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Home Diciamo no a un lockdown bis: costruiamo le alternative. La voce delle imprese e il SONDAGGIO

Diciamo no a un lockdown bis: costruiamo le alternative. La voce delle imprese e il SONDAGGIO

shutterstock_1680015832-1«Gli imprenditori si sono presi le loro responsabilità e se le prenderanno ancora per tenere sotto controllo i contagi attraverso il rispetto dei Protocolli di sicurezza. Prima la salute, ma chiudere le imprese sarebbe un evento tombale: il definitivo colpo di grazia sul tessuto imprenditoriale italiano. Soprattutto quello fatto di micro e piccole imprese. Un altro lockdown dev’essere evitato». Davide Galli, prima ancora di parlare come presidente di Confartigianato Imprese Varese, lo fa da imprenditore del settore della meccanica. Imprenditore che non si può permettere di «accendere e spegnere, come se fosse una lampadina» la propria azienda: «Ogni volta che si ferma tutto si deve sostenere un costo di cessazione e poi, per ripartire, un costo di riavviamento».

Di fronte al pericolo di un’altra chiusura dopo quella già avvenuta nel mese di marzo – 69 giorni di lockdown – il numero uno di Confartigianato Varese tocca la realtà con mano. Quella di tutti i giorni, e la racconta: «Se domani il Governo mi dicesse che devo chiudere anche solo per quindici giorni, diventerebbe complicato evitare un tracollo economico perché sarebbe difficile poter garantire gli stipendi ai collaboratori, si dovrebbe ritornare alla Cassa integrazione, i rapporti con clienti – grandi e piccoli – si farebbero complicati e rischierei la perdita di molte commesse. Ordini che, ricordiamolo, dall’avvento della pandemia sono diventati sempre più scarsi».

Guardando al tessuto imprenditoriale in generale, Davide Galli riporta l’attenzione anche ad altro: «Ci sono imprenditori che devono pagare gli affitti di capannoni e laboratori e se si chiude non si pagheranno questi così come si rischia di non poter pagare le tasse e i fornitori. Se si dovesse interrompere la catena virtuosa del rispetto dei tempi di pagamento tra le imprese, sarebbe un vero disastro. Chiedere liquidità alle banche? La richiesta non può essere infinita e molte imprese, proprio per fare fronte alle difficoltà del momento in tempi rapidi, hanno attinto alle proprie risorse finanziarie. Ma non tutte lo hanno potuto fare».

E’ un cane che si morde la coda, ed è per questo che il presidente di Confartigianato Imprese Varese sottolinea nuovamente l’urgenza di evitare un altro lockdown e, soprattutto, una chiusura che «anche nel mese di marzo non avrebbe dovuto seguire la logica dei codici Ateco ma la logica della filiera, che va dalla materia prima al prodotto finito. Se chiudi, seppur temporaneamente, anche l’attività di una sola azienda che fa parte della filiera interrompi l’economia, perché a dover essere tutelate sono proprio quelle ramificazioni di rapporti tra le imprese del manifatturiero e i servizi essenziali che durante il lockdown sono sempre rimasti aperti».
Infine, un richiamo al rigore: «Bisogna essere rigorosi sulle norme da rispettare, e gli imprenditori lo sono stati durante la prima ondata del Covid-19 e lo sono anche adesso. Perché non solo hanno investito in Dispositivi di protezione individuale (Dpi), in igienizzanti e sanificazioni, ma anche in quella tracciatura che tiene al di fuori dei luoghi di lavoro il virus: Chi entra in azienda – prosegue il Presidente Galli – è tracciato. I corrieri, in azienda, non ci entrano più e anche la gestione della logistica, dagli imprenditori, è stata organizzata in modo tale da evitare qualsiasi contatto. In azienda non circolano neppure più documenti cartacei».
Quindi, «resteremo aperti e monitoreremo il rischio di contagio tra i nostri dipendenti – conclude il Presidente – individuando le situazioni più critiche per tempo. Ma nessuna impresa potrebbe sostenere l’impatto con un altro lockdown: la nostra economia è già fin troppo fragile».

IL VIDEO DEL PRESIDENTE DI CONFARTIGIANATO VARESE DAVIDE GALLI

 

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