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Home Confartigianato Varese al presidente Fontana: «Non chiudete le aziende, sono un presidio di sicurezza»

Confartigianato Varese al presidente Fontana: «Non chiudete le aziende, sono un presidio di sicurezza»

immagine«Vedevo negli imprenditori entusiasmo e una volontà di fare e di ripartire che mi induceva a dire “ce la facciamo”, poi questo virus ci ha un po’ bloccato, speriamo adesso di essere noi a bloccare il virus». A tu per tu con il presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana, nel webinar del ciclo “Item d’impresa” di Confartigianato Imprese Varese, che mette a confronto il governatore in lotta contro l’emergenza Covid con la voce delle piccole imprese rappresentata dal presidente dell’associazione di Varese Davide Galli. In un «momento difficile che richiede massima coesione a livello sociale e condivisione – sottolinea Fontana, rivolgendosi a Galli – io vado avanti con determinazione, convinto che anche voi lo siate ancora più di me».

Il punto della situazione
«Preoccupato? Sono molto attento, convinto che non ci possiamo permettere di arrivare a misure troppo drastiche» così Fontana sulla situazione critica del Covid in Lombardia, con la crescita dei contagi che sembra fuori controllo, tanto da indurre la Regione ad introdurre misure restrittive impegnative per i cittadini e per il tessuto imprenditoriale lombardo. «Tutte nella direzione di cercare di ridurre il contagio, anche se ci accontenteremmo di stabilizzare i numeri – ammette il governatore – spero siano iniziative utili, ce le hanno suggerite i tecnici. Chiediamo alla gente di fare ancora sacrifici, ma se i lombardi li accetteranno credo che potranno dare risultati sperati, e ciò impedirà a dover passare alle fasi successive». Misure controverse, ma Fontana chiarisce: «In questa fase, che dovrebbe essere di coesione con scelte condivise, ci sono ancora speculazioni politiche che onestamente mi fanno perdere un po’ di volontà nei confronti della politica. Dovremmo essere coesi».

Contagi e terapie intensive
Dal punto di vista sanitario, la novità rispetto alla prima ondata è data dal fatto che «non ci sono più zone particolarmente colpite dal virus, ma una distribuzione molto più diffusa», il che impone «restrizioni su tutto il territorio». Anche se le aree “osservate speciali” in questo momento sono le province di Milano, Monza e Varese. Una situazione che ha costretto a riattivare l’Ospedale in Fiera, dedicato alle terapie intensive: «Funzionerà, con i primi pazienti che entreranno oggi, 23 ottobre, per togliere una pressione eccessiva agli ospedali e per evitare complicazioni e rischi negli ospedali dove si dividono i reparti di rianimazione tra pazienti Covid e non Covid. Darà una mano, in questa fase, principalmente agli ospedali del Milanese, Varesotto e Comasco».

Il Piano Lombardia
Se l’emergenza è tornata a mordere, il governatore della Lombardia non rinuncia a guardare al Post-Covid, alla ripartenza economica. La soluzione scelta dalla Regione della rosa camuna è il Piano Lombardia: «Sono 3,5 miliardi di investimenti pubblici, che speriamo possano dare respiro e fiato a tutte le attività economiche. Era ed è l’unico modo per dare una spinta all’economia, e siamo anche l’unica regione che l’ha fatto» ammette il presidente Fontana.

Riferendosi al fatto che «purtroppo i bilanci e i vincoli costituzionali ci impediscono, come Regione, di fare debiti sulla parte corrente, che sarebbe di aiuto diretto alle imprese. Io ad esempio sarei favorevolissimo all’istituzione di bond regionali per sostenere le imprese, ma non possiamo farlo, perché il debito lo possiamo fare solo nella parte per gli investimenti pubblici». Ed è quello che Regione Lombardia ha fatto, stanziando 3 miliardi e mezzo: «Risorse vere, che entrano subito nel circuito economico, che vanno nella direzione di una prospettiva di sviluppo, su infrastrutture, green, digitalizzazione, ricerca e innovazione, e che probabilmente nel prossimo bilancio aumenteranno ulteriormente». E un altro fronte su cui «il Covid dovrà far fare parecchi ragionamenti» è quello della semplificazione dei rapporti tra Pubblica Amministrazione, imprese e cittadini: «Ci abbiamo provato, ma quando ci spostiamo al limite del confine il governo romano impugna o minaccia di impugnare le nostre leggi. La burocrazia rovina le imprese, ma anche la Regione – fa notare Fontana – i nostri dirigenti sono terrorizzati dalle conseguenze giudiziarie e dalla Corte dei Conti, perché è sottile il limite tra quello che si può fare e non fare. Finché si vedrà ovunque il sospetto e l’illecito, la macchina della Pubblica Amministrazione rischia di incepparsi definitivamente».

Il presidente di Confartigianato Imprese Varese, Davide Galli, ha ringraziato il governatore Fontana per aver dato «un quadro realistico ma anche un segnale di fiducia, perché oggi è importante per noi imprenditori sentire qualcosa di positivo. Senza la fiducia si perde la voglia di fare, di investire e di andare avanti». L’urgenza, per il mondo della piccola e media impresa, è scongiurare un nuovo lockdown: «Non si può chiudere le nostre imprese – sostiene Galli – sia perché difficilmente riapriremmo, ma soprattutto perché abbiamo fatto forti investimenti a favore della sicurezza, per la prevenzione Covid, la sanificazione e il tracciamento. Siamo anche una forma di presidio sanitario, consapevoli che mettere in sicurezza le nostre aziende ci permette di andare avanti».

L’appello di Confartigianato Varese a Regione Lombardia è chiaro: «Occorre sostenere e tenere aperte le imprese, anche di fronte alla percezione di imprenditori lombardi di un mondo esterno che ci criminalizza, ventilando addirittura la responsabilità penale per gli imprenditori in caso di Covid, e ci sconforta, con molti dipendenti che, non certo per colpa di Regione Lombardia, non hanno ricevuto la cassa integrazione dall’Inps».

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