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I primi bellissimi cento anni degli impagliatori di design della Narciso De Bortoli

img_0205Cento anni. Tanti, tantissimi nell’epoca in cui tutto sembra frantumarsi contro il muro del tempo e dello spazio circoscritti al qui e ora. Nell’epoca del tutto che si consuma subito. Tutto tranne quella sapienza che i nonni hanno saputo tramandare ai padri e che i padri hanno trasmesso ai figli. E’ così che è arrivata fino ad oggi quella “bottega della sedia” che è la “Narciso De Bortoli 1920” di Oggiona Santo Stefano. Un angolo di passato e presente insieme ricavato nel cuore di una corte dove, per anni, è maturato il saper fare di Domenico, il fondatore, quello di Narciso – l’erede – e quello di Lorella e Luca, i figli, la terza generazione di impagliatori, custodi della lavorazione con paglia di Vienna e innovatori, immersi in creazioni di design realizzate con corde naturali e corde sintetiche.

Ieri e oggi, ma anche domani, perché il mondo della sedia è entrato al Salone del Mobile di diritto, con lo status di complemento d’arredo in grado di far sognare ma anche di generare benessere, usability e comodità. E, mai come oggi, in questa ricerca di modernità ha saputo riscoprire il valore della paglia di Vienna, la stessa che è tratto distintivo dei capolavori firmati Thonet, gigante della sedia legato a filo stretto con la storia dei De Bortoli.

Papà Narciso amava a tal punto lo stile di artigianato industriale creato da Michael Thonet due secoli fa da allestire una collezione che oggi conta cento pezzi e che al Battistero di Velate porterà bellezza nella bellezza, arte nell’arte. Riaperto nell’agosto 2017, l’oratorio della Confraternita dei Domenicani tardo secentesco affidato dalla Comunità Maria Madre Immacolata alla curatrice Carla Tocchetti e all’associazione Beautiful Varese accoglierà dal 17 ottobre al primo novembre una ventina dei pezzi migliori del corpus De Bortoli. «Papà si era innamorato di queste sedie realizzate in legno ricurvo e, poco alla volta, le ha ricercate e custodite, fino ad averne un numero rilevante» ricorda Lorella, laurea in architettura con tesi dedicata all’arte, alle tecniche e ai materiali per intrecci e impagliature e passione sconfinata per le sedie, al punto da ampliare insieme al fratello il respiro dell’azienda, portandola all’attenzione di clienti internazionali e palati finissimi.

Perché il buon lavoro, quello antico e moderno assieme, premia anche alla lunga, come è accaduto a Lorella e Luca. Eravamo andati a trovarli per la prima volta nel 2017. Ci aveva colpito la tensione al cambiamento che si respirava nel laboratorio, nello showroom, nei locali che accoglievano, ieri come oggi, sedie nuove, vecchie, malconce ma bellissime, rinnovate e aristocratiche, innovative, tradizionali, comode, di design.

Siamo andati a trovarli tre anni dopo, in occasione dei primi cento anni di vita, e a ridosso dell’esposizione “Thonet – La rivoluzione del legno curvo” (ingresso libero soggetto a normativa anti-Covid sabato e domenica dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18; da martedì a venerdì prenotazione obbligatoria da richiedere a battisterodivelate@gmail.com). E li abbiamo trovati più grandi, più forti, impegnati con nuovi clienti e su nuovi progetti. Una nuova “normalità”, verrebbe da dire dato il periodo, che non lascia neanche il tempo di respirare perché la paglia di Vienna e il legno, insieme, sono tornati ad essere ricercati da un mercato che ha scoperto la tradizione modernizzata dal design.

Lorella opera su questi fronti, con collaboratori che curano ogni sedia in dettagli immensamente piccoli eppure straordinariamente importanti. «Ero piccola quando sono entrata in azienda, avevo due o tre anni: mi padre mi portava qui e mi portava alle mostre, mi permetteva di scoprire e di conoscere». Quella conoscenza è cresciuta con il tempo, è diventato il valore che, sommato alla capacità, al saper fare, e al saper innovare, fa della Narciso De Bortoli un ponte tra tradizione e innovazione che affascina chiunque provi a scavare nella storia di questa famiglia metà bellunese e metà friulana che non poteva che dedicare la vita alle sedie. Era scritto nella storia e nelle origini. Belluno è la capitale dell’impagliatura tradizionale con erba palustre e il disegno a X. Quel di Manzano, in Friuli, invece, è terra natia di mamma Milva: lei, nel triangolo della sedia (proprio così veniva chiamato quel fazzoletto di terra operosa), lavorava con la paglia di Vienna e ne imparava segreti e manualità.

Non poteva che andare come è andata, ovvero questa coppia crescesse i figli a pane e sedie, collaborando alla diffusione della cultura dell’impagliatura sul territorio, in occasione delle tante esposizioni alle quali papà Narciso partecipava per far conoscere il suo mestiere antico ma modernizzato.

«Oggi il mestiere è cambiato, lavoriamo con tanti materiali e una parte rilevante del nostro lavoro è diventata la consulenza, che solo chi conosce profondamente il mondo della sedia può dare con consapevolezza e competenza» dice Lorella, che sta già trasmettendo la sua passione alla quarta generazione e si prepara a nuove sfide e a nuove emozioni. L’online infastidisce ma la sapienza, la professionalità, la qualità, l’unicità dell’offerta, alla lunga pagano.

E allora, tanti auguri Narciso De Bortoli 1920: il regalo è la mostra Thonet, la seconda che attinge alla collezione privata De Bortoli dopo quella allestita nel 2003 con il Politecnico.

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