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Home «Ho visto la crisi in faccia: durissima. La ripresa? Investimenti, velocità e taglio dello stipendio (ma solo a me)»

«Ho visto la crisi in faccia: durissima. La ripresa? Investimenti, velocità e taglio dello stipendio (ma solo a me)»

20200121_121208Alessandro Vergani ha 46 anni, ma la sua «vocazione tecnica» l’ha maturata nel tempo. A tal punto che, oggi, vorrebbe ritornare sui banchi di scuola per prendersi una laurea in ingegneria. Alle spalle ha un diploma da ragioniere, un corso base di due anni – alla Liuc di Castellanza – in “Tecniche di gestione della produzione”, non sa tornire ma «capisco le macchine e risolvo i problemi», dice.

DAL PC AGLI INGRANAGGI, MA QUANTO HO DOVUTO SUDARE
In più, ma questo lo fa da quando era ragazzino, smanetta sulla tastiera del Pc con destrezza e si mangia Excell. Sarà anche per questo che, per fare il salto nel mondo delle ruote dentate, degli ingranaggi e delle pulegge (che sono sempre al centro della produzione della Vergani) Alessandro quindici anni fa si è inventato un programma battezzato “The Gears Tutor”. Un aiuto nel mondo dei calcoli per gli ingranaggi tra inclinazioni, piani e tolleranze. «In azienda ci sono entrato con l’atteggiamento più sbagliato che possa avere un giovane – racconta Alessandro – Avevo ventidue anni, l’economia era solida, l’officina di papà Stefano andava bene ed io preferivo essere il “figlio del capo” che lavorare altrove. Poche le conoscenze tecniche; minima la capacità di gestire i problemi di tipo commerciale». Ma la continuità dell’azienda è assicurata.

NEL 2009 FACCIO DEBITI PER PAGARE I COLLABORATORI
L’Officina meccanica Vergani – fondata negli anni Settanta a Jerago con Orago dove è tutt’ora – si muove anche in quel mercato dei pignoni e corone per catene a rulli (come lo sono quelle utilizzate sulle biciclette) che cambierà in fretta con la decisione, di alcune grosse industrie della provincia di Varese ma non solo, di importare i manufatti dalla Cina. Se agli inizi il settore assicura un po’ a tutti di avere un proprio spazio e i propri clienti, con gli anni il business si fa meno interessante. Da qui la svolta: il giovane entra nel vivo dell’azienda ma si sente allo sbaraglio. Bisogna cambiare, per esempio producendo ingranaggi e ruote sempre più grosse e particolari. Però mancano know how ed esperienza, nonostante Alessandro si metta a studiare norme tecniche, prontuari, manuali e trigonometria. La faccenda si complica e sfiora tinte drammatiche nel 2009, con l’arrivo della crisi: «Nel mese di ottobre, all’improvviso, tutto si ferma: il telefono non squilla; la casella di posta resta vuota. Perdiamo il 50% degli ordini. Non ci sono molte vie d’uscita: immetto capitali in azienda, non mi pago lo stipendio per mesi e mi addebito con l’Erario perché voglio, invece, che i miei dipendenti possano fare ritorno a casa, la sera, con la certezza di essere pagati ogni mese», afferma. E così è.

IL CAMBIO DI PASSO: L’”INFINITAMENTE GRANDE” CHE SERVE A TUTTO
Nel 2011, il cambio di passo: dai pezzi di piccole dimensioni a quelli sempre più grossi. Sono quest’ultimi a distinguere la Vergani nel panorama delle aziende concorrenti e in un mercato di nicchia nel quale trova un suo spazio. Il titolare mostra con un pizzico di orgoglio un nutrito esercito di pezzi dalle mille forme: «Il nostro biglietto da visita è questo – dichiara – e seppur la ruota per catena sia un prodotto dal valore tecnologico minore rispetto alla produzione di ingranaggi, è bene dire che è anche un qualcosa di tecnologicamente poco conosciuto. Eppure, le ruote servono un po’ ovunque: nei cementifici, nel settore agricolo, per il compostaggio, nel sollevamento, nei magazzini automatici, per le macchine che lavorano il vetro e per quelle che realizzano il packaging nel settore alimentare».

INVESTIRE E ASSUMERE: QUANDO UNA SCOCCIATURA DIVENTA UN VALORE
Prosegue Alessandro: «Se per alcuni imprenditori la produzione di queste ruote è una scocciatura, per noi è una sfida continua perché l’importante è avere le conoscenze giuste. Queste sono il nostro punto di forza, perché ci permettono di lavorare qualsiasi materiale. Compreso il nylon, che per quanto riguarda le finiture richiede cure veramente artigianali. Certo, bisogna investire: nel 2018 ho acquistato un tornio, nel 2019 rimesso a nuovo una dentatrice, nel mese di febbraio di quest’anno è arrivato in azienda anche un centro di lavoro per realizzare pezzi ancora più grossi. Inoltre, ho assunto un fresatore di buon livello e uno fra i migliori manutentori in circolazione».

“MEZZOGIORNO DI FUOCO”: I PREVENTIVI SONO COME PALLOTTOLE
Insomma, da quei primi passi in azienda ad oggi Alessandro Vergani si è scoperto «imprenditore. Diciamo che al di là delle questioni tecniche, ora mi occupo della parte commerciale come ho sempre voluto: vado dai clienti, mi confronto, ragiono insieme a loro. E’ un rapporto che privilegio, perché qui sta una parte dell’anima imprenditoriale. Conquistare un cliente è sempre una soddisfazione. Così, nel tempo abbiamo consolidato i rapporti anche con i nostri clienti diretti in Francia, Germania, Belgio, Danimarca, Norvegia e Olanda».

In un mondo che va di fretta – «se ti chiedono un preventivo lo devi preparare in cinque minuti, perché ti aggiudichi il lavoro se arrivi per primo», incalza Alessandro Vergani – il lavoro è sempre urgente: «A volte mi sembra di partecipare a un duello, stile “Mezzogiorno di fuoco”».

Ecco, in questo continua tensione l’importante è non perdere mai il controllo. E fare leva sulle qualità del buon imprenditore: «Interessarsi, informarsi e cercare di capire anche concetti che non fanno parte della tua formazione; circondarsi delle persone giuste che possono risolvere i problemi; stare sul mercato con lealtà senza ostacolare il lavoro degli altri (anche se sono tuoi competitor diretti); seguire il cliente con la massima disponibilità».

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