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Un quinto delle aziende rischia il crac e gli economisti imparano dall’idraulico

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#Rassegnastampa

UN QUINTO DELLE AZIENDE, ADESSO RISCHIA IL CRAC
The European House Ambrosetti inaugura oggi il 46esimo forum di Villa d’Este a Cernobbio. E lo fa in un’Italia “che va verso la terza peggiore contrazione economica dall’Unità a oggi”, scrive la Stampa. Ecco la fotografia scattata dallo Studio Ambrosetti: tra il 2000 e il 2019 il tasso di crescita medio italiano è stato pari allo 0,4, un quarto del tasso medio europeo. Però, ancor prima della pandemia la crescita dell’Italia in Europa era stimata ad un 0,3%: la più contenuta tra tutti i Paesi. Se verrà confermata la tendenza attuale, i fatturati delle imprese si ridurrebbero in una forbice compresa fra -6% nello scenario più ottimista e -29% in quello più drammatico. Ad oggi, si tende ad una riduzione compresa tra lo scenario di base e quello più negativo. In pratica, si passerebbe da un fatturato complessivo di quasi 2.900 miliardi di euro registrati nel 2019 a poco più di 2.250 miliardi a fine anno. “Secondo i dati Ambrosetti – prosegue il quotidiano – il 30% delle imprese italiane (l’analisi è avvenuta su un campione di 112mila società composto da Pmi e grosse industrie) è esposto ad un rischio di liquidità, e il 17% rischia il default. Il margine operativo lordo potrebbe essere negativo a fine anno, considerando lo scenario più buio, per la metà delle aziende intervistate”. I 10mila miliardi di dollari su scala globale fatti di sussidi, bonus, garanzie su prestiti, incentivi e sgravi fiscali aiuteranno? Secondo Ambrosetti “il quadro andrà ad impattare sui conti pubblici dei vari Paesi, con rapporti deficit/Pil destinati a crescere in tutte le economie coinvolte. Italia compresa”. E le diseguaglianze economiche, in Italia, sono già aumentate: lo dice l’indice Gini arrivato a quota 35,9 punti, il valore massimo dal 1998 e il più elevato nel confronto con i principali Paesi europei.

BREVETTI: MILANO CANDIDATA PER L’EUROPA
Milano è la città candidata al Governo per ospitare la sede del Tribunale europeo dei brevetti: la partita se la giocherà con Parigi, Monaco e una città della Spagna. A Torino, invece, andrà il Centro nazionale dell’Intelligenza Artificiale. “A far pendere la bilancia a favore – scrive il Corriere della Sera – sono stati i numeri che certificano il primato del territorio lombardo e milanese per quanto riguarda la ricerca e innovazione, premesse indispensabili di qualsiasi richiesta di brevetto”. Qualche numero: nel decennio 2008-2018 Milano ha depositato 6.543 domande di brevetto europeo, vale a dire il 17,2% del totale nazionale. Nel 2008, Milano è la prima provincia in Italia per domande di brevetto seguita, ma ben distanziata, da Torino (303), Bologna (300), Vicenza (194) e Roma (180). I dati dell’Ufficio Europeo dei Brevetti relativi al 2019, e riferiti al livello nazionale, “registrano 4.456 domande, di cui 940 (pari al 21% arrivato da Milano) e 1.493 dalla Lombardia (il 34%)”.

QUANDO L’UDRAULICO INSEGNA L’ECONOMIA
Ha 47 anni, e nel 2019 le è stato assegnato il Premio Nobel insieme ai colleghi Abhijit V. Banerjee e Michael Kremer. Esther Duflo è la più giovane Nobel per l’Economia della storia. E quando le si chiede perché le persone abbiano perso fiducia negli economisti, dice che le ragioni sono due: molte persone che vanno in tv si presentano come economisti ma non lo sono; chi invece lo è, a volte si presenta come un oracolo. Allora, gli economisti si chiedono: dovremmo sentirci più scienziati o più ingegneri? La Duflo risponde così: “E’ utile che gli economisti si sentano come degli idraulici, perché questi fronteggiano una situazione reale imprevista, installano o riparano la tubatura, osservano ciò che accade e poi apportano gli aggiustamenti necessari fino a quando tutto riprende a funzionare. Se noi economisti vogliamo risolvere problemi veri, dobbiamo calarci nella mentalità dell’idraulico, dove la realtà è molto più complessa dei nostri modelli, e quindi non possiamo avere già dall’inizio l’idea giusta per risolvere un problema. Dobbiamo fare del nostro meglio con quanto già sappiamo, ma con umiltà”.

A VARESE LA RIPRESA PASSA DALL’AUTO. PIU’USATA CHE NUOVA
Varese si muove…in auto. I dati della Camera di Commercio si riferiscono agli spostamenti registrati tra febbraio e luglio: dopo il periodo clou dell’emergenza sanitaria, le quattroruote si sono rimesse in moto. Si legge sulla Prealpina: “Prendendo come numero indice di riferimento il 13 gennaio, e considerandolo per convenzione pari a 100, a febbraio il flusso ha raggiunto quota 80, a marzo si è scesi a 15, la risalita in aprile arriva a 24 per poi crescere in modo continuativo: dal 76 di maggio al 126 di luglio. Il territorio sta aumentando la sua capacità di spesa? Probabilmente sì. E lo dice anche il “boom” registrato dai concessionari d’auto della nostra provincia: si sono vendute più auto nell’agosto 2020 che non nello stesso periodo del 2019. A tal punto che Varese occupa la 15esima posizione nella classifica delle auto vendute in tutta Italia e la quarta in Lombardia. Nel rapporto tra nuovo e usato, il nostro territorio è in linea con la media nazionale: nell’agosto 2020 il volume delle vendite a Varese ha interessato per il 36% auto nuove e per il 64% auto usate. La rottamazione delle vecchie auto per potersi accaparrare gli ecoincentivi ha dato una mano, anche se il dato italiano è ancora negativo: -0,43% rispetto all’agosto 2019.

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