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Home La pandemia ha rotto i tabù: online si vende bene. E con il webinar si vende anche di più

La pandemia ha rotto i tabù: online si vende bene. E con il webinar si vende anche di più

shutterstock_123115945Se il Covid fosse arrivato tra cinque anni, la realtà virtuale sarebbe stata accettata in pochi istanti, perché già usuale. La pandemia attuale ha solo accelerato il concetto di “smartworking”. Ne è convinto Alessio Pieroni. L’enfant-prodige del marketing online sta per lanciare il suo nuovo libro. Uscirà ad ottobre. Come creare una digital strategy a livello aziendale, partendo da zero? Come lanciare un prodotto online dopo la pandemia? Le risposte sono tutte lì. Lui ha voluto anticiparne qualcuna, dare qualche consiglio su un mondo (quello dei prodotti online) che si evolve a velocità stratosferica. Se il più scaltro del settore andasse in vacanza per un anno, tornerebbe da pivellino. Il web corre e non aspetta nessuno.

«La cosa più importante – spiega Pieroni, che ha appena lasciato Mindvalley dopo che l’azienda ha fatturato centinaia di milioni di dollari in tre anni – è capire qual è il tuo valore. Se vuoi pubblicizzare il bar sotto casa avrai una strategia, se sei Apple ne avrai un’altra. Qual è il budget, qual è il database, quali sono le risorse a livello umano che l’azienda ti fornisce? Tutto al giorno d’oggi si deve lanciare online, anche un ristorante. Molti sono sempre frenati per paura di essere giudicati. Non c’è motivo. Un modello che io utilizzo spesso è il modello con il webinar: creare una classe di un’ora su un unico contenuto e poi vendere il prodotto. Ho fatto fare milioni di dollari con il modello webinar. Se si vende qualcosa di cui le persone sanno poco e devono essere informate, è di gran lunga il modo migliore».

Forse si tratta davvero di un’arte: Pieroni prima di ogni seminario interattivo su internet prepara modelli di 15 pagine. Sa bene che molti arrivano prevenuti, hanno obiezioni, non vogliono comprare. Magari partecipano controvoglia. Solo il 5 per cento acquista, ma gli altri comunque imparano qualcosa. Forse compreranno in futuro, o ne parleranno con qualche amico. L’importante è che, in qualche modo, si crei un dibattito. È necessario avere un grande database di contatti e saper scegliere chi invitare ai webinar.

«Spesso viene detto: rendi l’esperienza il più semplice possibile – prosegue il manager marchigiano – ma spesso questa cosa può significare non informare a sufficienza le persone. Se tu mi vendi un corso di tre mesi devi spiegarmelo per bene, è interessante capire come ogni prodotto abbia una storia a sé. Spesso si deve andare in profondità con i clienti. Capire paure, obiezioni, obiettivi. Spesso ho venduto prodotti di cui non ero il cliente ideale, bisogna immedesimarsi nel compratore». Cosa non fare? Non pensare che sia troppo difficile. Nessuno è online da 50 anni, tutti sono nuovi. Tutto, compresi i manuali su come essere più bravi, si trovano… online. Pieroni l’ha scoperto sulla sua pelle. Ci sono delle regole, ma nulla è impossibile.

Ogni tre anni cambia tutto. Nel digital marketing bisogna sempre essere aggiornati e, a ben vedere, è un sistema molto meritocratico. Puoi avere un budget più grande del mio, ma se non lo sai far fruttare vinco io. «Non bisogna pensare che un prodotto avrà meno successo se è meno caro. Questa è una delle più grandi cantonate che ho preso: non abbassate troppo i prezzi. Chi se ne intende non si fiderà di qualcosa proposto a cifre stracciate». Se nessuno, neanche Alessio Pieroni, è perfetto, c’è chi sa leggere i tempi prima di altri. Nel periodo di smartworking obbligato le aziende a crescere sono state le app, l’e-commerce, l’educazione online. Ormai internet è un’esigenza. Il marchigiano lo sa fin dai tempi de La Svolta School, il primo prodotto di crescita personale da lui lanciato, prima di quel Lifebook che fruttò milioni. «La pandemia ha rotto delle barriere mentali. Molti dicevano ‘non comprerò mai online’. Io non avrei mai pensato di vedere la pubblica amministrazione italiana lavorare online, ad esempio. Ora bisogna capire se le aziende torneranno al mondo di prima, o i dipendenti capiranno che ci sono anche altri modi».

di Davide Maniaci

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