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Home Sempre meno imprese per colpa del Covid. Anche nel Varesotto. Aiuti di Stato a chi non ce la fa

Sempre meno imprese per colpa del Covid. Anche nel Varesotto. Aiuti di Stato a chi non ce la fa

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#Rassegnastampa

COMUNICARE IN AZIENDA: NE PARLIAMO GIOVEDI’ 15, ALLE ORE 12, SU FACEBOOK
In qualunque azienda di qualunque dimensione, anche in quelle più piccole, il primo canale di comunicazione sono i collaboratori. Una buona comunicazione interna valorizza il rapporto tra azienda e persone.
Ma come si può comunicare nel modo più giusto e corretto?
Quante parole devo usare e quale tono di voce?
Come essere chiaro e diretto?
Come trasferire la giusta passione, la strategia aziendale, l’importanza di un progetto particolare?
Ne parliamo giovedì 15 ottobre, alle ore 12, in diretta sul canale Facebook di Confartigianato Varese con Alice Mazzucchelli, docente di Marketing e Management all’Università Bicocca di Milano. Un tema che, proprio durante la crisi epidemica, ha assunto un ruolo decisivo in azienda perché la condivisione è sempre vincente.

CROLLO DELLE AZIENDE IN PROVINCIA DI VARESE. LA SALVEZZA NEL DIGITALE
«Dura, anzi durissima la vita delle micro e piccole imprese in provincia di Varese nel 2020»: lo scrive la Prealpina all’indomani della presentazione del Rapporto 2020 “Ripartire controcorrente” di Confartigianato Lombardia. Perché sono state proprio le micro e piccole imprese – il 94,4% dell’intero tessuto produttivo provinciale che dà lavoro a oltre il 46% degli occupati – a soffrire di più tra i mesi di marzo e maggio durante il lockdown causato dal Covid-19. Così, le iscrizioni di nuove aziende in provincia di Varese sono calate del 31,5% contro il dato regionale del 32,1%. Il calo peggiore si è registrato nelle Marche con il 36,4%. «Decisamente peggiore la dinamica delle imprese artigiane: 19mila in provincia per oltre 43mila addetti – prosegue il quotidiano della città di Varese -. Nel secondo trimestre del 2020 hanno più che dimezzato il numero delle iscrizioni di nuove imprese: -51,3%. Uno dei dati peggiori a livello regionale. Inoltre, rispetto al periodo settembre-novembre 2019, quest’anno in Lombardia solo 27 imprenditori su 100 ipotizza di assumere personale. Nel Varesotto, solo 18 su 100». Chi se la cava meglio? Le imprese digitalizzate: il 40% delle imprese che prima del Covid avevano investito in queste tecnologie, «viaggiano quasi ai ritmi dell’anno precedente. L’accelerazione digitale c’è stata anche nelle micro e piccole imprese della provincia di Varese: oltre il 7% in più delle aziende ha previsto investimenti nel digitale perché lo considera un alleato imprescindibile per contrastare la crisi e uscirne rafforzati».

FINITA LA TREGUA TRA FISCO E CITTADINI: DA VENERDI’ PARTONO LE CARTELLE
La tregua è finita: giovedì termina il divieto di notifica delle cartelle di pagamento sospese durante l’emergenza sanitaria. «Da venerdì – scrive il Corriere della Sera – potranno partire le cartelle esattoriali e ci sarà il via libera ai pignoramenti per coloro che non hanno saldato il loro debito verso l’Agenzia delle Entrate. O che hanno ricevuto ingiunzioni fiscali emesse dagli enti territoriali (Comuni e Regioni). Secondo le stime ci sono 9 milioni di cartelle esattoriali pronte a partire, anche se scaglionate nei prossimi sei mesi». I pignoramenti dell’Agenzia delle Entrate possono colpire i redditi fino ad un massimo del 20% del loro importo, ma non i beni presenti in un’abitazione se considerati fondamentali per la vita e la dignità delle persone: tavoli e armadi, stoviglie, abiti e biancheria, l’anello nuziale, gli oggetti di culti, gli strumenti e gli oggetti e i libri indispensabili per l’esercizio della professione. Salvi anche gli animali da compagnia ma non quelli «allevati per fini produttivi perché fonte di reddito». Giù le mani da sussidi e pensioni minime.

AIUTI ALLE AZIENDE: LO STATO POTRA’ COPRIRE I COSTI FISSI. LO DICE BRUXELLES
La Commissione europea ha annunciato il prolungamento di tre-sei mesi del regime straordinario relativo alle regole sugli aiuti di Stato. Ne scrive il Sole 24 Ore: «I governi potranno sostenere una parte dei costi fissi di aziende in difficoltà per evitare dolorose ristrutturazioni legate allo shock economico provocato dalla pandemia. L’obiettivo è di permettere allo Stato di coprire il periodo di emergenza. Potranno usare questa misura le imprese che hanno subito un calo del fatturato di almeno il 30% rispetto al 2019. La mano pubblica potrà coprire fino al 90% dei costi fissi di una piccola e media impresa e fino al 70% di una azienda più grande». L’opzione vale solo per le aziende che non erano già in difficoltà alla fine del 2019. L’aiuto finanziaria potrà essere di un massimo di tre milioni di euro per azienda. La misura, che anche in Italia sarà valida fino al 30 giugno, va ad affiancarsi agli aiuti già autorizzati da Bruxelles fino ad oggi. Dei tremila miliardi di euro messi a disposizione dalla Ue, il 52,7% di questi è andato alla Germania, il 15,2% all’Italia e il 14,1% alla Francia.

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