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Home Il dottore in trincea del Circolo “promuove” le aziende: «Decisive per frenare il contagio»

Il dottore in trincea del Circolo “promuove” le aziende: «Decisive per frenare il contagio»

img-20200127-wa0003Non è retorica. L’unico modo per uscirne il prima possibile è quello di prendere tutte le precauzioni immaginabili. Sono le aziende le prime a poterlo fare e, di fatto, a farlo già. La strada per una primavera più serena non può che partire da qui, dalle sentinelle anti Covid: le imprese. Parla Francesco Dentali, direttore del dipartimento di medicina generale dell’Asst Sette Laghi e professore associato di medicina e chirurgia dell’università dell’Insubria.

Il suo novembre è stato un mese in trincea. Definisce l’ospedale di Varese “il più colpito d’Italia”, senza aver torto. Ora i dati sono leggermente in discesa, ma abbassare la guardia sarebbe la fine.
«La differenza – sono le parole del professor Dentali – sta nei comportamenti di tutti. Basta una persona su dieci per rovinare tutto. Non sottovalutate i numeri leggermente in discesa: se un gruppo di persone si incontra fuori dal bar e chiacchiera, gli sforzi sono vanificati. In questo le aziende che ancora stanno lavorando sono decisive per contenere il contagio. Lo dico ancora una volta: ogni dettaglio conta».

Dire “siamo stati attenti” è facile. Meno semplice è assicurarsi che in pausa pranzo i dipendenti non mangino tutti insieme (ovviamente senza mascherina) in luoghi piccoli, chiusi e ristretti. Che nella pausa sigaretta non siano in cinque a chiacchierare. Che non si scambino il panino. Comportamenti consolidati, modi di fare consueti, comuni da sempre. Ma adesso le cose sono cambiate. Le usanze conviviali possono essere fatali anche per i propri parenti. Si ha a che fare con un virus contagiosissimo, che rimane anche sulle dita se ci si dimentica di lavare le mani.

«Stando tutti attenti – prosegue Francesco Dentali – le possibilità di essere colpiti crollerebbero. Pochissime persone si sono infettate in reparto. Il Covid-19 era a casa, in famiglia, quando non venivano prese le precauzioni adatte. Bisogna tenere conto che la carica massima avviene nelle 48 ore precedenti l’arrivo dei sintomi, e in quelle successive». Pertanto la temperatura misurata tutti i giorni non è necessariamente utile: nessun dipendente magari ce l’ha alta, ma magari un paio sono in incubazione e non lo sanno. Sono infettivi e infettanti ma nessuno “li prende sul serio”. Chi sta bene è il vincolo di infezione perfetto. Non c’è altro rimedio se non mascherine, mascherine, mascherine e distanze di sicurezza.

«A Varese – conclude il dottor Dentali – tutti i malati hanno sempre avuto un letto. Siamo l’ospedale più colpito d’Italia. Se abbiamo tenuto botta con 650 letti, con i 600 attuali ce la faremo. Non dobbiamo però dimenticarci che non si parla di numeri, ma di persone. Spero che i comportamenti si mantengano adeguati. Adesso il virus è ancora in giro, tantissimo. Con l’1% di infetti magari non fa danni: ma il 20% di positivi, anche asintomatici, significa che uno su 5 di noi ce l’ha. Quindi non sottovalutiamo i dati in discesa, e portiamo pazienza ancora per qualche settimana».

E soprattutto facciamo la nostra parte. L’ospedale di Varese, ma anche tutti gli altri, hanno bisogno di strumenti per curare ancora meglio i pazienti. Ecografi, ventilatori. Tecnologia per monitorare a distanza, senza che i medici vadano a contatto coi positivi e possano correre rischi. Donare è semplice, e le apparecchiature serviranno anche nei prossimi anni.

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