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Home Imprese nella crisi: cassa Covid e banche sempre più prudenti. Ecco a cosa servono i mediatori creditizi

Imprese nella crisi: cassa Covid e banche sempre più prudenti. Ecco a cosa servono i mediatori creditizi

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#Rassegnastampa

SOSPENSIONE DELL’ATTIVITA’? GLI AMMORTIZZATORI NON SONO GRATUITI
Lo si legge su Italia Oggi: «Nel caso di totale sospensione dell’attività lavorativa, l’accesso agli ammortizzatori sociali Covid-19 non è mai gratuito. Da un lato si azzera il contributo richiesto per i periodi di cassa integrazione fruiti dall’azienda, dall’altro lato permangono alcuni oneri a carico dei datori di lavoro». Eccoli: il Tfr (continua a maturare sulla retribuzione che avrebbe percepito il dipendente), il ticket di licenziamento (costo previsto dall’interruzione di un contratto a tempo indeterminato che darebbe diritto alla NaSpI) e l’anzianità di servizio (non si interrompe durante il periodo ci cassa integrazione).

A CORTO DI LIQUIDITA’? CONTRO LA CRISI, CI SONO I MEDIATORI CREDITIZI
Lo si legge su “La Repubblica”: liquidità contro la crisi da Coronavirus. Banche sempre più prudenti nel concedere prestiti alle imprese meno robuste e, dal 1° gennaio, con bilanci messi alla prova dalle regole più restrittive sulla classificazione dei crediti deteriorati. Inoltre, organici sempre più ridotti e presidi territoriali sempre più deboli portano ad una sempre minore conoscenza delle storie d’impresa. Elemento fondamentale per «evitare di dare finanziamenti sulla base dei soli numeri di bilancio ormai influenzati dalla recessione in corso». Una via d’uscita? I mediatori creditizi, che mettono in contatto l’impresa con la banca.

SEMPRE PIU’ SOLDI IN BANCA: UN’ARMA A DOPPIO TAGLIO
Il Covid-19 spinge i depositi degli italiani: «Nei primi nove mesi dell’anno – scrive il Sole 24 Ore – sia le imprese (+21%) che le famiglie (+3,4%) hanno incrementato le somme sui conti correnti. Soprattutto nelle piccole province». La maggiore crescita si registra a Ragusa (+14,6%), Lucca (+11,8%) e Sassari (+11,7%). Per giacenze medie delle famiglie spiccano Bolzano (26.900 euro), Milano (25.800 euro) e Piacenza (25.700) euro. Ma «tutto questo risparmio può rivelarsi un’arma a doppio taglio in assenza di investimenti e ripresa delle attività produttive e dei consumi».

I BONUS A PIOGGIA DOVE VANNO A FINIRE?
Per la bici ci sono 500 euro ma il sito va in crash; per le vacanze ancora 500 euro ma molti albergatori rifiutano il bonus; per il digitale altri 500 euro, ma 11 milioni di italiani non sono connessi. Scrive il Corriere della Sera: «Il vizio di fondo è quello di dare soldi a tutti con una modalità dove solo i più svelti se ne avvantaggiano» (bonus mobilità). Ma anche quando si evita il “click day”, come accade con il bonus pc e tablet, qualche problema c’è. Anche con i contributi a fondo perduto previsti dai Decreti Ristori: «I rimborsi sono tarati sulle perdite di fatturato tra aprile 2020 e l’anno precedente: un mese in cui i ricavi erano al minimo anche nell’era pre-Covid».

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