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Proroga sui contratti a termine (anche apprendistato) e spinta allo smart working: l’Italia ci prova

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#Rassegnastampa

MINISTERO DEGLI INTERNI: AI COMUNI DEL VARESOTTO, 46 MILIONI DI EURO
E’ stato ripartito il fondo da 3,5 miliardi di euro che le amministrazioni locali useranno a compensazione dei mancati introiti dovuti al Coronavirus: ai 139 Comuni della nostra provincia sono destinati, complessivamente, 38 milioni di euro. Scrive Varesenews: «I fondi sono ripartiti per singoli comuni e calcolati sulla base della previsione del mancato gettito per questo periodo e una parte (11,5 milioni) è già arrivata settimane fa a titolo di acconto. Nelle ultime ore stanno invece partendo i bonifici della restante parte (poco meno di 27 milioni) che quindi porteranno nelle casse degli enti locali tutte le somme promesse. A questi fondi si aggiungono quelli destinati alla Provincia che, nel nostro caso, ammontano a 8,1 milioni di euro (dei quali 1,9 già arrivati). Il totale, quindi, supera i 46 milioni di euro. La fetta più grande degli stanziamenti arriverà a Varese con un totale di 5,8 milioni di euro, seguita da Busto Arsizio (3,5 milioni), Gallarate (2,9), Saronno (2) e Castellanza (1,2). Per tutti gli altri comuni si parla di cifre sotto il milione di euro». L’elenco dei Comuni con il dettaglio delle cifre, lo trovate qui: https://tinyurl.com/y2to3uxo.

CONTRATTI A TERMINE: CHANCE DI PROROGA PER 2,4 MILIONI
Lo scrive il Sole 24 Ore: «Sono 2,4 milioni i rapporti di lavoro a termine, e in apprendistato, coinvolti dalla proroga entrata in vigore il 18 luglio con la legge di conversione del Dl Rilancio (77/2020)». Per inciso, apprendistato di primo e terzo livello, perché dalla proroga sono esclusi i contratti di apprendistato professionalizzante. Che rappresentano il 98% dei contratti di apprendistato: 617.392. Secondo i dati comunicati dal ministero del Lavoro, i rapporti a tempo determinato attivi al 22 luglio nel settore privato erano 2,3 milioni, ai quali si aggiungono 93.165 contratti di somministrazione a termine e 10.505 rapporti di apprendistato di primo e terzo livello». Le perplessità sono tante: «Sull’allungamento dei contratti a termine, il Governo non ha precisato né la durata esatta della proroga, né se questa corrisponda al periodo di cassa integrazione fruito dal lavoratore. Inoltre, non sono chiari gli effetti generali della proroga sui rapporti a termine (che hanno un limite massimo di 24 mesi con ciascun lavoratore)». Un altro nodo che non è stato sciolto è quello della somministrazione: i lavoratori inclusi nella proroga sono 93mila. Che cosa succede se il contratto commerciale fra l’agenzia per il lavoro e l’azienda è scaduto, ma il contratto del lavoratore è invece prorogato per legge? Chi deve pagargli lo stipendio?». Si attendono norme semplici e chiare: così come è stato scritto, il testo della proroga sembra voglia «punire le aziende e non favorire i lavoratori».

LAVORO: POLITICHE ATTIVE E PIU’ FORZA AI CENTRI PER L’IMPIEGO
Tito Boeri, su Repubblica: «Quali incentivi a cercare un impiego alternativo può avere il lavoratore in cassa integrazione di un’impresa che sta riducendo i posti di lavoro e rischia di chiudere, se la cassa integrazione viene offerta indefinitamente e c’è il divieto di licenziamento? Quale stimolo ha un datore di lavoro che sta uscendo dalla crisi a reintegrare i lavoratori in cassa integrazione e ad assumere nuove persone se può continuare a ricevere la cassa integrazione?». Con il Covid 19, alcuni settori d’impresa sono entrati in crisi mentre altri sono cresciuti. E cresceranno. Quindi: da un lato le imprese che rischiano di chiudere e dall’altro quelle che assumeranno. Il problema da risolvere è uno: «Rendere più rapido l’incontro fra persone in cerca di un impiego e posti vacanti aperti dalle aziende». Ecco perché, secondo Boeri, «è fondamentale rafforzare i centri per l’impiego». E usare meglio i navigator: «A questi si possono dare compiti per promuovere l’incontro fra domanda e offerta di lavoro andando ben al di là dei beneficiari del reddito di cittadinanza, o d’emergenza. Cassintegrati, o percettori di Naspi, sono molto più ricollocabili dei beneficiari di prestazioni di assistenza sociale, tra i quali molte persone non sono nell’immediato in condizioni di lavorare».

IL LAVORO CHE CAMBIA: SI’ ALLO SMART WORKING, MA ATTENTI A NON ABUSARNE
Repubblica riporta alcuni dati Istat: «A marzo, l’incidenza del lavoro da casa sale al 12,6%, con un aumento su base annua di 8,1 punti, e ad aprile arriva al 18,5%, con una crescita di 14,1 punti. Ne sono coinvolti 4 milioni di occupati, la metà di quelli che l’Istat stima come potenziali». Una rigidità tutta italiana: «Per 5 milioni e mezzo di lavoratori – prosegue l’Istituto – è difficile persino prendere permessi se dipendenti, oppure ritagliarsi spazi personali se autonomi». Diffondere meglio e più in fretta lo smart working? I problemi da risolvere sono tre: «Organizzazione, strumenti informartici (non sempre adatti) e approccio culturale. Ancora nel 2019, il 39% degli italiani aveva competenze basse, o non ne aveva alcuna, rispetto all’uso di Internet, contro una media europea del 31». Se «dallo smart working non si torna indietro», dice l’Università degli Studi di Milano, attenzione ai carichi eccessivi. Però, scrive la Stampa: «L’85% dei lavoratori vorrebbe proseguire a distanza anche dopo la fine dell’emergenza; il 43% sostiene di aver vissuto questa fase di transizione “senza problemi” e il 40% si dichiara favorevole “nonostante le difficoltà di gestione». Ci sono pro e contro. Continua la Repubblica: «Da un lato, nella fase della pandemia, lo smart working ha aumentato il benessere e la produttività, ma dall’altro sono cresciute le ore di lavoro e non c’è stato bilanciamento. I lavoratori non hanno avuto quelle pause che aiutano a rigenerarsi, perché le riunioni sono state sostituite dalle videochiamate». Ma non si torna indietro: bisogna riorganizzarsi.

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