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Home Proibire i licenziamenti è una buona idea? Il dibattito infiamma Governo e imprese

Proibire i licenziamenti è una buona idea? Il dibattito infiamma Governo e imprese

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#Rassegnastampa

PERCHE’ PROIBIRE I LICENZIAMENTI NON E’ UNA BUONA IDEA
Tito Boeri, su Repubblica, spiega perché il divieto al licenziamento non debba essere esteso a tutto il 2020. Anzi, «sarà bene allinearsi al più presto alle scelte fatte negli altri paesi europei, imponendo il divieto di licenziamento alle sole imprese che fruiscono gratuitamente della Cassa integrazione. Le imprese che invece vivono una stagione di grande incertezza sul loro futuro e, ancor più, quelle costrette a ridurre i loro volumi di attività, con il blocco dei licenziamenti finiscono per congelare le assunzioni e non rinnovare i contratti a tempo determinato alla scadenza». Insomma, secondo Boeri il divieto di licenziare è un «divieto anticostituzionale». Per rendere meglio l’idea, fa un esempio: «Mettetevi nei panni di chi sta cercando a fatica di aprire una nuova attività: come potreste mai assumere dei lavoratori sapendo che, nel caso le cose andassero male, non potrete licenziarli?». Secondo l’economista, però, la bomba a orologeria piazzata sulle imprese nasce da un insieme di azioni pensate dal Governo che va a colpire anche i contribuenti futuri: «La combinazione di Cassa Integrazione, decontribuzione e inevitabile estensione della durata dei sussidi di disoccupazione, redditi di emergenza e di cittadinanza per chi viene per legge tenuto fuori dal mercato del lavoro dal divieto di licenziamento, sono destinati a imporre un ulteriore salasso ai contribuenti futuri». In sintesi: da un lato ci sono le imprese italiane che «stanno faticosamente cercando di tornare alla normalità; dall’altro chi – oggi – vorrebbe entrare nel mercato del lavoro ma non può. Anche per colpa del blocco dei licenziamenti. Un divieto che è un fervido invito ai giovani a lasciare il nostro Paese».

ACCISE SUL GASOLIO: PROBABILE STANGATA DA 5 MILIARDI
Si sta parlando delle agevolazioni che interessano l’autotrasporto, ma non solo. La domanda che il Ministero dell’Ambiente rivolgerà ai cittadini attraverso consultazione pubblica su www.minambiente.it (risposte entro il 27 agosto) è questa: «Che ne direste se il gasolio costasse più della benzina, cioè 1,42 euro al litro invece degli 1,28 di oggi?». La curiosità che muove il Ministero è quella di sapere se «alla società potrebbe piacere l’idea di cancellare il divario fiscale che oggi rende la benzina più cara del diesel». L’obiettivo è quello di tutelare l’ambiente. E per farlo, gli italiani pagherebbero ogni anno al fisco 5 miliardi di euro in più. Insomma, come scrive il Sole 24 Ore «comincia oggi il percorso per abbandonare finalmente i sussidi ambientalmente dannosi e poter cominciare la stagione dei sussidi ambientalmente favorevoli». Per farlo, bisogna cancellare almeno sette agevolazioni «ambientalmente dannose»: accisa della benzina (5.154,1 milioni), il prelievo fiscale sul metano usato per le trivellazioni (0,27 milioni), sui combustibili usati per estrarre magnesio dal mare (0,5 milioni), su carburante e combustibili delle forze armate (47,6 milioni), sui lubrificanti per lavorare la gomma (1 milione), sul metano per usi industriali con consumi oltre 1,2 milioni di metri cubi l’anno (60 milioni) e sul Gpl per usi industriali (14,5 milioni). «Queste agevolazioni – prosegue il quotidiano economico – verranno compensate alle imprese interessate con crediti di imposta e altri strumenti ritenuti meno dannosi sull’ambiente».

A BUSTO ARSIZIO, SPAZI DISMESSI NEL MIRINO
Il Comune di Busto Arsizio vuole cavalcare la legge regionale 18 del 26 novembre scorso, che contiene le “Misure di semplificazione e incentivazione per la rigenerazione urbana e territoriale, nonché per il recupero del patrimonio edilizio esistente”. Scrive la Prealpina: «Il testo prevede che fino all’adeguamento del Pgt, il Comune possa individuare gli ambiti in cui intervenire, semplificando i procedimenti e con incentivi economici. Il consiglio comunale dovrà valutare gli immobili di qualsiasi destinazione d’uso, dismessi da oltre cinque anni, che potranno causare criticità in tema di salute, sicurezza, inquinamento, degrado ambientale e urbanistico-edilizio». La popolazione bustocca è stata invitata, dal Comune, a segnalare aree ed edifici a rischio: entro il 30 settembre, i cittadini potranno farsi avanti. Continua il quotidiano: «L’appello è rivolto a operatori economici, privati cittadini, associazioni, tutti i soggetti che possono essere interessati. Le proprietà coinvolte sono di vario genere: residenziali, artigianali, industriali, commerciali, agricole, direzionali». L’iter del Pgt, prenderà il via tra ottobre e novembre.

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