Rifiuti: D. Lgs. 116/2020. Le richieste di Confartigianato Imprese

 

Le disposizioni sugli adempimenti delle imprese

Confartigianato Imprese è sempre stato particolarmente attento alla questione rifiuti. Infatti, il Decreto legislativo del 3 settembre 2020, n. 116, rappresenta il provvedimento di maggior interesse per le imprese rappresentate dal sistema che, proprio su questo, ha concentrato i suoi interventi.
L’obiettivo era quello di arrivare ad un testo contenente quelle disposizioni in grado di sgravare le imprese da quegli adempimenti che risultano noiosi, fastidiosi e particolarmente complessi.
Da qui sono partite le diverse proposte di emendamento al testo del 116/2020 presso il Ministero dell’Ambiente (in una fase preliminare) e nel corso delle recenti audizioni parlamentari. Le richieste di Confartigianato sono state accolte integralmente.

Qui una sintesi dei risultati ottenuti:

La riscrittura delle norme sul controllo della tracciabilità dei rifiuti, oltre a prevedere l’emanazione di “uno” o “più” decreti attuativi per l’operatività del nuovo Registro prevede anche l’interoperabilità del nuovo sistema con i sistemi gestionali esistenti, sostenibilità di costi per le imprese, gradualità di applicazione e congruo periodo di sperimentazione.

Tali principi devono essere ben evidenziati nella normativa “primaria”, in modo da evitare gli errori commessi in passato con il Sistri e al fine di stabilire condizioni semplici e condivise per lo sviluppo operativo della nuova piattaforma con i successivi decreti attuativi.

In tema di assimilabilità dei rifiuti speciali agli urbani, rispetto al testo iniziale Confartigianato ha ottenuto un riallineamento con quanto contenuto nella Dir. 851/2018/UE: la nuova definizione di rifiuti urbani è tale ai soli fini del calcolo degli obiettivi di riciclo e non per affidarne la privativa ai Comuni.

L’assimilazione di tutti i rifiuti agli “urbani” presente nelle versioni precedenti, oltre a non essere sostenibile per le imprese – che avrebbero avuto ben poche alternative per gestire i rifiuti da attività professionali se non presso il servizio pubblico – avrebbe messo anche in crisi l’attuale sistema di gestione dei rifiuti speciali che, ad oggi, ha raggiunto importanti risultati di recupero e riciclo. Tale misura evita l’assimilazione “ex lege” dei rifiuti professionali agli urbani, ed è in linea con quanto richiesto da Confartigianato nel corso delle audizioni alla Camera e Senato del 19 e 20 maggio scorso.

Le utenze non domestiche, quindi, potranno conferire i propri rifiuti al di fuori del servizio pubblico, previa dimostrazione di averli avviati al recupero, e saranno escluse dalla corresponsione della componente tariffaria rapportata alla quantità di rifiuti conferiti.

Sono state innalzate le soglie quantitative di rifiuti annui per la tenuta dei registri di carico e scarico presso le associazioni di categoria: questo permette alle imprese di avere più margini di gestione senza rischi.

E’ stata inserita, nel Decreto, l’esenzione dal Formulario di trasporto per i rifiuti da manutenzione. Le piccole imprese edili, così, possono gestire in maniera più snella (con semplice Ddt) l’eventuale trasporto dei rifiuti prodotti in cantiere (qualora i limitati quantitativi non giustifichino un deposito temporaneo) presso la propria sede.

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