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Home E’ l’ultima occasione per digitalizzarsi: la mini-guida per cambiare passo in azienda

E’ l’ultima occasione per digitalizzarsi: la mini-guida per cambiare passo in azienda

shutterstock_521689060I numeri del digitale italiano sembrano buoni: 2 milioni di persone acquistano online e nel 2019 erano solo 700 mila; 12 mila Pmi vendono su Amazon, traendone 500 milioni di euro da vendite sui mercati esteri; il commercio digitale vale 48,5 miliardi di euro (già solo nel 2019). Eppure, se cerchiamo una Pmi sul web è molto difficile che ci sia, perché non ha un sito; o ha un sito che ha dieci anni, coi relativi limiti, o non riporta chiaramente il suo indirizzo fisico né le foto dei suoi prodotti.

LA PROVA DEL COVID-19
Il Covid-19 ha mostrato tutte queste mancanze, persino quelle più drammatiche: se non hai un sito non esisti o molto probabilmente non sei affidabile; se non hai una mail professionale, che dopo la chiocciola ha il nome della tua azienda – non Yahoo o Gmail – sei considerato un dilettante o un improvvisato. Ha poi svelato la difficoltà di svolgere attività molto semplici in remoto, di lavorare con connessioni debolissime o assenti (quanti sono ancora senza POS o connessione?).

Il lockdown ha invece costretto le imprese a comunicare, lavorare, arrangiarsi tramite il web e gli strumenti digitali, spinte soprattutto da tutti i clienti e gli utenti che si sono riversati su internet. Da un sondaggio della società di consulenza McKinsey appositamente realizzato in occasione del Covid-19 risulta che il 75% degli utenti che ha utilizzato i canali digitali per la prima volta continuerà ad utilizzarli.

Purtroppo per le pmi il digitale non è ancora una normalità, anche se è un ingrediente che costringe a far funzionare bene tutto il resto: l’eCommerce non lavora senza una buona logistica, l’attività commerciale non va senza una solida presenza online, e la produzione non può camminare velocemente senza una efficiente comunicazione (online) interna.

IL PERCORSO EVOLUTO
Ovviamente se ne può fare un uso evoluto ed uno di base. E proprio durante i momenti più rigidi del Covid-19 si è notato quanto le imprese con un uso evoluto ne abbiano tratto vantaggio: hanno lavorato senza gli uffici (le non manifatturiere), i dipendenti si sono connessi tra loro e con i clienti, hanno venduto online e parlato dei propri prodotti, anche presentandosi attraverso le piattaforme gratuitamente disponibili.

Chi “aveva tempo” ha poi realizzato attività di formazione via web, distribuito informazioni utili ai clienti attraverso webinar e talk, facendone tesoro per convertirle in numeri e strategie commerciali, di prodotto e di servizio. Fuori da questa contingenza, l’uso evoluto del digitale consente di sfruttare e analizzare i dati, digitalizzare archivi e informazioni su prodotti, pagamenti, progetti e innovazioni.

Sempre McKinsey ha calcolato che a causa del Covid-19, in sole otto settimane, si è fatto un balzo in avanti di cinque anni nell’utilizzo del digitale nel business e nei consumi. Tradottosi in attività incrementali per banche, negozi, scuole, ospedali. Accelerazioni che consentono di correre velocemente, ma anche di recuperare, a chi non è ancora a un livello di base.

PRIORITÀ ELEMENTARI
Cosa significa per le pmi ritardatarie ottenere almeno un diploma di maturità digitale? È possibile esaminarle attraverso la loro presenza sul web, la loro popolarità (quanto sono conosciute?) e la loro capacità di tradurre queste in business, contatti, contratti e vendite.

In questi mesi le imprese hanno molto investito proprio sulla loro visibilità, concentrandosi su siti web, social network, newsletter, pubblicità. Buone attività, che fanno parte di un livello base di conoscenze non ancora sufficientemente diffuse, con un ordine di priorità.

La prima è avere un sito web in cui siano evidenti poche cose, ma molto ben definite: il nome dell’azienda (originale, non copiato e non riconducibile ad altre imprese), l’indirizzo fisico, il settore di competenza, i nomi e i volti delle persone di riferimento, e i contatti.

La seconda è avere una mail professionale (dopo la chiocciola c’è appunto il nome dell’impresa) da usare efficacemente dentro e fuori l’azienda; che sia visibile e disponibile per essere immediatamente contattati dai clienti, e a cui si risponde entro un massimo di un paio di giorni (se si risponde dopo una settimana tanto vale usare posta e francobolli…).

Al terzo posto possiamo mettere l’informatizzazione: avere schede prodotto digitali da usare dentro e fuori l’azienda, sia per la produzione che in forma di brochure e in formato Pdf per i clienti.

Al quarto ci sono i social network e la comunicazione, e al quinto la gestione di un semplicissimo conto online per rendere veloci anche pagamenti e la visualizzazione delle riscossioni.

Per chi ha rinunciato al digitale finora, per riprendersi dalla crisi, fatturare, rendere tutto più veloce, non ci sono più scuse, nemmeno di prezzo.

di Antonio Belloni, consulente aziendale e saggista

Tratto dal magazine Imprese e Territorio 
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