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Gender tax sul lavoro femminile, bonus 110% fino al 2023 e i “cervelli” che vogliono tornare in Italia

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#Rassegnastampa

DETASSARE IL LAVORO FEMMINILE: E’ UNA QUESTIONE DI EFFICIENZA DEL PAESE
Tasse da “ripensare” e “rigenerare” per favorire il lavoro delle donne e rendere competitive le loro retribuzioni
. “Si chiama tassazione di genere, gender tax – scrive il Corsera – e serve a riequilibrare la divisione dei compiti familiari e il lavoro fuori casa”. Non si deve dimenticare, infatti, che se la crisi del 2008 aveva aggredito i settori a più alta occupazione maschile, oggi sono le donne ad essere le più colpite “per via della loro concentrazione nei settori messi sotto pressione dall’epidemia: il turismo e i servizi alla persona”. Gli ultimi dati Istat riportano l’occupazione femminile al 48,9% sotto la soglia del 50% faticosamente raggiungo a fine 2019. E nonostante il rimbalzino che ha visto 80mila lavoratrici rientrare sul mercato del lavoro in luglio, resta il fatto che la contrazione dei redditi delle donne – titolari spesso di contratti precari “sacrificabili” in casa e nelle aziende – “mette in crisi una filiera che arriva diretta ai bambini (le madri investono principalmente nell’educazione dei figli) dopo aver assestato il colpo alla produzione di ricchezza del Paese. Mentre il Pil va più o meno a picco, ci permettiamo di tagliar fuori prezioso capitale umano”. Insomma, non è una questione femminile ma di efficienza.

CREDITO ADESSO EVOLUTION: 300 MILIONI PER ABBATTERE I TASSI DI INTERESSE
Ha preso il via “Credito Adesso Evolution”. Il fondo, di oltre 300 milioni di euro, interessa le micro, piccole e medie imprese e le Midcap (aziende con più di 250 e meno di 3 mila dipendenti). “Credito adesso evolution” prolunga la durata del finanziamento, compreso preammortamento, da 36 a 72 mesi e aumenta il massimale del valore nominale del finanziamento alle Pmi a 800.000 euro; incrementa il valore minimo di finanziamento per Pmi e Midcap da 18.000 euro a 100.000; riduce i tempi di erogazione dei finanziamenti. Qui per gli approfondimenti: rb.gy/k0pk15.

NOVE MILIARDI DALLE UE PER PORTARE IL SUPERBONUS AL 110% AL 2023
Non c’è tempo da perdere: il Governo italiano vuole ottenere dall’Europa l’anticipo di 20 miliardi di euro sul Recovery Fund. Per farlo, Palazzo Chigi e Tesoro dovranno presentare entro il 15 ottobre, insieme alla manovra finanziaria, “l’elenco dei progetti con i relativi cronoprogrammi per la loro realizzazione”, scrive Il Messaggero. Che aggiunge: “Tra quelli prioritari sui quali il Governo conta di incassare subito i soldi del Recovery Fund c’è l’allungamento di almeno 2 anni, dal 2021 al 2023, dell’ecobonus al 110% per le ristrutturazioni energetiche degli edifici. Oggi tutti i pagamenti devono essere fatti entro il 31 dicembre 2021, motivo per cui moltissimi condomini si stanno affrettando a tenere le assemblee per deliberare le ristrutturazioni. Presto, però, il tempo a disposizione potrebbe essere allungato fino al 31 dicembre 2023. Una misura che, da sola, potrebbe impegnare 6 dei 20 miliardi dei finanziamenti europei. All’interno del Governo l’accordo su una proroga di due anni degli incentivi green è già stato raggiunto. Il Ministro dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli, sta spingendo per usufruire del bonus. In questo caso, i miliardi del Recovery impegnati nella misura diventerebbero nove”.

TORNA IL SUPEREURO A 1,20, MA L’EXPORT STA TENENDO
“Un nuovo fattore di incertezza si delinea all’orizzonte: il fantasma del supereuro”, scrive il Corriere della Sera. Si parte da una domanda: quale è oggi l’impatto di un cambio euro/dollaro che ieri si aggirava intorno a quota 1,18 dopo avere toccato la soglia di 1,20 il primo settembre? La prima considerazione: i tecnici delle imprese non riescono ad andare all’estero così come quelli stranieri non riescono a venire in Italia. Le quarantene e il lockdown hanno complicato le cose, le filiere si stanno accorciando e l’apprezzamento dell’euro accentua questa tendenza. Si resiste grazie alla qualità, ma per l’alimentare Made in Italy la questione è un po’ più complicata: gli Stati Uniti sono il secondo mercato di approdo dei nostri prodotti dopo la Germania. A tal punto che l’export nei confronti degli Usa, negli ultimi dodici anni è raddoppiato. E le imprese resistono nonostante i dazi. Il settore in maggiore sofferenza, però, è il tessile-abbigliamento: paura e tendenza al risparmio non fanno il gioco dell’economia.

RITORNO IN ITALIA? CI STA PENSANDO IL 71% DEI GIOVANI “FUGGITI” ALL’ESTERO PER LAVORO
Da un lato la “gender tax” e dall’altro la “migrazione di ritorno”. Quella sulla quale deve puntare l’Italia che vuole ripartire, per trattenere quella “generazione Erasmus” in fuga all’estero alla ricerca di lavoro e successo. D’altronde, si legge sul Corriere della Sera, “il nostro Paese spende 14 miliardi (l’1% del Pil) per la formazione di questi giovani: è importante che imprese, associazioni di categoria, università e politica collaborino per creare quelle condizioni che permettano il rientro dei giovani talenti”. Un sondaggio di Talents in Motion (il primo progetto di Social Responsibility di impresa) su 1.100 contatti, evidenzia che “il 71% degli intervistati sta valutando di rientrare in Italia. Per il 75% la crisi post Covid coinvolgerà anche tutto il prossimo anno e per un soggetto su cinque il virus aumenta la propensione dei giovani espatriati a tornare in Italia”. Le ragioni della migrazione di ritorno? Tra i fattori che incidono di più troviamo “il ricongiungimento con i propri familiari (lo dice l’82% degli intervistati) e maggiori possibilità di carriera e crescita professionale in Italia (16%). Un altro aspetto fondamentale è che la pandemia ha generato perdite di lavoro in tutto il mondo”. Insomma, è un momento in cui l’Italia può scommettere sul proprio futuro ponendo le basi per il futuro di quel 25% di studenti eccellenti che vanno a lavorare all’estero.

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