Costruire la crescita sostenibile: da dove si comincia?

L'intervento di Nicola Armaroli, research Director Istituto ISOF-CNR e Alessandro Vezzil, sustainable Strategies and Business Developer in energy transition presso Snam

Crescita sostenibile: la pratica in azienda. Il punto è chiaro: si sente parlare ogni giorno di transizione ecologica ma in pochi ci dicono da che parte dobbiamo iniziare per cambiare i connotati della nostra azienda e avviarla al cambiamento.

Ne abbiamo parlato con Nicola Armaroli, research Director Istituto ISOF-CNR e Alessandro Vezzil, Sustainable Strategies and Business Developer in energy transition presso Snam.

Qui una scheda pratica da studiare e mettere in atto.

La crescita sostenibile

La crescita sostenibile si traduce nell’equilibrio delle tre leve economica, ambientale e sociale: il livello della competitività futura si realizzerà quando l’equilibrio fra i tre fattori verrà raggiunto e quando sarà economicamente accettabile dall’intero sistema.

Investimenti e finanziamenti in capo alle imprese per portare a una innovazione a ridotta intensità di carbonio della propria produzione saranno realizzabili, parimenti, quando saranno finanziariamente sostenibili (modifica dell’orizzonte temporale, da 2-3 anni a 5-7 anni).

La sostenibilità della transizione e il cambio di paradigma

La tecnologia sta accelerando e quello che non era economicamente sostenibile fino a poco tempo fa, ora lo sta diventando. Quello che si chiede alle Pmi è la capacità di cogliere lo sviluppo di queste tecnologie, entrando in una logica circolare, di riuso e riciclo di prodotti, di ricerca di materiali nuovi, di efficienza energetica, di approvvigionamento da fonti rinnovabili, di calcolo e conoscenza dei reali impatti della propria attività.

Si chiede a tutte le aziende un cambio di paradigma del modello di gestione perché questo è ciò che chiederò il mercato. Sta già succedendo in tutti i settori che le grandi aziende coinvolgano la propria supply chain in quest’ottica.

Le competenze per la transizione

La transizione è in atto da tempo ma il sistema accademico e formativo sono in ritardo e alle aziende mancano le competenze: fondamentale aprire un dialogo con scuole, università e provveditorati per manifestare bisogni concreti e attivare percorsi idonei alle esigenze del sistema economico. Non c’è transizione senza formazione.

Costruire la crescita sostenibile: da dove si comincia
  1. Conoscenza del proprio posizionamento e di come si sta muovendo il mercato, peraltro soggetto a modifiche legislative continue.
  2. Comprensione di come si stanno muovendo altre imprese, competitor inclusi, anche quelle che si sono mosse prima e che possono trascinare il mercato.
  3. Attenzione nel cogliere i nuovi mercati di sbocco che si stanno aprendo.
  4. Vigilanza sull’attività legislativa dell’Unione Europea sui temi della sostenibilità: emission trading - allargamento dei soggetti obbligati; Carbon Border Adjustment; Carbon tax. Ci si muove nel sistema costruito dall’Unione Europea che lascia tuttavia agli stati nazionali creare le opportunità perché questa accelerazione sia una delle linee su cui le aziende prendano spunti per spostarsi rispetto al proprio mercato.
  5. Attenzione al Pnrr che sta producendo i decreti attuativi. Le regole sono già chiare: la tassonomia è un concetto sdoganato e sarà uno dei principi cui fare riferimenti, così come il piano d’azione dell’economia circolare e la strategia nazionale dello sviluppo sostenibile.
Obiettivi e criticità: il ruolo dell’Europa

Il piano europeo “Fit for 55” prevede che le emissioni di CO2 debbano calare del 55% entro il 2030 rispetto al 1990. Tuttavia, ad oggi siamo calati del 19%. Per raggiungere i parametri prefissati serve un calo di emissioni di CO2 pari al 40% da qui al 2030. In pratica dovremo correre sette volte più veloci di quanto abbiamo fatto negli ultimi trent’anni.

Lo sforzo maggiore è in capo all’Europa poiché l’attuale CO2 è stata prodotta per l’80% da Europa e Nord America: abbiamo un obbligo etico che tuttavia non ci impedisce di chiedere ai paesi emergenti di emettere meno CO2.

Non abbiamo alternative al piano “Fit for 55”: i danni del cambiamento climatico in termini puramente economici sarebbero peggiori dei costi del taglio delle emissioni.

La spinta della supply chain: come anticiparla

Tutti i settori dell’industria sono caratterizzati da grandi player in transizione, che stanno trasformando il proprio indotto in chiave sostenibile, e stanno chiedendo ai propri fornitori prodotti e servizi a basso impatto. O rendiconti di sostenibilità.

Cosa può fare una Pmi?

  1. Anticipare i propri clienti industriali interessati a raggiungere una qualità socio ambientale maggiore.
  2. Instaurare un commitment verso tutta la propria struttura in una visione che vada al di là degli elementi che caratterizzavano la visione aziendale di un decennio fa.
  3. Capire l’impatto della propria attività e il costo dell’inefficienza, dell’inattività, della non transizione, del non cogliere l’opportunità, ricordando che il costo di ogni chilo di CO2 in atmosfera è un costo che non viene trasformato in valore produttivo.
  4. Cambiare la logica di governo dell’imprese in tutte le sue funzioni.
Cambiare: i passi fondamentali per riconvertire il business
  1. Verificare se il business è destinato ad essere tra quelli che devono cambiare
  2. Inserire adeguate competenze all’interno dell’azienda in grado di sostenere il cambiamento
  3. Analizzare in maniera completa i consumi di energia, compreso il tragitto casa-lavoro dei dipendenti.
  4. Analizzare il ciclo produttivo in ottica circolare: il rifiuto di una azienda può essere utile per un’altra.
Il report di sostenibilità: perché farlo è importante

Partendo dall’assunto della competitività come capacità di calcolare i propri impatti, ridurre i propri consumi e i costi delle proprie inefficienze, è evidente che questa nuova competitività delle imprese deve essere raccontata e certificata dal mercato.

Saper raccontare agli stakeholder e ai mercati gli obiettivi e i progressi raggiunti non solo rende più trasparente la strategia perché ne aumenta la credibilità ma permette agli azionisti e agli stakeholder - tra cui finanziatori e banche - di avere un maggior numero di informazioni utili a valutare la solidità nel tempo della strategia aziendale. Ecco perché le banche hanno inserito i criteri ESG all’interno delle proprie valutazioni del merito creditizio.

Il report di sostenibilità, quindi, è uno strumento che dimostra la solidità della propria strategia nel lungo termine ed esiste anche il modo di renderlo integrato al bilancio.

Prodotto o processo: quale funzione sarà impattata dalla transizione?

La sfida per la transizione ecologica ci porterà a ripensare prodotto e processo, insieme ai modelli di governance. Ci muoviamo in un sistema chiuso, con scarsità di materie prime e di approvvigionamento energetico e sempre maggiore necessità di energia. L’obiettivo da un lato è dunque soddisfare vecchi e nuovi bisogni riducendo il consumo di materie prime, l’elettricità, le inefficienze e gli impatti. Dall’altro una strategia efficace prevede che queste riduzioni si ottengano progressivamente partendo dal concetto di utilizzo di un bene o di un servizio, quindi dalla riprogettazione del layout. L’economia circolare inizia esattamente da un’efficiente ed efficace progettazione del prodotto, che contempla l’analisi di prodotto in tutto il suo ciclo di vita.

 

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