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Microimprese: c’è chi ci crede, ma le competenze non ci sono. Chi ci andrà in Canton Ticino?

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#Rassegnastampa

LAVORARE IN CANTON TICINO: IL 9 SETTEMBRE, ALLE 12, DIRETTA FACEBOOK
Lavorare in Canton Ticino tra Covid, leggi e referendum”. Questo il titolo del prossimo appuntamento con Dialoghi in diretta, il format di approfondimento che si tiene sui canali social di Confartigianato Imprese Varese. Mercoledì 9 settembre, alle ore 12, in diretta Facebook si affronterà uno fra i temi più caldi che rischia di colpire durante anche le piccole imprese e gli artigiani che lavorano al di là del confine: il referendum per limitare l’accesso dei lavoratori stranieri che si terrà il 27 settembre. La chiamata popolare apre un fronte di domande: a fare chiarezza, mercoledì 9, ci saranno Matteo Campari del servizio Estero di Confartigianato Varese e Giuseppe Augurusa, responsabile nazionale Cgil frontalieri. I relatori non si limiteranno ai possibili effetti del referendum, che vinca il sì o il no, ma entreranno anche nel merito dello stato attuale del mercato del lavoro in Svizzera, dei problemi quotidiani che devono affrontare le imprese italiane e di quelli che potrebbero nascere in futuro con l’ulteriore impennata dei contagi da Covid su territorio svizzero.

MESTIERI ARTIGIANI: CALANO LE COMPETENZE PER LE QUALI LA DOMANDA RESTA ALTA
Tra il 2015 e il 2020
, secondo dati Unioncamere e Infocamere, sono state chiuse 80mila imprese per lo più individuali o con un massimo di 4 addetti. Meno muratori, imbianchini, piastrellisti ed elettricisti (-28mila imprese) e meno padroncini nel trasporto (-12mila). L’interesse dei giovani sembra non mancare, ma in quali settori? «In cinque anni – scrive la Repubblica – sono state più di 36mila le imprese artigiane gestite da tatuatori e wedding planner under 35. Nello stesso periodo sono aumentate di 1.769 unità le attività gestite da giovani nell’ambito dei servizi della persona, servizi di cura degli animali di compagnia, riparazione di apparecchiature per le comunicazioni, manutenzione del paesaggio. Calano le attività di ristorazione e l’edilizia residenziale».
Tra il 2015 e il 2020, sono 1.800 le nuove imprese attivate dal gentil sesso: parrucchiere ed estetiste, poi addette alla pulizia. In calo le attività di ristorazione, lavanderia e pulitura di articoli tessili e pelliccia, disinfestazione. Le attività aperte da stranieri nel quinquennio sono più di 16mila. Soprattutto muratori e addetti alla pulizia.
I dati possono essere letti da diverse angolazioni. Lo scrive ancora Repubblica: «Da un lato, le microziende artigiane che lavorano per le imprese maggiori delle loro filiere si stanno consolidando, si riuniscono in imprese maggiori, escono dalla categoria artigiana. E lo stesso accade nei trasporti dove il prodotto “logistico sta diventando sempre più sofisticato. Dall’altro, invece, si assiste ad uno spostamento delle imprese artigiane verso tipologie di attività a basso valore aggiunto, a basso investimento di capitale e a bassa formazione degli imprenditori e degli addetti. Ma non è una questione di arretramento del mercato perché la domanda c’è». A frenare la “crescita” sono alcuni problemi di vecchia data: dall’accesso al credito (difficile per le microimprese) al vuoto di «promozione» delle attività artigiane da parte delle istituzioni e della scuola.

FISCO: SLITTANO A NOVEMBRE 9 MILIONI DI CARTELLE
Lo scrive il Messaggero: «Proroga fino al 30 novembre per 9 milioni di cartelle esattoriali. Il piano che prevede il rinvio è in fase avanzata di studio al Tesoro. Il 15 ottobre quindi, salvo ripensamenti, non finirà la moratoria sulle cartelle esattoriali. Addirittura, una parte dell’esecutivo vorrebbe allungare lo stop fino a fine anno così da liberare i contribuenti dalla valanga di adempimenti. Senza il blocco, come evidente, l’Agenzia delle entrate Riscossione dovrà inviare quasi 9 milioni di lettere e Pec (6,8 milioni delle quali lavorate durante i mesi del Covid) per chiedere di saldare il dovuto con il fisco. Una valanga di atti, tra multe e tasse non riscosse, si abbatterebbe su piccole imprese, partite Iva e contribuenti già fiaccati dalla crisi economica, in deficit di liquidità e alle prese con una difficile ripartenza».

BREVETTI+, NUOVI FONDI ALLE PMI
Il Governo ha stanziato 25 milioni di euro per favorire la riapertura del bando “Brevetti+”, e il decreto del 29 luglio 2020 «ha disposto il riavvio delle istruttorie sulle istanze sospese per esaurimento fondi e la riapertura di una nuova finestra per presentare domanda. Il bando sarà riaperto a sportello, pertanto le domande saranno soddisfatte in base all’ordine cronologico di presentazione fino ad esaurimento fondi», scrive Italia Oggi. Il bando si rivolge alle micro, piccole e medie imprese, anche di nuova costituzione, con sede legale e operativa in Italia. Le imprese proponenti devono essere titolari o licenziatarie di un brevetto per invenzione industriale concesso in Italia successivamente al 1° gennaio 2017, oppure titolari di una domanda nazionale di brevetto per invenzione industriale depositata successivamente al 1° gennaio 2016. I servizi ammissibili: si dividono in tre macroaree nelle quali rientrano industrializzazione e ingegnerizzazione, organizzazione e sviluppo, trasferimento tecnologico. Il bando prevede «la concessione di un’agevolazione in conto capitale nell’ambito del regime “de minimis” del valore massimo di 140mila euro. L’agevolazione non può essere superiore all’80% dei costi ammissibili», scrive Italia Oggi.

 

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