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Home Fsba, da Roma mancano 50 milioni all’appello: «Ritardo inaccettabile per lavoratori e imprese»

Fsba, da Roma mancano 50 milioni all’appello: «Ritardo inaccettabile per lavoratori e imprese»

shutterstock_693448198«Fsba, non è finita: una parte delle risorse (375 milioni) sono arrivate ma ci sono ancora dipendenti delle aziende artigiane che aspettano i pagamenti da luglio in poi e ci sono 50 milioni di euro che ancora mancano all’appello. Sbrighiamoci, la burocrazia e la lentezza delle procedure non possono condizionare la vita di migliaia di persone causando, tra l’altro, danni economici e gravi conseguenze sociali». Il direttore generale di Confartigianato Artser, Mauro Colombo, unisce i puntini della cassa integrazione artigiana, che negli ultimi mesi si è vista rovesciare addosso dall’apparato burocratico statale ritardi che il top manager di viale Milano definisce «ingiustificabili» specie alla luce degli sforzi messi in campo dal Fondo prima che si mettesse in moto la macchina pubblica.

Risale, infatti, al 26 febbraio scorso l’accordo interconfederale per l’attuazione dell’intervento di integrazione del reddito per i casi di sospensione delle attività lavorative a causa del diffondersi del Covid-19. Un’azione fondamentale per fare qualcosa di concreto nei primi, durissimi, momenti della pandemia, precedendo i vari Decreti (dal “Cura Italia” all’”Agosto”), intervenuti solo successivamente con iniezioni di liquidità fondamentali a far fronte a un numero di richieste impossibili da sostenere per il solo Fsba.

Ma, nel momento dell’intervento statale, le cose si sono complicate di molto, trasformando la cassa integrazione artigiana in un percorso tutto in salita. Alla velocità iniziale, infatti, sono seguite lungaggini determinate dall’iter imposto alle risorse stanziate: prima un decreto congiunto del ministero del Lavoro e del ministero dell’Economia. A seguire la registrazione alla Corte dei Conti e, infine, il passaggio in Banca d’Italia. Solo a quel punto i soldi possono approdare sul conto corrente di Fsba. Ma, nel frattempo, il tempo è passato e le situazioni si sono enormemente complicate.

«Siamo di fronte a iter macchinoso che mal si concilia con il bisogno di tanti dipendenti e con l’attenzione nei loro confronti degli imprenditori che, in molti casi e non senza difficoltà, hanno anticipato le spettanze, rimanendo a loro volta in ipossia da liquidità, e in difficoltà nell’avviare percorso di riorganizzazione e rilancio» prosegue Colombo che considera la vicenda al limite dell’accettabile. Anzi, peggio: inaccettabile. «Ogni due-tre mesi dobbiamo richiamare l’attenzione sul problema per sbloccare risorse che ci spettano, come i 50 milioni di euro che ancora non si sono visti». Eppure sono quanto legittimamente spetta a copertura di eventuali settimane scoperte e delle nuove diciotto settimane introdotte dal decreto agosto».

Il Fondo di solidarietà bilaterale per l’artigianato è finanziato dalle imprese e dai lavoratori tramite una contribuzione mensile che consente alle piccole aziende anche con meno di sei dipendenti, di poter accedere a trattamenti di integrazione salariale. Ed è indispensabile che la macchina non si blocchi per assicurare tenuta sociale e imprenditoriale: il valore della competenza di un collaboratore in una piccola impresa artigiana è difficile da quantificare, e senza patti chiari e fondi puntuali, il sistema rischia di incepparsi, a danno dell’intero territorio. Per questo «muoviamoci subito, anche alla luce di quello che sta succedendo. Non abbiamo tempo a disposizione»

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