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Finanza alternativa, avanti tutti: nell’era-Covind avanza il fintech che finanzia le Pmi

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Terza puntata del filone “Idee e progetti di impresa”, un ciclo di riflessioni finalizzate a offrire elementi di riflessioni per affrontare con le spalle larghe e con competenze nuove l’ultima parte dell’anno, quella che segnerà in modo irreversibile il destino di ogni azienda. 

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Fintech, un futuro con luci e ombre per le Pmi. Dal lockdown la spinta decisiva alla crescita di questo mondo del credito digitale. «La prossimità “a distanza” della finanza alternativa ha funzionato meglio di quella rivendicata, ma non esercitata, dal sistema bancario tradizionale» sostiene Fabio Bolognini, consulente finanziario, tra i soci fondatori di Workinvoice, la prima piattaforma web italiana per il trading di crediti commerciali. Ma non basta: le imprese devono rendersi conto che la solidità finanziaria è un tema da non sottovalutare: «La “compliance” è quello che serve in questo momento».

Dopo il lockdown dobbiamo aspettarci problemi di solidità finanziaria a breve, medio e lungo termine per il sistema delle Pmi?
Il breve termine corrisponde esattamente alla definizione del codice della crisi, messo sul banco degli imputati da tanti, da troppi e anche da tante associazioni. Perché se oggi avessimo imprese che sono “compliant” col codice della crisi avrebbero un revisore e un sistema di previsione dei flussi di cassa a sei mesi, che è esattamente quello che serve in questo momento. Potenziare le piccole imprese nella comprensione dei loro flussi di cassa con dei sistemi previsionali. Nel breve la questione è chi riesce a mantenersi in equilibrio con la cassa per i prossimi 6-9 mesi. Domanda non banale.

E nel medio periodo?
Bella domanda, perché quella che stiamo per affrontare è una crisi di domanda, che comporta problemi di tenuta dei modelli di business e variazione dei comportamenti d’acquisto. Pensiamo al mondo dell’abbigliamento. Sotto questa pressione qualcuno emergerà vincente e qualcuno dovrà cambiare molto: ora ditemi quanto è facile capire la solidità finanziaria delle imprese. Oggi tutti si rifugiano nella garanzia al 90 o al 100%, perché la bravura di capire chi sono quelli solidi diventerà una professionalità o una consulenza. Il fatto di aiutare il piccolo imprenditore a fare delle cose e spiegarle al sistema della finanza e del credito: qui cambierà tantissimo e più bravi vinceranno questa volta.

 Il credito è stato uno dei temi chiave nel momento del lockdown. Cosa ha cambiato?
Il sistema che in emergenza doveva portare fondi e liquidità, quello bancario, non ha funzionato benissimo, nettamente in ritardo sia a livello di tempistica che di quantità dell’erogato. La prossimità è stata messa in discussione nel lockdown: chi, come il fintech, riesce a fare prossimità da distanza, ha lavorato bene. Per fare prossimità è bene innanzitutto che ci sia qualcuno che risponde quando lo chiami al telefono.

La finanza alternativa può essere davvero un’alternativa per le Pmi storicamente “banco-centriche”?
La finanza alternativa nel suo complesso vale 4-5 miliardi contro i 650 del sistema bancario: non possiamo illuderci di supplire, però negli ultimi 12 mesi il sistema bancario ha tolto 25 miliardi di ulteriore credito, come fa dal 2011, soprattutto alle piccole imprese, mentre il sistema della finanza alternativa invece ne ha aggiunti 2, raddoppiando i 2 che aveva messo prima. Quindi siamo in un contesto nel quale c’è un sistema che cala e un sistema che cresce. Chiaramente quello che cresce è molto piccolo, quindi va un po’ incoraggiato, ma nel contesto del lockdown ha fatto molto bene negli Stati Uniti e in Inghilterra, dove tutti gli operatori alternativi hanno contribuito a distribuire liquidità con le garanzie dello Stato molto più rapidamente del sistema bancario tradizionale.

Cresce anche in Italia? Anche effetto della “digitalizzazione” imposta dal Covid?
Nel lockdown il fintech aveva il vantaggio di essere nativamente digitale, per cui aveva le persone a casa e gestiva i processi sulle loro piattaforme informatiche come se non ci fosse nessuna differenza e perdipiù facendo gli straordinari con la gente a casa che ha finito per lavorare di più di quanto non lavorava in ufficio. Quindi ha dimostrato di avere quelle caratteristiche – la velocità, i tempi di risposta e la gestione di piccoli operatori – costitutive di un mondo che è nato per smontare un modo di fare banca, a nostro avviso, fatto male, e applicarlo su logiche informatiche diverse. Presentando un modo diverso di fare la banca verso le piccole imprese, che ha attecchito perché le società del fintech sono ancora vive e crescono abbastanza rapidamente, tanto che qualche ex banchiere (o bancario?) si è fatto la sua banca digitale. Il fintech, insomma, è un’idea concreta perché vediamo che oggi c’è una domanda che non è assistita da una offerta sufficientemente chiara a basso costo, quindi ecco perché funziona. Non ha costi, non ha sportelli, non ha l’hardware che ha impallato le banche. Ma c’è anche un lato oscuro…

Quale?
Mentre la banca va in banca centrale e porta a casa soldi a -1,5%, il fintech vive di soldi che vengono immessi nel circuito degli investitori istituzionali. Che amano la piccola impresa solo nella misura in cui gli fa ottenere dei rendimenti elevati. In termini concreti, se lo Stato italiano esce con il BTP Futura e paga a un risparmiatore l’1,3-1,5%, cosa deve pagare una piccola impresa per avere i soldi in prestito? Certamente non il 2-3% che alcune banche gli fanno pagare ma il 5-6-7%, che guarda caso è il prezzo che spuntano le imprese che vanno a finanziarsi sul mercato obbligazionario coi minibond. Ma sono tassi a cui vivono le imprese negli Usa e in Inghilterra e che si pagano nel momento in cui ci sono progetti di crescita e di aggregazione e non solo di galleggiamento.C’è anche problema di pricing applicato male dalle banche rispetto alle aspettative di un mondo che è più razionale. L’investitore si assume un rischio e chiede all’impresa di pagare in modo tale da poter dare al fondo pensione olandese, ad esempio, un rendimento del 2% ai suoi sottoscrittori. Quindi il fintech è veloce, si è dimostrato molto efficiente e in grado di erogare molto rapidamente, ma oggi cerca le garanzie tanto quanto le banche, visto che si torna all’analisi rischi pre-lockdown. Si trova quindi ad un bivio: se diventare banca o rientrare nell’alveo delle banche come operatori veloci, affidabili e trasparenti a cui le banche possano affidare un pezzo del loro business. Ma per farlo il sistema bancario deve ripensare a cosa vuol dire mantenere un cliente: se introduci operatori bravi, efficienti, monoprodotto, un virus positivo nell’organizzazione, poi devi fare attenzione a difendere e gestire bene il cliente.

Quindi c’è da aspettarsi una convergenza tra fintech e sistema bancario?
Accadrà, come è tutto da scrivere. Oggi quello che sta accadendo è l’accoppiamento tra i nuovi operatori fintech e degli operatori che si rivolgono con servizi alla piccola media impresa. Un’integrazione e una convergenza tra chi vuole fare consulenza e chi offre anche liquidità è la formula probabilmente vincente del prossimo futuro (3. continua).

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