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«Non possiamo perdere speranza e fiducia. Imprenditori eroi? Persone oneste, che lavorano»

giorgio-merletti-1188290-610x431«Eroi? Gli imprenditori sono delle persone oneste. Vogliamo lavorare, nel rispetto delle regole, non vogliamo essere aiutati». Così il presidente nazionale di Confartigianato Imprese Giorgio Merletti, alla vigilia della scadenza del suo mandato, sintetizza lo stato d’animo di una categoria nel limbo della crisi causata dall’emergenza Covid.

A Roma da 12 anni (i primi quattro come vicepresidente vicario e poi otto da presidente), attraversando tre grandi crisi economiche, rivela: «Noi artigiani siamo qui, dopo le crisi siamo riusciti a ricreare benessere per le nostre famiglie e le nostre comunità, perché non abbiamo la residenza fiscale in Olanda. Vogliamo ripetere ancora la mattanza di imprese del Nord-Est e i “suicidi di Stato”? E allora, ognuno torni a fare il proprio lavoro con serietà, invece di diffondere il terrore. Serve una risposta forte, ma illuminata. Perché non si può perdere la fiducia». Sulle restrizioni, che penalizzano oltremodo molte categorie dell’artigianato (parrucchieri, gommisti, ecc.), Merletti è chiaro: «Noi non abbiamo mai pensato che non si dovesse lavorare in sicurezza, per noi artigiani il nostro collaboratore è il vero valore. Ma ci sono state categorie davvero bastonate, penso ai parrucchieri e agli estetisti che nel lockdown sono stati i primi a chiudere e gli ultimi a riaprire, nonostante avessero presentato un protocollo ancor più rigoroso di quello poi steso dal governo».

Giorgio Merletti, dal 2012 presidente nazionale di Confartigianato Imprese, organizzazione di rappresentanza di oltre 700mila piccole e medie imprese italiane, presto tornerà a fare l’imprenditore nella sua Arsago Seprio: «Stanco? Un artigiano non è mai stanco, ma come presidente sono stufo – ammette Merletti – due mandati è il giusto, poi basta». Da varesino a Roma confida: «Non mi sono mai dimenticato da dove arrivavo, sono sempre stato un presidente da trincea, mai da salotto. Ed è sul territorio, dove inizia tutto, che si impara e poi si cresce. Partire dal basso è fondamentale, poi là bisogna mantenere il contatto con la realtà, come ho sempre fatto io». Da presidente nazionale degli Artigiani ha visto passare sei presidenti del consiglio e tre grandi crisi, quella del 2008, quella del 2011-2012 e ora quella del Covid. «Quello di presidente è un ruolo di cinghia di trasmissione – sottolinea Merletti – spiegare alla politica è ragionevolmente difficile, ma anche farsi capire».

Ecco perché, alla luce di questa esperienza, alla politica rivolge un messaggio molto chiaro: «I tavoli non servono a nulla se poi non producono niente, e se servono solo a fissare data e ora della riunione successiva. Perdere tempo non è nelle nostre corde. Bisogna alla fine arrivare ad una sintesi, altrimenti chi decide si assuma le sue responsabilità». Dalle crisi la piccola impresa artigiana «ne è uscita perché è cambiata e perché la crisi del 2008, dall’angoscia, ha generato una reazione. Ci ha permesso di guardarci attorno, poi c’è stato Expo con il mondo che è venuto a casa nostra e tante nostre imprese hanno messo fuori il naso. Più che cambiare, hanno continuato a fare le loro cose e a farle bene. Poi il mercato ha sempre ragione e il Made in Italy viene sempre apprezzato».

E Varese è stata apripista da questo punto di vista: «La Confartigianato di Varese sta facendo cose importanti, tra le poche associazioni che ha fatto investimenti significativi, che hanno ritorni. Puntando a far sì che le imprese si evolvano in una certa direzione, mettendo competenze a disposizione delle nostre aziende, come con Faberlab. Ricordo ancora quando Mauro Colombo, allora mio direttore, mi disse che il futuro sta nella qualità dei prodotti e non nella dimensione di impresa».

Ma la crisi attuale è ancora tutta da affrontare: e se nel 2013 a Malpensafiere, all’adunata dei piccoli imprenditori con il ministro Zanonato, Merletti urlò che “non vogliamo che il Gaggiolo diventi la nostra Lampedusa”, oggi ammette di avere «ancora più paura, perché metaforicamente può essere un punto di partenza per i nostri giovani ancor più che in passato. E se, con la crisi demografica attuale, i nostri giovani scappano, è un problema».

A chi governa continua a non mandarle a dire, tanto che, a proposito dell’«apertura di credito dell’Europa all’Italia» sul Recovery Plan, «arrivata non per caso, con tre donne alla guida dell’Europa (Lagarde, von der Leyen e Merkel)», il presidente Merletti rimarca: «Noi di Confartigianato siamo stati i primi a presentare le nostre proposte al Ministero: 44 schede progettuali ben fatte, secondo il modello chiesto dalla UE. L’iter di presentazione del piano, da completare entro il 15 ottobre, avrebbe permesso di avere un anticipo del 10% sui 209 miliardi del Recovery Plan. Ne stanno ancora discutendo, quindi qualche dubbio mi viene...». Insomma, la Confartigianato di Merletti c’è, e ci sarà anche dopo che il presidente cederà il testimone. «Inviterei la politica e chi va nei talk show a pensare che ci sono persone che non possono perdere la speranza, ma peggio ancora la fiducia nel futuro – il suggerimento per questa fase delicata – noi non scappiamo, non abbiamo paura delle sfide».

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