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Home Prestiti garantiti: l’89% delle richieste dalle microimprese. Ma le realtà famigliari sono “immuni” al Covid

Prestiti garantiti: l’89% delle richieste dalle microimprese. Ma le realtà famigliari sono “immuni” al Covid

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#Rassegnastampa

PRESTITI GARANTITI AL 100%: ECCO CHI HA CHIESTO I 25MILA EURO
Prima il tetto era stato fissato a 25mila euro, poi aumentato a 30mila. Il Corriere della Sera, nel raccontare uno spaccato dell’Italia post Covid, parte da un numero: 67.661. Tante sono state le richieste di prestito garantito da parte delle start up. In totale, però, sono quasi 600mila le imprese che si sono affidate a questo strumento per poter superare – o tamponare – i momenti bui della crisi. Sono 11 i miliardi di euro erogati ad oggi: «Il 49% al Nord (la Lombardia è la prima regione d’Italia in fatto di richieste: il 18,6%), il 22,9% al Centro e il 28% al Sud. La città con la maggiore richiesta è Roma, che da sola rappresenta il 6,8% del totale. L’importo medio del prestito è pari a 53,4mila euro». Per quanto riguarda le dimensioni aziendali: l’89% delle richieste è arrivato dalle microimprese, mentre quelle piccole sono al 9,7% e le medie non superano l’1,2%. Commercio, ristorazione e costruzioni rappresentano 1 richiesta su 2. E il dato particolarmente significativo, secondo il Mediocredito Centrale (la Banca del tesoro che sta gestendo il fondo dei prestiti garantiti dallo Stato al 100%), riguarda proprio i lavori nel campo delle costruzioni: «Realizzati da piccole imprese specializzate che hanno chiesto i prestiti a 30mila euro fino all’89%. Ci si è accorti di quanto le filiere produttive stiano soffrendo. Il rapporto tra i fornitori e le imprese di maggiori dimensioni è decisivo. I tempi di pagamento rallentati influiscono sulla sostenibilità economica delle imprese».

CONTRO IL COVID, L’EFFICIENZA E LA SOLIDITA’ DELLE IMPRESE FAMIGLIARI
Salvatore Sciascia, ordinario della Scuola di economia e management della Liuc, sostiene che «se la proprietà di un’azienda – indipendentemente dalle sue dimensioni – è nelle mani di una famiglia, quella attività imprenditoriale avrà un numero di chance maggiori di riuscire a superare la grave crisi post Covid». Eccone le ragioni: queste imprese sono «efficienti e parsimoniose, hanno molta più attenzione nella gestione dei costi e nell’uso delle risorse a disposizione. Tendono a sprecare il meno possibile. Inoltre, sono meno indebitate rispetto alle altre aziende – prosegue il docente intervistato dalla Prealpina – ed evitano di esporsi troppo con le banche. Di conseguenza, sono più solide». Poi, c’è l’istinto di sopravvivenza: «Di fronte alle difficoltà fanno di tutto per resistere non solo per una ricchezza monetaria, ma anche per una ricchezza socio emozionale: tenere alto il proprio nome, la propria storia, le relazioni sociali. Ed è chiaro che, con una visione di questo genere, sono anche quelle che tagliano meno i posti di lavoro, perché i collaboratori sono un valore per l’azienda stessa». Il futuro? Il professore è positivo: «Il saldo di questa crisi sarà positivo, a patto che ci siano regole precise per la definizione di ruoli e responsabilità dei componenti della famiglia in azienda. Questo è il tallone d’Achille».

L’ONDATA CINESE NON SI FERMA: LA FUGA DA MILANO PORTA A BUSTO
«Passata l’epidemia, rieccoli al lavoro», scrive la Prealpina riferendosi a quella nutrita schiera di cinesi che, anche in provincia di Varese, hanno trovato un loro “Eldorado” fatto di ristorazione, negozi di abbigliamento, sartorie e bazar. Da parte loro, nessuna fuga: i dati dell’Anagrafe dicono che «i cinesi ci sono, e sono più di prima». Perché hanno percepito, in anticipo sulle letture economiche, «lo spopolamento delle metropoli. Milano, in cima alla lista: lavoratori in smart working, altri in cassa integrazione e zero studenti» hanno messo in ginocchio le attività con gli occhi a mandorla. E allora, ecco la fuga in provincia. Dove i clienti «stanno riscoprendo le uscite al ristorante, dal parrucchiere o vanno alla ricerca di chi ripari gli abiti in tempi veloci e a prezzi ragionevoli», prosegue il quotidiano varesino. Nel territorio bustocco, la Cina regna: molti imprenditori orientali, infatti, «stanno acquistando immobili commerciali o locali “decotti” che, prima del Covid, ospitavano attività in mano agli italiani». “Spostarsi in base alle opportunità” è il mantra di questo popolo che, anche nelle fasi più delicate dell’epidemia, è riuscito ad affrontare le difficoltà facendo leva su famiglia e amici: sono loro a segnalare i segnali positivi che provengono da una città. Allora, accade che nel bustocco i cinesi di Zhejang siano quelli più numerosi: città affacciata sul mare, a tremila chilometri dalla tristemente famosa Wuhan.

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