L'impegno per il Pianeta rende facile il credito: nuove opportunità per le Pmi

La sostenibilità delle aziende come indicatore per ottenere finanziamenti

La sostenibilità delle aziende come indicatore per ottenere finanziamenti. Già, perché da quest’anno le aziende che vogliono accedere prestiti e sovvenzioni devono fornire agli istituti di credito dati e documenti relativi al proprio impegno nei confronti del pianeta. Almeno doveva essere così, ma poi gli avvenimenti in Ucraina hanno un po’ sparigliato le carte e adesso sembra che tutto sia congelato.

Ma facciamo un passo indietro. Le banche devono includere un nuovo fattore nelle valutazioni per la concessione di credito alle imprese: l’allineamento delle attività aziendali alla tassonomia UE, che è stata approvata dal Parlamento Europeo nel 2020 e definisce quando un’attività economica può essere considerata “ecosostenibile”. In particolare, gli organismi di vigilanza europei (EBA e BCE) hanno spinto le banche ad adeguare le proprie strategie di business all’obiettivo della neutralità climatica entro il 2050 e, a partire da gennaio 2023, richiederanno loro la comunicazione di un nuovo indice, il Green Asset Ratio (GAR). Si tratta di una percentuale delle attività del portafoglio bancario (inclusi i prestiti e le anticipazioni, i titoli di debito e gli strumenti di capitale) che sono allineate alla tassonomia UE, rispetto al totale delle attività dell’istituto stesso.

Tassonomia europea

«Il suo scopo è quantomai semplice: le banche soggette agli obblighi di divulgazione secondo la Non-Financial Reporting Directive (NFRD), come ad esempio quelle con almeno 500 dipendenti, avranno l’obbligo di rilevare e pubblicare questo indicatore al fine di fornire la proporzione degli asset ‘green’ della banca rispetto ai suoi asset totali, secondo il concetto di ‘eligibility’ ed ‘alignment’ previsti dalla Tassonomia Green Europea», spiega Andrea Bonanni, ESG Data Analyst di Physis Investment, che prosegue: «In questo modo gli stakeholders della banca come clienti, investitori ed istituti di vigilanza avranno modo di comparare facilmente questa misura di sostenibilità di una banca rispetto ad un’altra. La semplicità di questo indicatore comporta in verità una sfida incredibile per le banche che dovranno essere molto attente nel richiedere e raccogliere i dati utili al fine del calcolo del GAR, non dobbiamo inoltre dimenticarci che la Tassonomia Europea è un documento ancora in evoluzione ed in continuo aggiornamento».

Fin dal varo del GAR, imprenditori, industriali e manager hanno mosso alcune perplessità. Temono una stretta creditizia, tanto da chiedere da subito una linea morbida e incentivi per consentire alle imprese di allinearsi ai criteri green europei. Quadro che l’invasione russa dell’Ucraina ha modificato rapidamente. «Personalmente ritengo che dire che il GAR porterà a una stretta creditizia per le imprese è un’affermazione piuttosto forte – afferma Bonanni. Certamente le banche richiederanno in maniera più insistente e dettagliata il cosiddetto ‘use to proceed’ del credito erogato, ossia le imprese dovranno essere in grado di spiegare e dimostrare la finalità del denaro richiesto in prestito».

Certificare la transizione ecologica

Secondo l’analista di Physis Investment questo è il vero cambiamento: «Le imprese devono iniziare a dotarsi di figure esperte, siano esse interne o esterne all’azienda, che aiutino a misurare i loro sforzi ed il loro impegno verso la transizione green, quelle che non ci riusciranno riscontreranno certamente maggiori difficoltà nella concessione del credito nel medio/lungo termine». Ad esempio, il proprietario di un’azienda tessile che decide di installare dei pannelli solari sui tetti dei suoi stabilimenti per far sì che i macchinari vengano alimentati dall’energia solare, alla banca deve documentare la percentuale di impiego del credito e lo scopo del progetto per cui chiede questo prestito. La banca potrà considerare questa percentuale di denaro come idoneo secondo quanto previsto dalla Tassonomia Europea ed includere il prestito all’interno degli asset che andranno ad incrementare il valore in bilancio del GAR per la banca stessa.

Bonanni è convinto che «lo scopo del regolatore sia quello di lasciare un po' di spazio alle banche per assistere i loro clienti nella transizione green, ma non vedrete necessariamente le banche ritirarsi dalle industrie ad alta intensità di carbonio. Non mi stupirei anzi se il GAR portasse le banche a proporre prodotti più interessanti e vantaggiosi per finanziare la transizione energetica delle imprese».

Sostenibilità e finanza

Di contro le imprese non devono stare ferme, ma strutturarsi per venire incontro alle necessità del GAR. «Il CSR Manager diventerà una figura sempre più centrale all’interno dell’organigramma aziendale – afferma Bonanni – Come dimostra il GAR, sostenibilità è finanza non sono più due concetti separati, ma uno influisce sull’altro e viceversa. È quantomai necessaria una rigorosa pianificazione degli investimenti futuri da parte delle aziende per perseguire la transizione green. Se è vero che le energie rinnovabili sono un’opportunità da non lasciarsi scappare, le aziende dovranno sostenere costi sicuramente non trascurabili per la loro implementazione».

Nel frattempo si sono inserite le variabili relative alla guerra in Ucraina «non è solo un dramma a livello umanitario, ma la prima vera ‘crisi’ all’obiettivo Zero Emissioni entro il 2050 dell’European Green Deal», afferma l’analista. Una crisi che si manifesta con l’idea di riaprire le centrali a carbone e, in altri paesi, anche quelle nucleari. «Spero davvero che questa sia solo un’operazione di reazione al fabbisogno energetico e non un vero e proprio passo indietro – afferma Bonanni – Quello che è certo è che il conflitto ha messo in mostra quanto importante sia la transizione green per i Paesi europei, non solo per ridurre le emissioni ma per raggiungere una vera e propria indipendenza energetica».