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Home Ritardo nei pagamenti: a volte, il lockdown è stata una scusa. Lo dicono le imprese

Ritardo nei pagamenti: a volte, il lockdown è stata una scusa. Lo dicono le imprese

Double exposure of city and graph on rows of coins for finance and banking concept

Di fronte all’evidenza della norma, i comportamenti dovrebbero essere rispettati senza indugi. Eppure, non sempre è così. Non lo è ancora, anche se non è lecito generalizzare, per quanto riguarda i tempi nei pagamenti nelle transazioni commerciali tra imprese e tra Pubbliche Amministrazioni e aziende. Nonostante sulla Gazzetta Ufficiale del 15 novembre 2012, n. 267, sia stato pubblicato il Decreto legislativo del 9 novembre 2012 n. 192 con il quale l’Italia ha recepito la direttiva 2011/7/UE in tale materia. Il termine, fissato in 30 giorni, può arrivare a 60 solo per quanto riguarda quei soggetti che forniscono assistenza sanitaria (Asl, ospedali, ecc…).

IL SONDAGGIO DI CONFARTIGIANATO VARESE: RISPONDI ANCHE TU!
E’ per questa ragione che Confartigianato Imprese Varese, di fronte all’impennata del problema causato dal lockdown, in questi giorni ha inviato alle proprie imprese un sondaggio dal titolo inequivocabile: “Pagamento dei fornitori: uguali diritti e uguali doveri per Pmi e grandi imprese?”. L’obiettivo è quello di toccare con mano il peso del problema sull’economia reale per raccogliere suggerimenti e sollecitare azioni di miglioramento.
La mancanza di certezza in questo campo, infatti, genera mancanza di liquidità soprattutto nelle piccole e medie imprese. Che una volta realizzati i lavori, o forniti i servizi, si trovano con un vuoto di risorse al quale dover sopperire nel più breve tempo possibile. La catena si inceppa: l’azienda non pagata si trova, spesso, a non poter pagare i propri fornitori. E il sistema si blocca.

TRA IMPRESE E IMPRESE: ITALIANI PESSIMI PAGATORI? CI SONO ANCHE GLI SPAGNOLI
La parola che spesso viene pronunciata dagli imprenditori di Confartigianato Varese, è «fiducia». Perché il valore che si genera nella filiera – fornitori, imprese, clienti – si deve reggere su quella trasparenza «che non solo deve riguardare prezzo e quantità, ma anche la data di consegna e di pagamento. In Italia, non si è ancora compreso in pieno quanta importanza debba avere il servizio fatto. Se lavorando con l’estero sgarri tre volte dagli accordi presi, sei fuori», commenta Marco Civelli della Almar Srl di Gavirate, azienda leader nei componenti per docce e bagni. Certo, il lockdown ha influito sull’allungamento dei tempi di pagamento, «ma a volte è stato usato come scusa sia da alcuni clienti che da alcune imprese già “malate” prima dell’arrivo del virus: se consegni i prodotti a dicembre e non ricevi il pagamento prima di marzo, c’è qualcosa che non va. Alcuni fornitori esteri, invece, ci hanno chiesto 15 giorni o un mese in più: l’abbiamo concesso. Così come ci siamo resi disponibili, nei confronti dei terzisti, a pagare immediatamente i prodotti al momento della consegna: una specie di incentivo che funziona, ovviamente, se l’azienda ha un po’ di liquidità in pancia».

Durante il periodo di chiusura, alcune imprese hanno vissuto l’interruzione dei pagamenti come una “fase di passaggio”. E’ accaduto alla Meccanica Marchioro Srl di Cavaria con Premezzo, dove Sabrina Marchioro ci dice delle «lettere arrivate subito dopo i primi giorni del lockdown con le quali i fornitori annunciavano il blocco dei pagamenti. Con i clienti abituali, la situazione è rientrata quasi del tutto: i pagamenti sono a 90 giorni. A cambiare sono stati gli strumenti: prima dell’emergenza tutti chiedevano la ricevuta bancaria; ora si è passati al bonifico. Ma quando c’è la fiducia, i problemi si risolvono».

La chiarezza, se si sposa alla consapevolezza, permette di superare qualsiasi ostacolo. Veronica Peroni, della Peroni Ruggero di Varese (leader nella progettazione e realizzazione di una gamma completa di macchinari per l’industria della cartotecnica, della legatoria e degli scatolifici), ammette che «nella ricezione dei pagamenti non ci sono stati grossi problemi. Certo, se non installi le macchine – l’emergenza sanitaria qualche problema l’ha causato – è giusto che il cliente non ti paghi. Ad oggi, però, devono arrivare ancora alcuni pagamenti per lavori già finiti. A volte, invece, ci sono pretese che non puoi assecondare: pagamenti a 120 o 150 giorni sono insostenibili. All’estero è tutto diverso: per le macchine si parte con un acconto prima della consegna e poi il 10% alla fine; nella vendita dei prodotti, invece, si viaggia sui 30 giorni». Italiani pessimi pagatori? «Il ritardo sembra faccia parte del nostro dna. Ma anche gli spagnoli non scherzano», dice Veronica.

TRA IMRESE E PA: L’ISOLA FELICE DELLA FLENGHI DIVISE
A lavorare anche con la Pubblica amministrazione è Davide Torreggiani, titolare dell’impresa “Sull’albero” di Fagnano Olona che progetta e costruisce case in legno: «Vinto l’appalto si parte con un acconto del 30%, poi una parte durante l’avanzamento dei lavori per poi chiudere con il saldo del 10% a 60 giorni o 90 giorni. Con i clienti privati, anche strutture turistiche, si va dai 30 ai 60 giorni. Il 90% dei nostri fornitori, dai quali acquistiamo il legname, viene pagato o al ritiro della merce o in anticipo. D’altronde, il mercato del legname è “vecchio” e resta legato ai modi di fare di un tempo: gente che si muove con il contante in tasca».

Un’isola felice: non c’è altro modo per descrivere la Flenghi Divise di Busto Arsizio, alla quale i piccoli Comuni delle Province di Varese, Milano Ovest, Pavia e Como pagano i prodotti entro 30 giorni: «Così fa il 90% dei nostri clienti – dice il titolare, Gianfranco Flenghi –, anche se a volte ho ricevuto pagamenti entro i 3 giorni. Con i fornitori di tessuti non andiamo oltre i 60 giorni. Il solo problema che ho avuto è stato con un’azienda di trasporto pubblico: il 31 marzo non mi aveva ancora pagato una consegna fatta a fine dicembre». Come tutti gli imprenditori intervistati, anche Gianfranco Flenghi pone l’accento sui mesi di settembre e ottobre 2020: «Per quanto ci riguarda, a febbraio le Pa hanno approvato il bilancio di previsione con capitoli di spesa. Nei prossimi mesi ci si accorgerà che quelle risorse non ci saranno: questo ci metterà un’altra volta alla prova». Ma la fiducia resiste: «In questi momenti ricordo le parole di mio padre Vittorio: “Oggi ci siamo, e domani anche”». Nonostante tutto – il fisco, la burocrazia, i pagamenti che tardano – le Pmi sono fatte così.

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