in regione per performance negative. Però, «qualche segnale positivo sembra arrivare, sia in termini di domanda interna che estera, sia sul fronte dell’offerta. Pur in un contesto difficile come quello relativo al secondo trimestre dell’anno, il fatturato complessivo delle nostre aziende generato all’estero è stato del 44% – prosegue il quotidiano varesino -. Le migliori performance si registrano nel settore chimico (69%), nei mezzi di trasporto (69%), nella meccanica e nella gomma plastica (entrambe segnano un 45%)». E il mercato del lavoro?  Rallenta la richiesta delle ore di cassa integrazione in deroga: «Dalla fine di febbraio al 19 maggio, quelle autorizzate erano 6 milioni e 200mila; da quest’ultima data e fino alla fine di giugno sono cresciute sì, ma in misura relativamente minore: 900mila ore. Nel frattempo, i contratti a tempo determinato sono cresciuti del 49% rispetto al mese di maggio».

DA FEBBRAIO PERSI 600MILA POSTI. DONNE E GIOVANI, I PIU’ COLPITI
Negli Stati Uniti non crolla solo il Pil: nel secondo trimestre, si legge sul Sole 24 Ore, «ci sono state 1,43 milioni di richieste settimanali di sussidi di disoccupazione. I consumi, il 70% del Pil, sono caduti del 34,6%, gli investimenti aziendali del 27%; soffrono esportazioni e importazioni. Il 51,1% delle famiglie, oggi risente di riduzioni nel reddito da lavoro». «E’ il più grande choc per la nostra economia a memoria d’uomo», ha detto il presidente della Fed Jerome Powell. Per quanto riguarda l’Italia, l’Istat scatta una fotografia apocalittica. Lo scrive la Repubblica: «Seicentomila posti di lavoro persi tra febbraio e giugno, nonostante il blocco dei licenziamenti previsto dai decreti per l’emergenza, e 700mila inattivi in più». A perdere il lavoro nel mese di giugno, sono state soprattutto le donne: -86mila. La componente maschile, invece, ha fatto +39mila posti. Rispetto a maggio, poi, mancano all’appello 75mila lavoratori under 35. E se «2,1 milioni di famiglie rischiano di sprofondare nella povertà, in questi mesi il 50,8% degli italiani ha sperimentato un’improvvisa caduta delle proprie disponibilità economiche – continua la Repubblica – perdendo un quarto e la metà del reddito. Per i giovani, il danno sfiora il 60%».

SI PUNTA SULL’ESTERO: CONTRIBUTI DEL 40% A FONDO PERDUTO
Lo scrive Italia Oggi: «Contributi del 40% a fondo perduto per la partecipazione a fiere in Italia; stesso contributo per le imprese che realizzano progetti di internazionalizzazione nei Paesi Ue e per quelle che patrimonializzano». Sono questi gli effetti principali del decreto del Ministero degli affari esteri, che inoltre prevede «l’ampliamento di operatività del fondo Simest per l’internazionalizzazione all’area geografica europea ed estende gli incentivi riservati alle Pmi alle “imprese a medio capitale”». Qualche dettaglio in più dall’articolo di Italia Oggi:

  • Il programma: riguarda il lancio e la diffusione di beni e/o servizi prodotti in Italia o la distribuzione con marchio di imprese italiane,
  • Le strutture: nel caso di imprese già presenti sui mercati esteri con una propria struttura, sono ammesse le spese relative al potenziamento delle strutture esistenti. La struttura da gestire può essere costituita da uffici, uno showroom, un magazzino, un negozio, un corner e centri di assistenza post vendita,
  • La patrimonializzazione: il decreto prevede che il finanziamento agevolato venga concesso a favore delle imprese esportatrici piccole, medie e a media capitalizzazione per il miglioramento e la salvaguardia della loro solidità patrimoniale, al fine di accrescerne la competitività sui mercati esteri. Per potere accedere al finanziamento, le imprese devono aver realizzato un fatturato estero la cui media sia pari ad almeno il 20% del fatturato aziendale totale o, in alternativa, che abbiano realizzato nell’ultimo esercizio precedente a quello di presentazione della domanda, un fatturato estero pari ad almeno il 35% del fatturato aziendale totale,
  • Il finanziamento: da usare per la realizzazione di iniziative promozionali per la partecipazione a fiere e/o mostre sui mercati esteri, compresi quelli degli Stati membri della Ue,
  • Il commercio elettronico: la piattaforma informatica propria, o il market place scelto, non devono avere un dominio di primo livello nazionale registrato in una Paese extra Ue.
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