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Home Tempi di pagamento, il sondaggio fa il botto: i ritardi colpiscono tre imprese su cinque. TROPPE

Tempi di pagamento, il sondaggio fa il botto: i ritardi colpiscono tre imprese su cinque. TROPPE

Double exposure of city and graph on rows of coinsChe il tema sia caldo lo si capisce dai numeri. Sono, infatti, più di mille (1.141 per l’esattezza) le imprese che hanno risposto al sondaggio lanciato da Confartigianato Varese per mappare un fenomeno aggravato dall’emergenza Covid: i tempi di pagamento alle piccole e medie aziende che, ad oggi, nel 58,9% % dei casi, superano i 60 giorni. Vale a dire che tre imprese su cinque ricevono quanto dovuto dopo più di due mesi di attesa, nonostante la legge sulla sub-fornitura obblighi a saldare le fatture entro e non oltre i sessanta giorni, prorogabili in alcuni casi (non in tutti) a 90. Scivolare oltre i 120, come succede al 12,8% delle aziende che hanno scelto di rispondere alla survey, significa creare non pochi problemi di liquidità.

Insomma, si soffre, tanto più dopo il lockdown che, nel 40,4% dei casi, ha peggiorato la vita proprio alla voce tempi di pagamento. E, attenzione perché, nel caso degli imprenditori mappati, la contrazione della puntualità non è da porre in capo alla pubblica amministrazione, spesso additata come depositaria unica di questa disfunzione tutta italiana, bensì al privato. A scavare al capitolo aziende, si scopre quindi che sono soprattutto le grandi a non rispettare il calendario (7,1%) mentre solo nella metà dei casi la responsabilità è da mettere in capo alle piccole.

Ma a giudicare dal sentiment degli imprenditori che nei giorni scorsi hanno dato voce a questo malessere, Sars-CoV-2 sarebbe solo un acceleratore del problema, non la sua causa scatenante, tanto che il 51,1% delle vittime dei pagamenti lumaca non esita a parlare di ritardi “strutturali” relegando a un più contenuto 39,7% la difficoltà momentanea.

Volontà, calcolo finanziario o impossibilità a mettere mano al portafoglio a causa di problemi economici, fatto sta che la liquidità latita e i ritardi non fanno che peggiorare una condizione letteralmente infiammata in seguito al crollo dei ricavi per lockdown.

Secondo quanto rilevato dall’Ufficio studi di Confartigianato, questo mix di fattori avrebbe generato un fabbisogno di liquidità eccezionale tale da costringere il 77,5% delle micro e piccole imprese ad interventi eccezionali per recuperare liquidità.

Il 41,6% del totale ha acceso un nuovo credito bancario e il 23,2% delle imprese ha usato i margini disponibili sulle linee di credito. Il differimento nei rimborsi dei debiti è stata la scelta compiuta dal 14,8%.

Tra gli strumenti non bancari, la modifica delle condizioni e dei termini di pagamento con i fornitori è stata adottata dal 24,5% delle aziende mentre una quota significativa ha fronteggiato l’emergenza con mezzi propri: il 21,2% ha fatto ricorso alle attività liquide presenti nel bilancio, come i depositi bancari. L’11,4% ha modificato condizioni e termini di pagamento con i clienti, mentre l’8,7% ha rinegoziato i contratti di locazione degli immobili strumentali.

«Ribadisco quanto ho già detto: alla luce del periodo che stiamo vivendo, i tempi di pagamento puntuali sono un pilastro per la salute del nostro tessuto economico e occorre un intervento immediato per tutelare le piccole e medie imprese, certamente più deboli ed esposte al rischio della mancanza di liquidità» dice Davide Galli, presidente di Confartigianato Varese, che ricorda il punto focale del “Documento per una nuova normalità” presentato a metà luglio scorso. «Sulla fiducia non si scherza: le imprese devono poter aver fiducia nella puntualità delle grandi industrie, oltre che della pubblica amministrazione, per poter pianificare la loro stessa esistenza, gli investimenti e le assunzioni. Una catena di fattori che, se compromessi, rischiano di penalizzare in modo irreversibile non solo l’economia ma il tessuto sociale nel suo complesso». E questo è un problema che ci riguarda tutti.

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